Italia
Steve Hackett: «Con Foxtrot rilancio la forza dei Genesis»
Lo storico chitarrista della band presenta il tour in arrivo a Pistoia
Ci sono delle certezze nella carriera di Steve Hackett, il chitarrista dei Genesis dal ’71 (con “Nursery Crime”) al 1977 (alla vigilia del live “Seconds Out”): la prima è che nel calendario di ogni suo tour ci sono delle date in Italia. L’altra è che il suo passato con la band di Peter Gabriel e soci non tramonterà mai.
Così a ogni tour il chitarrista inglese rilegge un album della band e aggiunge brani del proprio ampio repertorio solista.
In questa occasione la scelta è caduta su “Foxtrot” che compie 50 anni ed è uno degli album più significativi della band. Questa rilettura Steve Hackett la proporrà venerdì 7 luglio a Pistoia nell’ambito dello storico festival blues che si svolge in città. Sarà una delle sei date previste in Italia in questo tour mondiale.
Con lui sul palco un gruppo di musicisti di alto livello: alle tastiere ci sarà Roger King, alla batteria, percussioni e voce Craig Blundell, al sax, flauto e percussioni Rob Townsend, al basso e chitarra Jonas Reingold, alla voce Nad Sylvan.
Quanto e in che modo le versioni attuali che suona sono diverse da quelle originali dei Genesis?
«Mantengo vivo lo spirito originale ma ci sono alcune idee che sviluppo e che danno alla musica una dinamica e una strumentazione più ampia come l’uso degli ottoni e dei fiati, così come abbellimenti e improvvisazioni per dare una maggiore energia al brano. Ora ho anche un uso sostenuto della chitarra, che aiuta la musica a volare».
Qual è il segreto della bellezza di Foxtrot, disco che va dalla complessità di “Supper’s Ready” o “Watcher of the Skies” all’essenzialità di “Horizons”?
«Il segreto di Foxtrot è la qualità della scrittura che era molto fantasiosa. L’ampiezza dell’argomento e del suono gli hanno permesso di diventare come un “film per l’orecchio”. Credo che Foxtrot sia stato allora una magnifica conquista per i Genesis. Credo che non ci sia nemmeno una traccia debole nell’album, hanno tutte i loro punti di forza».
Foxtrot è l’album in cui la chitarra ha maggior risalto, dove è più presente?
«La chitarra è presente in tutto l’album, a volte con il suo suono tipico ma altre volte suonando come un sintetizzatore perché non ne possedevamo ancora uno. Di volta in volta, suonava come un clavicembalo, una tromba o una voce soprannaturale. È protagonista in “Can-Utility”, “Horizons” e “Timetable”. Oggi faccio un lungo assolo di chitarra alla fine di Supper’s Ready con molti effetti diversi».
Brevemente qual è stato il processo creativo di “Supper’s Ready”?
«Ho incoraggiato la band a fare un pezzo lungo, che poi è diventato quel brano. Questo ha consentito un lavoro tematico e molte sorprese. C’erano dei pezzi separati che sono stati collegati da sezioni “atmosferiche”. L’inizio e la fine sono stati appositamente scritti per il tema della canzone, con l’idea che tutto torni al punto di partenza».
Quanto è difficile oggi suonare Foxtrot e la musica dei Genesis di quegli anni?
«Abbiamo tutti bisogno di metterci il massimo ingegno perché questa musica, complessa e dettagliata, richiede molta concentrazione durante l’esecuzione. Accettiamo tutti la sfida e ci divertiamo a suonarla, oltre a portarla a un livello virtuosistico superiore».
Quanto la musica dei Genesis influenza ancora oggi quella di Steve Hackett come solista?
«Ci siamo tutti influenzati a vicenda e quell’influenza è continuata fino ad oggi. Seguo ancora l’approccio tra generi che abbiamo avuto insieme, e le forme musicali che abbraccio sono molte e diverse».
Cosa ne pensa dell’evoluzione dei Genesis dopo la sua uscita dalla band? «
«I Genesis sono stati interessanti in tutte le loro incarnazioni, ma per me il momento più intrigante è stato quando stavamo tutti insieme progredendo negli anni ’70 con molte idee musicali affascinanti».
Sta ripercorrendo la sua carriera con i Genesis. Qual è l’album della band che ama di più?
«Quello che preferisco è “Selling England by the Pound” (1973). Sento che ha una grande varietà musicale e mi è piaciuto molto il lavoro con la chitarra che ho fatto per quel disco».
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