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Toiano, silenzio e storia: quando il borgo pisano (ora disabitato) era un potente castello

di Stefano Adami
Toiano, silenzio e storia: quando il borgo pisano (ora disabitato) era un potente castello

Oggi dell’antico castello resta ancora visibile la struttura ed il ponte levatoio attraverso il quale vi si accedeva

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Fra le infinite realtà toscane che si aprono inattese allo sguardo e alla fantasia, ci sono i molti piccoli borghi che restano ormai poco abitati, o addirittura totalmente abbandonati. Sono piccoli borghi che ancora risuonano delle molte generazioni e delle molte esistenze che li hanno creati e abitati, finché possibile. Uno di questi piccoli borghi, ormai del tutto disabitato e sempre più in abbandono, è il minuscolo abitato di Toiano.

È un piccolo borgo che si trova nel territorio di Pisa, stretto tra due torrenti dai nomi fiabeschi, il Chiecinella ed il Roglio. Le documentazioni storiche ci raccontano come il piccolo abitato di Toiano sia stato già edificato nell’Alto Medioevo, intorno ad un castello dallo stesso nome, che era sicuramente il cuore della vita economica del borgo. Oggi dell’antico castello resta ancora visibile la struttura ed il ponte levatoio attraverso il quale vi si accedeva. All’epoca della sua fondazione, il castello ed il borgo di Toiano erano inizialmente sotto il potere lucchese, per passare sotto la potestà fiorentina a metà del ’300. Si racconta infatti che in quegli anni, un capace uomo d’arme dai trascorsi quasi mitologici come Rodolfo II da Varano cinse di lungo assedio il borgo, per conquistarlo finalmente nel nome di Firenze. Come pegno di quella sua azione militare, il condottiero si impadronì di una delle campane della rocca del borgo, e la inviò a Firenze, dove ancora si troverebbe, all’interno di Palazzo Vecchio.

Il viaggiatore che oggi attraversa il borgo si può perdere tra le sue vie ed i suoi angoli silenziosi, che ancora sembrano risuonare qua e là dei clamori degli scontri militari fra gli eserciti di Pisa, Lucca e Firenze che si contendevano l’abitato. Ed è davvero strano pensare quanto fosse importante in quei secoli un borgo che oggi appare agli occhi dell’osservatore così piccolo ed apparentemente ininfluente. Il viaggiatore può poi ammirare ancora una piccola chiesa sconsacrata, costruita nell’XI secolo e dedicata a San Giovanni Battista. Dai suggestivi bordi del paese è poi possibile ammirare la bella campagna che dà su meravigliosi scorci del territorio di Volterra, specie quelli che mostrano le famose balze ed i calanchi di sabbia di quel territorio.

Dopo aver attraversato tutto il borgo, alla ricerca del mormorare del suo profondo passato, il viaggiatore può poi attraversare il vicino abitato di Legoli. Si tratta di un altro piccolo borgo nato anche questo intorno al cuore di un castello. Ma in questo caso il borgo di Legoli è davvero una meraviglia unica e inattesa, visto che cela al suo interno un luogo eccezionale come la Cappella di Santa Caterina. Si tratta infatti di una piccola cappella alla quale il viaggiatore accede come si accede a tante piccole pievi apparentemente anonime degli infiniti borghi d’Italia. Ma qual è la meraviglia dell’osservatore nello scoprire che all’interno di questa sacra struttura si può ammirare uno splendido tabernacolo monumentale di Benozzo Gozzoli. Si tratta infatti di un capolavoro realizzato dal grande maestro toscano tra il 1479 e il 1480, negli anni in cui Benozzo si era rifugiato a Toiano e nei territori vicini, per sfuggire alla peste che aveva colpito la città di Pisa, in cui egli risiedeva. Ospitato in quei piccoli borghi, Benozzo ingannava il tempo dipingendo. Nel cuore di quegli abitati in tutto e per tutto medioevali, il grande pittore portò invece la sua grande ricerca formale e coloristica che sapeva già di Rinascimento. Il tabernacolo è infatti davvero suggestivo, e regala al viaggiatore la possibilità di attraversarlo con lo sguardo in tutti i suoi dettagli, perdendosi tra indimenticabili forme e colori. Il cuore palpitante dell’opera è certo la bella crocefissione che Benozzo ha dipinto con grande attenzione al dettato evangelico, ponendo ai lati del Cristo la Madonna, San Francesco e San Domenico, ed un Evangelista. Completano la delicata composizione due angeli lievi, che sembrano quasi attendere l’assunzione di Cristo in cielo.

La contemplazione di questo inatteso capolavoro di Benozzo Gozzoli sembra quasi promettere al viaggiatore la dimenticanza di sé, e la scoperta di una dimensione profonda, oltreumana, di questi percorsi che la Toscana ancora oggi regala. Lasciare la cappella, e ritornare nell’abitato, riporta poi l’osservatore al quotidiano pulsare delle radici antiche del territorio, che fioriscono ancora oggi.
 

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