Il Tirreno

Diario di bordo

Massimo Canino e la traversata da Livorno all’Elba in barca a vela

Massimo Canino e la traversata&nbsp;da Livorno all’Elba in barca a vela<br>

«Abbiamo visto saltare i pesce spada e non abbiamo incrociato rifiuti, poi l’arrivo nell’isola e la scoperta del Seif e del porto rinato»

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Partito da Livorno, sono arrivato all’Elba. Il mare tra il continente e l’isola, e quello che c’è intorno allo “scoglio”, è bellissimo con dei fondali straordinari. Ho, tra l’altro, visto saltare i pesce spada. Questo mi conforta, così come non aver trovato tracce di rifiuti o plastiche galleggianti lungo la traversata. Magari sarò un sognatore, ma mi fa ben sperare: forse qualcosa si sta facendo.

Ho incontrato molte barche a vela. Più a vela che a motore. Anche questo mi conforta e non me ne vogliano i produttori di grandi yacht. Andando col vento la vacanza comincia quando si parte. Non quando si arriva come si fa con le barche a motore. Lo dice un “motorista” pentito. Devo dire che in barca a vela ci si diverte anche di più. Si vive il mare nella sua essenza reale e naturale del termine. In più faccio anche delle considerazioni economiche: si spende meno. Una barca a motore, oltre che inquinare tantissimo, fa spendere tanto gasolio. Faccio un esempio. Qui all’Elba siamo stati ormeggiati affianco a una barca a motore, con due motori da 2mila cavalli ciascuno. Il proprietario mi diceva che consuma 500 litri l’ora. È una fortuna economica e, purtroppo, ha degli scarichi importanti in mare.

La mia prima tappa elbana è stata a tema. A Marciana Marina ho partecipato al Seif-Sea essence international festival, il primo festival internazionale dedicato alla salvaguardia e alla valorizzazione del mare e della sua essenza. Ho incontrato persone straordinarie, come gli organizzatori Fabio Murzi e Norman Larocca della Fondazione Acqua dell’Elba. Una onlus creata da un’azienda nata quasi in sordina, ma che ora è diventata leader. Al di là delle capacità imprenditoriali, quello che colpisce è una sensibilità non comune. Il loro festival è stato un momento importante: si è parlato in termini tangibili di sostenibilità. Sottolineando che bisogna investire in cultura se si vuole abbattere l’inquinamento. Sembra strano ma è cosi: si deve lavorare sull’informazione e, in particolare, sui giovani. Ho conosciuto i bambini e le bambine delle elementari e medie dell’Elba. Sono preparati e sono loro a insegnare qualcosa a noi. Qui si sta facendo un grande lavoro e questo festival è la rappresentazione di quello che una fondazione privata può fare in termini di formazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Spesso le istituzioni non riescono a svolgere un ruolo così attento come è stato il Seif.

Ora invece mi trovo a Marina di Campo. Per percorrere il breve tratto di mare da Marciana Marina, abbiamo sfruttato il più possibile i venti, anche se scarsi. Siamo andati più piano, ma quando si va in barca a vela ci si può divertire guardando il panorama, scattando fotografie, leggendo. Questa sera il Comune di Campo nell’Elba, con il sindaco Davide Montauti e la sua portavoce Michela Gargiulo, organizza una manifestazione che celebra la restituzione alla collettività del porto turistico. Fino a pochi anni fa era alla mercé di chi arrivava. Ora si sta dando un profilo di organizzazione e l’evento di questa sera alle 21,30 lo suggella.

È un porto restituito ai cittadini e ai pescatori. Tra loro c’è un personaggio di origini ponzesi che si chiama Elbano. Un nome scelto dal padre proprio in onore degli abitanti di Marina di Campo che lo avevano accolto. La sua storia è citata nel mio libro, “Frontemare”. Mi ha raccontato che va ancora a pesca nonostante agli 80 anni. Ha anche permesso di salvare una mamma e il figliolo che erano alla mercé del mare su un gommone da un giorno e una notte. Un grande pescatore.

Massimo Canino giornalista e appassionato di barche a vela

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