Il Tirreno

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Guida pratica alla nuova epoca col libro del biologo Nicola Nurra

di Stefano Bramanti
Guida pratica alla nuova epoca col libro del biologo Nicola Nurra

«La plastica sta riscrivendo la nostra storia, ma la scienza ci dice come possiamo limitare i danni: basta volerlo»

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«Ho visto cambiare l’ambiente marino in questi ultimi vent’anni, sotto i miei occhi. E ho raccontato la mia esperienza allargando lo sguardo, parlando di dinamiche più complesse che offrono al lettore un viaggio che attraversa la crisi climatica e l’emergenza che stiamo vivendo». Così Nicola Nurra, docente di biologia marina all’Università di Torino, sintetizza il suo libro “Plasticene – L’epoca che riscrive la nostra storia sulla Terra” (Il saggiatore). Un libro in cui con rigore scientifico analizza l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi marini, terrestri e sulla stessa salute umana, nonché l’emergenza climatica in corso.

Nurra, elbano del 1971, è cresciuto coltivando la grande passione del mare propria di un isolano. È un ambiente che studia fin da quando era adolescente e di cui ha approfondito la conoscenza come sommozzatore e biologo marino. È stato impegnato anche al Cnr, nell’istituto di Scienze marine di Venezia, ed è presidente e fondatore di Pelagosphera, una cooperativa di monitoraggio ambientale attiva dal 2010. Ma alle spalle di “Palasticene” ci sono tante esperienze e ricerche nel blu del mare che lo hanno portato (anche come fotoreporter freelance) in Cina, Ecuador, Irlanda del Nord, Senegal e in Alaska, dove ha osservato dal vivo, sul campo, i fenomeni di global e climate change, oltre il circolo polare artico.

In “Plasticene – L’epoca che riscrive la nostra storia sulla Terra” Nurra ha analizzato l’impatto delle pressioni antropiche sugli ecosistemi marini, terrestri e sulla salute umana, nonché il “dramma” degli squilibri climatici. Nella sua opera di 320 pagine ha lanciato un messaggio di allarme ma anche di speranza all’umanità, invasa per mare e per terra dalla plastica. «Siamo ancora in tempo per rimediare – dice –. Il momento storico che viviamo è dominato dalla plastica, un prodotto che abbandonato in natura crea pericolo per la sopravvivenza di specie animali, piante ed ecosistemi».

Il testo è una narrazione scientifica con sette storie di acqua che trattano tematiche legate alla crisi climatica che fanno riflettere sulla pericolosa trasformazione in atto. «Ho analizzato – prosegue – varie criticità legate all’idrosfera, dalla perdita di biodiversità con il capitolo dedicato alla pinna nobilis (comunemente nota come nacchera, ndr), all’alterazione delle correnti oceaniche con l’esempio della vorrente del Golfo, poi l’assottigliamento delle calotte polari, l’incremento di fenomeni fisici come l’albedo (intensità di radiazione riflessa dalle superfici, ndr) che amplificano il riscaldamento globale, fino a trattare le bioinvasion, il crescente fenomeno che favorisce la presenza di specie esotiche negli ecosistemi marini mediterranee».

Poi il gas serra, che a livello oceanico, attraverso il deadly trio (trio mortale) determina riscaldamento, acidificazione e deossigenazione. Problemi seri, ma non ancora irrimediabili. «Un campanello d’allarme sta suonando da tempo – conclude –. La scienza ha indicato la strada che dobbiamo imboccare per limitare i danni. Possiamo ancora dare risposte, riuscendo a salvare, insieme al pianeta, anche quella bizzarra specie di mammiferi bipedi e onnivori che lo abita da qualche centinaio di migliaia di anni». L’uomo quindi, secondo il docente, può ancora superare i suoi errori secolari: deve agire presto con rigorosa saggezza scientifica.


 

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