Gioco
Ecco i Maneskin dell’età adulta. “Rush”, la via italiana al rock
Il disco esce venerdì: curato, solido e vario è stato registrato a Los Angeles
MILANO. Registrato a Los Angeles (ma anche Tokio e Italia) venerdì esce “Rush!” il terzo album dei Maneskin, disponibile in diversi supporti fisici (Cd e vinili colorati), in digitale e streaming. Molte cose sono cambiate per la band dall’uscita del loro ultimo album (“Teatro d’Ira - vol.1” del 2021). In un anno hanno visto crescere la loro popolarità e credibilità a livello planetario conquistando palchi prestigiosi come mai nessun’altra rock band nostrana ha fatto. Da quel secondo posto a X Factor del 2017 ai sold out in giro per il mondo di note ne sono passate, tra le quali quelle di “Zitti e Buoni” con cui hanno fatto il bis Sanremo-Eurovision nel 2021. Una crescita costante che ha portato loro tanto pubblico quanto (tutte italiane) critiche. “Rush” arriva preceduto dai fortunati singoli: “Mammamia”, “Supermodel”, “The Loneliest” e l’ultimo “Gossip” con la chitarra di Tom Morello (dei Rage Against The Machine che li visti live e si è offerto per una collaborazione. Così le cronache). Registrato tutti insieme prevalentemente in una villa a Los Angeles, “Rush!” è composto da 17 tracce (inclusi i singoli) di cui quattro in italiano e che saranno presenti nella track list mondiale. Il terzo album per la band romana pone un sigillo di maturità sulla loro produzione in studio. È un disco compatto dal punto di vista sonoro pur nella sua varietà stilistica. S’intrecciano ballate rock, potenti rock song, qualche spruzzo di pop, e un tuffo nel punk inglese dei primi ’80 (con “Kool Kids”, tra le cose migliori dell’album). In genere si trovano parecchi riferimenti al classic rock (anni 70/80) in un cocktail in cui l’ingrediente pop è diminuito. Dietro “Rush!” c’è un lavoro di produzione che ha dato un’impronta a tutto l’album che va in una direzione più precisa e curata rispetto a quanto sentito sinora. C’è una minor furia, le canzoni sono più “costruite”, in senso meno istintivo. Le quattro individualità emergono e crescono. David diventa meno ruvido, Victoria porta il suo basso in una direzione che non è solo quella ritmica e si prende notevoli spazi, giocandoseli con la chitarra che è ben in primo piano. A tutto poi si aggiunge la batteria che in un curato mixaggio ha un ruolo importante anche perché tante sono le aperture ritmiche. Dal punto di vista lirico le canzoni in inglese sono più “anglosassoni” nella struttura e forza dei testi, molto “rock” e quindi a volte stereotipati sul modello. Discorso a parte “Gasoline”, una chiara invettiva contro Putin pur senza nominarlo e la sua guerra di aggressione e che ben si presta per i live. Quelli in italiano sono più personali, intimi, quasi autorali. Colpisce il brano intitolato “Mark Chapman”, l’assassino di John Lennon, in cui Damiano e soci si scagliano contro i fans ossessivi, gli stalker. Di sicuro “Rush!” è un lavoro dal sapore internazionale, che guarda oltre il mercato italiano. Anche la scelta dei brani nella nostra lingua è pensata per l’estero, è la sfida dei Maneskin nel costruire un rock con la lingua italiana.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
