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La Barbie? È sempre più inclusiva, ora ha anche la sindrome di Down

La Barbie? È sempre più inclusiva, ora ha anche la sindrome di Down

«Incoraggiamo i bimbi a giocare con bambole che non assomigliano a loro»

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ROMA. Dopo la Barbie sulla sedia a rotelle, quella con le protesi e quella con l'apparecchio acustico, Mattel introduce sul mercato una bambola con i tratti somatici tipici della sindrome di Down. L'obiettivo, spiega l'azienda californiana che ha “cresciuto” milioni di bambine, è «insegnare la comprensione e creare un maggiore senso di empatia, portando a un mondo più accogliente».

La nuova Barbie - realizzata in collaborazione con la National Down Syndrome Society degli Stati Uniti - indossa un abito decorato con farfalle e fiori di colori giallo e blu, i colori simbolo della consapevolezza sulla sindrome. Al collo porta una collana rosa con tre punte che rappresentano il 21esimo cromosoma, quello responsabile di questa condizione. «In quanto linea di bambole più diversificata sul mercato, Barbie svolge un ruolo importante nelle prime esperienze di un bambino e ci dedichiamo a fare la nostra parte per contrastare lo stigma sociale attraverso il gioco», ha spiegato Lisa McKnight di Barbie & Bambole, Mattel. «Il nostro obiettivo - ha sottolineato - è consentire a tutti i bambini di vedersi in Barbie, incoraggiandoli anche a giocare con bambole che non assomigliano a loro».

Entusiasta la reazione delle famiglie. «La Barbie con sindrome di Down è un passo significativo per la cultura della diversità. La rappresentazione conta. Per un bambino con disabilità così, come per quelli di etnia diversa, è importante vedersi finalmente rappresentati, potersi riconoscere in una bambola così come raccontati in un film o in una pubblicità. Immaginate come si sono sentiti fino ad oggi a vedere bambole che assomigliavano a tutti tranne che a se stessi», commenta e Martina Fuga, vice presidente del Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down. «Da mamma posso raccontare la mia esperienza quando mia figlia aveva un anno lessi di un'azienda di giocattoli spagnola che aveva prodotto una bambola con sindrome di Down. La comprai subito senza avere le idee chiarissime se quel giocattolo potesse avere un valore per mia figlia. Oggi posso dire che servì a mia figlia a riconoscersi, servì nella narrazione della disabilità di Emma con i suoi fratelli, servì con gli amichetti e le amichette».

Insomma, l’accoglienza della nuova Barbie si preannuncia più che positiva.

L’evoluzione: con la protesi, con la vitiligine o senza capelli

Senza capelli
Se una bambina, per qualunque motivo, sta subendo la perdita dei capelli, può sentirsi rappresentata nella sua bambola preferita.

Con una protesi
Nel 2019, Barbie ha introdotto dolls che riflettono disabilità permanenti, inclusa una bambola con un arto artificiale, grazie alla collaborazione Jordan Reeves, una dodicenne che ha come missione l’ideazione di soluzioni creative che aiutino i bambini affetti da disabilità, così da creare un’esperienza di gioco che sia il più rappresentativa possibile.

Con l’apparecchio acustico
Tra le Barbie con disabilità permanente c’è anche quella con apparecchi acustici retroauricolari.

Con la vitiligine
La bambola con vitiligine permette ai bambini di immaginare ancora più storie e scenari sul mondo che li circonda. Per realizzare questa doll, Mattel ha lavorato con un dermatologo per assicurarsi che la vitiligine venisse riprodotta in modo accurato. Un prototipo di questa doll ha debuttato sull’account Instagram di Barbie nel 2019, diventando il post più apprezzato di sempre.

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