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Arte

Nomellini, Viani e Moses Levy: ecco la loro Versilia incantata

di Adolfo Lippi
Nomellini, Viani e Moses Levy: ecco la loro Versilia incantata

A Forte dei Marmi la mostra-evento dedicata ai tre grandi pittori del Novecento. In sessanta dipinti uno spaccato delle atmosfere della capitale delle vacanze

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FORTE DEI MARMI. Una volta quando la Versilia era un angolo di paradiso, tre pittori – Plinio Nomellini, Lorenzo Viani e Moses Levy – la ritrassero con diverse figurazioni e la resero famosa. Adesso, al Fortino di Forte dei Marmi, sessanta e più opere dei tre maestri documentano cos'era quel paesaggio e perché li incantava. La mostra – che ha per titolo Accadde in Versilia ed è curata da Elisabetta Matteucci, Francesca Panconi e Claudia Fulgheri – è visitabile da adesso e fino al 5 novembre, allestita dalla Società delle Arti che fu del mitico Giuliano Matteucci.

E questa mostra è davvero un evento: si incontra un Nomellini che stanco di pittura "fotografata" dagli accademici dell'Ottocento, reinventò lo sguardo ai cieli e alla terra con segni simbolici e magistrali accumulazioni di colori sventrati dalla luce. Si incontrano opere di Lorenzo Viani davvero nuove perché narrano di feste e matrimoni (oltre ai soliti vàgeri disperati) raccontate con tempere celestine e rosate. Si incontrano quadri di Moses Levy che sono le migliori cartoline pubblicitarie della balneazione che esplose in Italia a partire dai primi del Novecento.

Nomellini era livornese, cresciuto alla scuola di Giovanni Fattori in Firenze. Poi si stabilì a Lido di Camaiore, dopo una lunga frequentazione nel club di Bohème con Puccini a Torre del Lago. In quegli anni i suoi compagni di viaggio artistico, i fratelli Tommasi, Pagni, Fanelli, Gambogi, tutti raccolti alla corte del grandissimo Giacomo, pitturavano en plein air, ripetendo la natura attorno al Massaciuccoli com'era e come la vedevano. Nomellini andò oltre. Infiammato dalle musiche magistrali di derivazione nordica, incuriosito dalle suggestioni liberty (era amico di Galileo Chini), inventò cieli oscuri e magnetici, campagne tratteggiate e spaccate da cento illuminazioni, arabescò i ritratti (straordinari quello della ballerina Isadora Duncan, quello della figliastra di Puccini, Fosca Gemignani), innestando nella visione tutto un immaginario che avrebbe appassionato i suoi frequentatori: da D'Annunzio a Pascoli, da Mascagni a Primo Conti.

Di Lorenzo Viani, viareggino di sangue, vi sono in questa mostra lavori che non si vedevano da tempo immemorabile. Viani pittore di prorompente efficacia ed espressione, lo si dovrebbe mostrare a Parigi, a Londra. La sua grandezza cresce nel tempo, è il Goya italiano, per la sua ardente adesione sociale. I vàgeri, marinai diseredati della darsena viareggina, hanno tanta parte nella sua produzione. Ma qui al Forte, di Viani si fanno vedere altre cose, quadri emozionanti di vita locale, dalle passeggiate ai festini. Viani, che fu amico di Margherita Sarfatti, la musa ispiratrice di Mussolini ma anche di Sironi e Boccioni, con lei partecipò ad una importante mostra al Kursaal. Non era quindi solo e soltanto "orso" polemico ed anarchico, sapeva cogliere anche i sentimenti vitali come nei quadri e nei disegni dei bambini delle scuole di Montecatini dove sua moglie insegnava.

Eppoi c'è Moses Levy, ebreo tunisino, che frequentò ed amò la Viareggio mondanissima delle spiagge e dei lungomare. Interi saloni del Fortino sono a lui dedicati e vi prorompe una Versilia accecata di sole, strabiliata da fanciulle rosolate sul bagnasciuga in costumi brillanti, una riviera che dopo gli anni delle scoperte paesaggistiche dei primi visitatori ottocenteschi, si apprestava a divenire industria delle vacanze. Moses ha quel tocco cosmopolita che riporta alla Costa Azzurra e a Marcel Proust. Dipinge una generazione vogliosa di vita, non a caso narrata da Susanna Agnelli in “Vestivamo alla marinara" per il Forte, e lo fa con cromatismi stupefacenti. Nulla si fa mancare, dai gialli assoluti agli azzurri sentimentali ai rossi fiammeggianti. I suoi quadri sono la migliore testimonianza di quanto può essere magica la vacanza al mare.

Nomellini, Viani, Levy, diversissimi nelle creazioni, sodali nell'amore alla natura del loro tempo, sono da considerarsi, a livello nazionale, tra i principali interpreti del Novecento che, grazie ai macchiaioli toscani della scuola di Fattori, seppero abbandonare la rigidità fotografica dell'accademia, e iniziare quel cammino che avrebbe portato alla modernità. Coi suoi trionfi e le sue miserie commerciali e scandalistiche.




 

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