Sicurezza
A lezione di vela per l’ambiente
Alessandra Sensini, regina delle onde «A bordo si impara a non impattare»
La palestra perfetta per allenarsi a rispettare l’ambiente marino? La barca a vela. Parola di Alessandra Sensini, leggenda del windsurf italiano. Quattro medaglie conquistate alle Olimpiadi – tra le quali la più preziosa, quella d’oro, a Sydney nel 2000 – e sette medaglie ai Campionati del Mondo, di cui tre d’oro, Sensini, 53 anni, continua a navigare – e a far navigare – gli appassionati di onde e di blu.
Dopo il ritiro dalle gare nel 2012 e l’approdo a una carriera ad altissimi livelli nel Coni (vicepresidente fino allo scorso quadriennio, oggi presidente della Commissione Benemerenze e componente della Commissione nazionale tecnici e nella Federazione Nazionale Vela), l’atleta grossetana ha buttato l’àncora a Marina di Grosseto – patria del surf e del kitesurf, da Fiumara in giù – dove ha aperto una scuola di surf, “Waterworld by Alessandra Sensini”. E da qui fa conoscere il mondo del mare e della vela in tutte le sue discipline. E se, per i più, scivolare tra le onde spinti dal vento è un elettrizzante divertimento, la campionessa invita a riflettere su quanto, nella vela in particolare, si nascondano anche insegnamenti.
Il Tirreno la raggiunge mentre sta andando a Genova per l’arrivo della Ocean Race, che sarà accompagnato da una settimana di eventi, ai quali Sensini parteciperà in qualità di direttrice del settore giovanile della Foil Academy Next Generation, powered by Luna Rossa.
Alessandra Sensini, lei con il mare ha un rapporto quasi simbiotico. Come sta il mare in questo momento?
«Di sicuro i cambiamenti si sono visti. Le nostre coste maremmane sono abbastanza pulite, ma anche noi sentiamo gli effetti dell’innalzamento della temperatura dell’acqua, che sicuramente non fa bene al mare».
Uno dei più grandi nemici è la plastica.
«La misura del problema la si vede soprattutto d’autunno o nelle mezze stagioni quando basta andare sul litorale e si vedono tanti rifiuti spiaggiati. Ovviamente è importante contribuire alla corretta raccolta della plastica, ma il problema purtroppo è generale».
In che senso?
«Tutti noi produciamo una quantità di plastica pazzesca. Occorre dunque che ci sia una regolamentazione a livello mondiale. Perché si può benissimo vivere con meno plastica. E la barca a vela ne è un esempio».
Ci spieghi meglio.
«Io vado in barca da sempre e in barca ti abitui a riciclare tutto e a non usare materiali usa e getta, ma che lavi di volta in volta. È molto istruttivo. Lo stesso vale per l’acqua e l’energia. In barca immagazzini acqua e hai corrente, ma è tutto limitato. Se ti lavi i denti o ti fai la doccia cerchi di consumare il meno possibile. Idem per quel che metti in frigo: tutto è misurato, perché lo spazio è limitato, e non ci sono sprechi. È un sistema che ti aiuta molto a capire come risparmiare».
Nel suo sport, il windsurf, il clima è un elemento sostanziale. Nella sua esperienza diretta lei ha percepito l’impatto dei cambiamenti climatici?
«Sicuramente ce ne sono stati e sono sotto gli occhi di tutti. Le piogge pazzesche di questo maggio, un giugno in cui il caldo inizia adesso, piogge improvvise e forti: sono fenomeni ma c’erano anche in passato, ma in maniera più soft, e sempre alla fine della stagione. È il sintomo che viviamo in una Terra che è stata portata al limite».
La sua ricetta per invertire la rotta?
«La soluzione può arrivare solo tramite politiche a livello mondale. Ma nel frattempo quel che possiamo fare singolarmente è avere a cuore l’ambiente e, ogni giorno, con ogni piccolo gesto, cercare di impattare il meno».
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