Proteste
Astronave d’arte
Il Centro Pecci di Prato è uno scrigno di tesori e fa della città una capitale del contemporaneo
Una delle cose più importanti che il viaggiatore innamorato della Toscana segreta, che in queste righe raccontiamo, impara riguardo alla città di Prato, appena vi giunge, è che spesso il nome della città non viene comunemente pronunciato in questo modo. Anzi, più volte infatti capiterà all’incuriosito viaggiatore di sentirlo pronunciare per le strade e le piazze della città come Plato, con la elle. A parte gli scherzi, tra le varie cose infatti Prato è anche universalmente nota per la sua vasta ed operosa comunità orientale, che ha dato vita ad una interessantissima e vitale esperienza di multiculturalismo toscano.
Prato è dunque un incrocio di destini e culture, un luogo di molteplici percorsi intrecciati. Con i suoi circa duecentomila abitanti, inoltre, la città è la seconda per grandezza nell’ambito della regione, dopo Firenze. Dopo lo sfolgorio medievale e rinascimentale dello scrigno artistico fiorentino, inoltre, questa città rischia di risuonare, agli occhi di chi l’attraversa, in un tono minore. Ma non va guardata così. Prato infatti è innanzitutto una città che va capita, che va ascoltata secondo la musica dei suoi propri nuovi linguaggi. È una città dai mille volti. È prima di tutto la città dello sperimentale, del contemporaneo, come insegna il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”.
Già la città etrusca aveva il suo fulcro economico nella filatura e nella tessitura, due forme di produzione che saranno poi per sempre iscritte nel dna pratese, fino ad oggi. È proprio da quel dna, infatti, che nasce poi la Prato industriale moderna e contemporanea. Già le realtà produttive ed artistiche della Prato etrusca erano aperte verso la diffusione più ampia all’esterno. Come altri abitati etruschi toscani, anche quello pratese subì la conquista romana, e si vide trasformato in realtà di grande produzione agricola. Nel 1100, Prato divenne finalmente un libero comune. Nasceva allora quella cultura civile moderna che può considerarsi alla base della grande vitalità socioeconomica e culturale pratese. L’industria della lana, già retaggio etrusco, diventa ora una vera e propria specializzazione, ed anche una vera e propria forma d’arte. Il tessile diventa stile, moda, cultura. In età contemporanea, nei nostri anni, Prato si reinventerà poi completamente, come città del presente e, soprattutto, del futuro.
In questi anni la città è infatti nota come la Manchester italiana, e vede una delle sue anime più importanti incarnarsi nel grande Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci”. La stessa sede dell’edificio ricorda una misteriosa astronave che viaggi per le onde dell’universo, ed ospita una infinita serie di sale espositive dedicate alla ricerca artistica contemporanea. Fondato nel 1985, ed inaugurato tre anni dopo, il Pecci prosegue idealmente lo slancio verso il futuro che la città ha avuto fin dalla sua nascita. Il centro, infatti, è anche una sede didattica, dedicata alle scuole, di riflessione ed approfondimento continuo e di dialogo pubblico sulla creatività contemporanea di livello mondiale. Nascono così i discorsi d’arte, gli Art Talk che si tengono a scadenze fisse presso le varie sale del Centro.
Molte sale sono dedicate inoltre agli artisti più interessanti attivi sulle scene dei vari paesi europei e non. Figure che vengono via via invitate a presentare personalmente i propri percorsi artistici di ricerca. Questa attività d’incontro, dunque, rappresenta una rara opportunità per l’Italia di ascoltare le voci artistiche contemporanee più rilevanti. Altri spazi espositivi del Centro sono dedicati alla ricerca espressiva nel campo del cinema e delle più diverse arti plastiche e visuali, come per esempio anche alla land art, che è sempre più in crescita nella Toscana di oggi, ed alla body art.
Il vero spirito di Prato, dunque, come il viaggiatore sente profondamente ora osservando l’edificio e i suoi molteplici spazi, è proprio qui. Come lo si ritrova anche nel grande centro teatrale contemporaneo del Fabbricone. Le grandi aree del Fabbricone, infatti, proprio come il Pecci, sono dedicate alle più innovative creazioni teatrali e visive che sono delle vere e proprie esperienze esistenziali nell’ambito della creatività contemporanea internazionale.
All’incantato viaggiatore non resta quindi che salire di nuovo su queste astronavi dei due grandi centri delle Arti visive contemporanee, per attraversare finalmente in serenità i più profondi e risonanti destini umani del futuro.
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