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Nel regno di Ghino di Tacco: a spasso nel borgo di Radicofani gioiello medievale sulla via Francigena

di Stefano Adami
Nel regno di Ghino di Tacco: a spasso nel borgo di Radicofani gioiello medievale sulla via Francigena

Uno dei motivi per cui Radicofani naviga ancor oggi tra i colori fantastici della storia e della leggenda, è certo la presenza nel borgo del misterioso brigante trecentesco Ghino di Tacco

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Radicofani è uno dei piccoli borghi che furono edificati in antico lungo una via altamente frequentata e di grande fascino come la via Francigena. L’antico borgo è sorvegliato dalla sua bella Rocca, che si eleva su una pianta ben squadrata e con un mastio possente al suo centro. L’edificio militare risale almeno all’800 dopo Cristo, ma è stato più volte rimaneggiato nel corso del secolo passato. Oggi la fortezza ospita il cosiddetto Museo del Cassero. È il museo del comune, che raccoglie, nei suoi tre piani d’esposizione, numerosi oggetti relativi proprio alla Rocca stessa ed alla storia della città. Vi si può vedere dunque tutto ciò che rimane della Radicofani etrusca, fino agli oggetti che mostrano l’evoluzione della comunità nel tardo medioevo.

Radicofani è a guardia anche di un territorio ricchissimo di aree verdi, come il Bosco Isabella che, già dal nome, sembra uscito da un racconto di Italo Calvino. L’abitato mostra anche al visitatore curioso numerose strutture religiose, fra le quali una delle più interessanti è la Pieve di San Pietro. Interessante già per la sua facciata duecentesca che appare allo sguardo nella sua strana mancanza di simmetria, e con i suoi molteplici colori di pietra. La pieve è impreziosita anche dalla presenza di alcune terracotte della scuola dei della Robbia, e anche notevoli statue, come una Madonna col Bambino lignea prodotta probabilmente da Francesco di Valdambrino, artista senese attivissimo in queste zone tra la fine del 300 e l’inizio del 400. Bellissima è anche un’intensa Crocefissione con la Maddalena e Santi custodita sempre nel cuore della pieve.

Uno dei motivi per cui Radicofani naviga ancor oggi tra i colori fantastici della storia e della leggenda, è certo la presenza nel borgo del misterioso brigante trecentesco Ghino di Tacco. Secondo i documenti, infatti, il leggendario Ghino, nato da famiglia ghibellina nel piccolo borgo di la Fratta, s’era dato, ad un certo punto, alla vita del brigante, assieme al padre ed allo zio. Lo stesso Boccaccio ce lo descrive nel suo Decamerone mentre, rifugiatosi nella potente Rocca di Radicofani, pianifica e mette in opera a scopo di estorsione il rapimento dell’abate di Cluny. Ma nella descrizione del grande novelliere toscano, alla fin fine Ghino non è così crudele come rapitore. È, in realtà, un brigante gentile e dal cuore tenero. Lo è a tal punto che l’abate di Cluny durante la sua permanenza sotto il controllo di Ghino viene addirittura guarito da un suo non meglio descritto “male dello stomaco”. Dante invece non è così cortese nel descrivere Ghino: nei versi del VI canto del Purgatorio, infatti, il brigante di Radicofani emerge come un brutale assassino. La figura dipinta in chiaroscuro di questa sorta di Innominato medievale è stata particolarmente nota negli anni ’80 dello scorso secolo per motivi strettamente legati alla polemica politica del Belpaese. In quegli anni, infatti, il direttore di Repubblica Eugenio Scalfari soprannominò in una serie di suoi articoli ‘Ghino di Tacco’ che il segretario dell’allora Psi, Bettino Craxi.

Nella visione di Scalfari, infatti, Craxi sembrava esercitare una rendita di posizione nel gioco politico italiano, simile a quella che Ghino esercitava sulla via Francigena a partire dalla sua occhiutissima Rocca di Radicofani. Strano a pensarci oggi, in qualche modo l’analogia piacque allo stesso Craxi, che, da quel momento in poi, prese a firmare tutti i suoi articoli su l’Avanti, il quotidiano del Psi, proprio con lo pseudonimo Ghino di Tacco. Anzi, pare addirittura che in quel periodo Craxi ne abbia scritto una biografia. Che anni, che a riguardarli oggi, proprio per storie curiose come questa, sembrano così lontani, ed allo stesso tempo così vicini. Di Ghino ci sono rimaste poche immagini, ma una tra queste è particolarmente interessante, e ci mostra il brigante entro un tondo in cui ha la barba incolta, ed il capo coperto, incorniciato dal suo nome. Al contrario del brigante della leggenda, e della sua possibile cortesia, la storia del moderno Ghino, di Craxi, come racconta il film Hammamet, finì in modo più amaro.

Per il viandante è particolarmente consigliato visitare i tesori di Radicofani durante la settimana santa, quando il borgo è abitato da una serie di particolari processioni legate alla celebrazioni religiose. Nel mese di agosto si svolge invece un grande festival dedicato ai ‘giorni di Ghino’. L’estate in queste zone è particolarmente ricca di eventi, da varie feste degli antichi mestieri, che si svolgono in giugno, ai riti di un palio che si tiene nei giorni di settembre.
 

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