Il Tirreno

La Toscana da scoprire

Memoria miniera

di Stefano Adami
Il pozzo Camorra dove avvenne l'esplosione che uccise 43 minatori
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Il pozzo Camorra dove avvenne l'esplosione che uccise 43 minatori

Il 4 maggio 1954 il tragico incidente di Ribolla un simbolo europeo delle vittime sul lavoro

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Il posto dove andare il 4 di maggio in Toscana è, necessariamente, sempre Ribolla, in provincia di Grosseto.

Perché a Ribolla il 4 di maggio del 1954 ci fu un devastante incidente nella miniera locale. Che poi, secondo molti, incidente non fu.

Bisogna andare dunque lì, per ricordare quel terribile avvenimento, e per mostrare alle vittime il profondo rispetto che meritano. Perché quel tragico giorno pagarono con la vita il loro crudele posto di lavoro, lasciando per sempre da soli mogli, figli, parenti.

Il cammino per Ribolla può essere accompagnato da alcune imprescindibili guide. Una è il libro “I minatori della Maremma”, che un giovane Luciano Bianciardi, ai tempi direttore della Biblioteca Comunale di Grosseto, aveva pubblicato pochi anni prima insieme a Carlo Cassola. E quel libro superava in modo per certi versi geniale i confini dell’analisi economica e sociale, raccontando le vite e le varie esperienze dei minatori che i due scrittori avevano incontrato e intervistato.

L’altra guida è di certo “La vita agra”, che sempre Bianciardi pubblicò nel 1962. Perché nei primi capitoli viene raccontato fin nei più minuti dettagli sia l’ambiente del paese minerario di Ribolla, sia tutti gli eventi del caso. Che, appunto, Bianciardi si rifiuta di chiamare incidente, ipotizzando invece che sia stato voluto proprio dalla direzione stessa delle miniere gestite dalla Montecatini, in modo da poterle chiudere, quelle miniere, visto che ormai i loro costi di esercizio erano in perdita netta.

Il viaggiatore inquieto può attraversare oggi il paese, osservare i vari pozzi delle miniere, ascoltare le voci che raccontano nel vento quei terribili destini.

L’ipotesi che allora fece Bianciardi probabilmente era fondata, visto che in quei primi anni Cinquanta, in Europa, c’erano altri luoghi dove i materiali si estraevano praticamente a costo zero.

E poi pochi anni dopo Ribolla, successe un altro incidente molto simile. Anch’esso quasi voluto, per risolvere il problema di estrazioni minerarie troppo costose. Fu l’incidente di Marcinelle, in Belgio, che colpì profondamente la comunità italiana in quel paese.

Il dolore, a Ribolla, è ancora palpabile. Tanto è vero che – come racconta all’epoca il grande latinista Luca Canali nella sua bella autobiografia – a ricordare le vittime fu inviato da Roma niente meno che Di Vittorio, perché, essendo di profonda origine operaia, era l’unica voce politica che i minatori avrebbero accettato.

Adesso, a Ribolla, c’è silenzio. Come ci fu silenzio proprio dopo il discorso di Di Vittorio. E dopo quel discorso, Bianciardi scrisse di non riuscire a credere che fosse tutto finito. Che non ci fosse più niente da fare. No, per Luciano forse era rimasto qualcosa da fare. Trasferirsi a Milano, portare la battaglia più in là. Più avanti.

Ma quando a Milano racconta che vorrebbe scrivere un articolo sui fatti di Ribolla gli dicono di no. Che è passato ormai troppo tempo, che la gente non è più interessata. Che ci vorrebbe, semmai un’altra notizia che richiama la cosa.

E invece quei fatti sono eterni. Universali. Come lo sono i fatti di miniera che un altro grande scrittore come Archibald Joseph Cronin aveva messo in altri due grandi capolavori, “La cittadella” e “E le stelle stanno a guardare”.

Camminando per Ribolla, l’inquieto viaggiatore sente che la vita di questi anni è, per certi versi, molto lontana da quegli anni e quelle esperienze di miniera. Per questo esistono i musei della miniera, che ce ne vogliono dare un’idea.

Eppure, le ultime battaglie dei lavoratori delle miniere non sono poi tanto lontane. Basta ricordare l’impegno che mise la Thatcher nel cancellare le realtà minerarie nel Regno Unito, all’inizio degli anni Ottanta. E basta ricordare gli ultimi poli minerari italiani, sempre chiusi in quel decennio.

Ma Ribolla, in questa giornata, è uno dei luoghi più importanti della Toscana. Per non dire d’Europa. Perché in esso si ricorda una certa fine dell’umanità, l’alta espressione di un estremo sacrificio. Perché non si può morire di lavoro, come succede, purtroppo, ancora oggi. Perché lo scrittore che da Ribolla cerco di portare quella tragedia a Milano ne fu poi travolto egli stesso. Perché questa natura silente e forte qui indica che la vita migliore è di certo ancora possibile.

 

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