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Bagni di Londra, Ouida, Byron, Shelley: quanti inglesi illustri in Lucchesia. Dove c’è un cimitero tutto per loro

di Stefano Adami
Bagni di Londra, Ouida, Byron, Shelley: quanti inglesi illustri in Lucchesia. Dove c’è un cimitero tutto per loro

Nell’Ottocento Bagni di Lucca era meta di scrittori e viaggiatori d’Oltremanica. Ne restano vestigia e segni

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Il viaggiatore inquieto giunge nell’abitato di Bagni di Lucca per scoprire molteplici segreti. Uno è certo legato alle sue meravigliose acque termali. Acque che regalano a questa cittadina, situata nel cuore della valle del fiume Lima, incredibili proprietà curative ed equilibratrici. Ma un altro dei suoi inattesi segreti è certo il cimitero inglese.

Fin dall’epoca rinascimentale, infatti, Bagni di Lucca era meta di molti viaggiatori che vi giungevano da ogni parte d’Europa, Inghilterra compresa. Quei viaggiatori cercavano, naturalmente, serenità, e la possibilità di inventare un’altra vita. Già agli inizi del 1800 la comunità inglese dei Bagni era così nota e numerosa, da poter ottenere da Carlo Ludovico di Borbone il privilegio di costruirsi una chiesa ed un cimitero protestante. Pochi anni dopo, quindi, il cimitero fu edificato, in un luogo noto tra i cittadini con il coerente toponimo di Prato Santo, e inaugurato.

Tra le varie persone che vi riposano, una delle più famose è certo la scrittrice Ouida. Nata in Inghilterra, infatti, da padre francese, per la precisione a Bury St. Edmunds, il primo gennaio del 1839, con il nome di Marie Louise de la Rameè, la scrittrice si trasferisce appena diciottenne a Londra.

È a quell’età che debutta anche come narratrice, scegliendo come pseudonimo quello di Ouida, che è, secondo lei, una deformazione infantile del suo nome proprio Louise. Ben presto, Ouida comincia a viaggiare in lungo e in largo in Europa, decidendo poi di stabilirsi, nel 1874, in Italia. E’ convinta infatti di avervi trovato finalmente il paese della verità e della poesia. In quei suoi primi anni italiani, soggiorna a lungo a Scandicci. In Toscana, Ouida finisce per pubblicare circa una quarantina di romanzi, tutti testimonianza della vita e delle avventure di una poetessa inglese all’estero. Sono almeno da ricordare opere davvero peculiari come, per esempio, “Il cane delle Fiandre”, curioso e attualissimo romanzo il cui protagonista è proprio un cane, ed il volume apparentemente naturalista “In Maremma”, del 1882. Durante i suoi pellegrinaggi toscani, Ouida rimane particolarmente colpita dal monumento funebre di Ilaria del Carretto, meravigliosa opera di Jacopo della Quercia, che si trova nella Cattedrale di Lucca.

La poetessa britannica lascia scritta infatti un’appassionata descrizione dell’opera, di cui esalta la delicatezza nel riprendere il volto e la figura di Ilaria, con la poesia particolare che vede la vivacissima immagine del cagnolino ai piedi della giovane scomparsa. Al contempo, Ouida lascia anche scritto di volere – quando sarà morta – un monumento funebre ispirato al capolavoro di Lucca. E infatti, quando muore, nel 1908, a Viareggio, Ouida sarà trasportata – secondo i suoi voleri – proprio all’interno del cimitero inglese di Bagni di Lucca, ed ospitata in un monumento funebre edificato seguendo il modello di Jacopo. Come il cimitero non cattolico di Roma, a cui Pasolini dedicò uno dei suoi poemi più belli, il cimitero britannico dei Bagni ricorda la presenza nell’antico borgo di molte figure importanti, come, tra le tante, Rose Cleveland, sorella del presidente degli Stati Uniti Stephen G. Cleveland, e l’entomologo irlandese Alexander H. Haliday.

Ma moltissime sono le grandi figure di artisti britannici che passarono per questo abitato. A metà del 1500, infatti, una nobile famiglia locale, i Bonvisi di Lucca, si fece costruire un’ampia villa presso la sede delle Terme del borgo. Trecento anni dopo, la villa fu acquistata da un inglese, un tale John Webb, che vi ha ospitato più volte George Gordon, Lord Byron, insieme al suo medico e segretario privato John Polidori, accompagnati anche dal grande poeta Percy B. Shelley e da sua moglie Mary, futura autrice di “Frankenstein”. Anzi, secondo una tradizione che viene ancor oggi ricordata a Bagni di Lucca, sembra che proprio durante una delle sue permanenze nel borgo, la giovanissima Mary sia venuta a conoscenza della storia che ispirerà la sua costruzione della figura del dottor Frankenstein. È proprio qui, infatti, che Mary avrebbe sentito parlare dello scienziato Giovanni Aldini, che a lungo studiò, tra 1700 ed ‘800, l’uso dell’elettricità sui cadaveri per riportarli alla vita.

Quella di Aldini è ancor oggi una leggenda nera, come quella di Erasmus Darwin, che affermò addirittura di aver ricreato proprio in quel modo la vita. Dunque, visitare Bagni di Lucca significa oggi discendere alle origini dell’esistenza stessa, e poi potersi bagnare più volte nelle miracolose acque locali.


 

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