Il Tirreno

La Toscana da scoprire

Nella Rocca con Ariosto: a Castelnuovo Garfagnana sulle tracce del poeta che qui fu amministratore

di Stefano Adami
Nella Rocca con Ariosto: a Castelnuovo Garfagnana sulle tracce del poeta che qui fu amministratore

L’edificio e la torre che dominano il borgo riflettono ancora le fantasie e le intuizioni che sono alla base dell’Orlando Furioso

4 MINUTI DI LETTURA





Il luogo da visitare in questo lungo e colorato percorso nella Toscana meno nota è, questa volta, un piccolo, alato regno della fantasia. Si tratta infatti della Rocca Ariostesca che domina il cuore del bel borgo di Castelnuovo Garfagnana.

La Rocca fu costruita nell’undicesimo secolo nel luogo in cui esistevano già da tempo le fondamenta di un edificio militare. In quel periodo, la Rocca aveva le classiche forme di una imponente struttura militare, con delle mura spesse che garantivano una lunga resistenza agli attacchi nemici. Nel corso di tutto il Duecento, e anche nel Trecento, il grande edificio fu più volte rimaneggiato, per diventare in tutto e per tutto l’estremo presidio a difesa del borgo di Castelnuovo. La ricostruzione più importante che l’edificio conobbe in quegli anni, è certo quella voluta dal noto condottiero e uomo politico Castruccio Castracani. Si tratta della ricostruzione che portò poi ad elevare la torre centrale della Rocca, che diventò poi la Torre dell’Orologio. In quel modo la Torre diventò dunque l’alta struttura che tutti i cittadini guardavano, per seguire i segni che dividevano le varie fasi della giornata. Dalla Torre stessa, invece, si poteva dominare proprio l’intero territorio del borgo, e seguire tutto ciò che vi succedeva.

La Torre, in questo modo, unisce la concretezza del governo militare al suo lieve sollevarsi dalle mura spesse, come si solleva un sogno fantastico dalla memoria degli atti quotidiani, o un animale alato da un bosco che siamo usi attraversare. Ma il momento più importante della sua storia, e quello più coerente al suo originale misto di realtà e fantasia, è quello che dà il nome alla Rocca stessa. Si tratta degli anni che vanno dal 1522 al 1525 quando l’abitato di Castelnuovo e tutto il suo territorio in Garfagnana è ormai caduto sotto il potere degli Este di Ferrara. Seguendo una suggestione particolare, non rara nella storia delle città d’Italia, gli Este mandarono a governare quel possedimento non un uomo d’arme, né un amministratore di professione, ma una personalità che, almeno sulla carta, poco aveva a che fare con quel tipo di cure. Gli Este scelsero infatti d’inviare nella Rocca come governatore niente meno che un grande poeta: Ludovico Ariosto.

Nato a Reggio Emilia nel 1474, Ariosto giunge al castello quando è già noto nel mondo delle lettere europee come autore di ingegnose e divertentissime satire, che raccontano il suo mondo e gli universi dell’epoca. Nello stesso tempo, Ariosto era già stato lungamente attivo come diplomatico al servizio di tutta la famiglia degli Este. Ha già compiuto delle importanti missioni diplomatiche a Roma, conosce bene gli ambienti pontifici, ed è molto ben conosciuto in essi. È già stato in missione politica anche a Firenze. Ed è del 1510 il famoso ritratto che Tiziano Vecellio avrebbe fatto di lui, che oggi si trova alla National Gallery di Londra.

In quel ritratto, l’uomo che potrebbe essere Ariosto appare spavaldo, preso di tre quarti, vestito riccamente, colto nell’atto di guardare verso l’osservatore con tutta la brillantezza del suo genio negli occhi. È proprio quello l’uomo che ora vediamo attraversare con lentezza le grandi stanze della Rocca a lui dedicata, mentre si reca ad accogliere un visitatore, o ad osservare il paesaggio dalle finestre, o magari ancora a scrutare con maggior attenzione tutti i possedimenti che deve governare dai grandi spalti della Torre sospesa.

Quando arriva a Castelnuovo, d’altra parte, Ariosto ha da poco concluso la prima edizione del grande lavoro della sua vita, quell’Orlando Furioso che è stato, ed è tuttora, così importante nella cultura d’Europa. Il grande poeta aveva portato con sé a Castelnuovo tutte le profonde invenzioni che aveva visto con gli occhi della sua fantasia, e che aveva cercato di dipingere al meglio nel suo poema. La Rocca dev’essere stata arredata nei suoi interni in un modo che sicuramente seguiva le invenzioni del poeta. Oggi purtroppo delle ricchezze degli interni del grande edificio ben poco è rimasto. Gran parte degli interni è destinata a museo.

Il viaggiatore odierno, però, dopo aver attraversato tutte le stanze della Rocca, può riuscire nel cuore di Castelnuovo Garfagnana, per perdersi ancora tra vie ed angoli tipici dell’antico borgo, che sembra uscire davvero da una pagina del grande poeta.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web