Lutto
Mare in Toscana, le precipitazioni di maggio e giugno condizionano i dati di Goletta Verde: i punti più inquinati
Su 20 prelievi nei punti sensibili della costa toscana, 16 sono fuori limite. Ma non è solo colpa del meteo: problemi da scarichi abusivi e depurazione
Il cielo ora è soleggiato. Fino a qualche giorno prima però era livido di pioggia. Nelle scorse settimana ne è piovuta tanta, e anche questo è un fattore per spiegare – ma solo in parte – lo stato di salute dei punti critici del mare toscano. Che sono peggiorati rispetto all’anno scorso. Dei 20 campioni esaminati dalla Goletta Verde lungo la costa ben sedici sono risultati fuori dai limiti di legge. Dodici poi sono fortemente inquinati: i campioni superano più del doppio i limiti normativi considerati.
Le criticità maggiori? Nella parte nord, con quasi tutti i siti esaminati inquinati, da Massa a Piombino. Gli strumenti della Goletta Verde di Legambiente sono andati alla ricerca di due batteri – Enterococchi e Escherichia coli – che identificano la contaminazione dovuta agli scarichi urbani. Prima però i volontari di Legambiente hanno scelto i siti da monitorare. Un po’ dall’archivio storico, un po’ grazie alle segnalazioni arrivate dai cittadini. È allora che arriva la Goletta Verde. Quest’anno per tre giorni, dal 19 al 21 giugno, si è spostata lungo la costa toscana: 17 campioni sono stati prelevati nella foce di fiumi o canali, i restanti direttamente sul mare. E l’analisi, dopo qualche giorno, è che appunto l’80% dei campioni risulta oltre i limiti di legge.
«La situazione fotografata – sottolinea Federico Gasperini, direttore di Legambiente Toscana – evidenzia un peggioramento rispetto agli anni scorsi. Certo, questa situazione dipende dal contesto e dal periodo, caratterizzato da tantissime piogge». Questo ha provocato, molto probabilmente, lo scarico diretto nei corsi d’acqua degli scolmatori di piena, senza passare dagli impianti di depurazione. Ma è solo questo? «No. Intanto – prosegue Gasperini – i dati rilevano anche l’inadeguatezza dei depuratori nell’entroterra e sulla costa. Questo è più evidente nella parte settentrionale, dove nei mesi estivi la popolazione aumenta anche del 50%, con la relativa pressione sugli impianti. In Toscana stiamo bene: l’81% degli scarichi sono depurati. Ma soprattutto sulla costa nord andrebbe sviluppato un sistema di monitoraggio per capire come risolvere il problema». Ma insieme alla pressione demografica c’è anche l’altro annoso problema: gli scarichi illegali.
Fatto sta che tre punti sui quattro monitorati a Massa Carrara sono fortemente inquinati. Lo è anche la foce del fosso Fiumetto, a Marina di Pietrasanta, o quella del fiume Arno, a Marina di Pisa, o ancora la foce del canale scolmatore a Calambrone, tra Livorno e Pisa, solo per fare qualche esempio. Sta meglio l’Isola d’Elba: qui l’unico punto fortemente inquinato è quello al Fosso della Madonnina, a Portoferraio (Punta della Rena). Lo stesso nell’area di Grosseto, dove i più inquinati sono alla foce del fiume Gora e del fiume Bruna, rispettivamente a Follonica e a Castiglione della Pescaia.
Il peggioramento lo ha notato anche l’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana. Anche loro hanno fatto i loro campioni e al 19 giugno quelli con valori fuori norma, fa sapere l’ente, erano 38 con 29 aree interessate. L’anno scorso ce ne sono stati 31 sì, ma in tutta la stagione estiva (22 le aree interessate).
«Siamo tra le regioni migliori – sottolinea Marcello Mossa Verre, direttore tecnico di Arpat – eppure quando si verificano le forti piogge improvvise e le bombe d’acqua delle scorse settimane il sistema manifesta tutta la sua fragilità. L’equilibrio è troppo fragile. La situazione va seguita, perché il problema è che ora l’eccezionale sta diventando la norma».
L’effetto delle piogge torrenziali, per quanto riguarda gli inquinanti che arrivano fino al mare, è simile «a quello di un pistone», dice Pietro Rubellini, direttore generale di Arpat: «L’acqua nei fiumi – spiega – ristagna, soprattutto nei lunghi periodi siccitosi. Poi, quando arriva la pioggia, “spara” tutti gli inquinanti e li porta lontano. Il problema è che i cambiamenti climatici sono così repentini che adesso il sistema Terra deve recuperare in pochissimo tempo l’equilibrio perso. Bisogna completare il sistema di depurazione, tarandolo di nuovo sulle nuove esigenze». Questo ovviamente chiama risorse. Quelle sono necessarie. Poi «tradizionalmente – aggiunge Gasperini – si investe di più nel sistema acquedotto rispetto alla fognatura e alla depurazione». Ma il cittadino “normale” che può fare? «È fondamentale – conclude Gasperini – fare attenzione ai consumi: meno acqua si consuma, meno risorsa è da trattare. Ma la criticità va affrontata a livello istituzionale».
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