Il Tirreno

Non solo Avatar 2, Fabelmans è un sogno e Fairytale è geniale

di Fabio Canessa
Non solo Avatar 2, Fabelmans è un sogno e Fairytale è geniale

Il film delle feste: piace il Gatto con gli Stivali. Bocciati il francese Masquerade e “Monica”

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Per l’appuntamento con le Feste di Natale, da sempre il periodo più ricco per gli incassi, la distribuzione fa piovere nelle sale film per tutti i gusti: grandi kolossal e chicche per cinefili, cartoni animati e commedie italiane, storie d’amore e thriller spettacolari. La parte del leone la farà Avatar: al ritmo di un milione al giorno potrebbe diventare uno dei film più visti della storia del cinema. Ma c’è spazio anche per il nuovo capolavoro di Spielberg e per la videoarte sperimentale di Sokurov.

AVATAR 2

di James Cameron con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver (Usa). Il sequel più atteso del decennio non ha la potenza trascinante del primo film, rischia di sembrare spesso un Superquark fantasy in salsa new age, ma conserva una qualità spettacolare così alta da stupirci e incantarci per gran parte delle tre ore e un quarto di durata. James Cameron si conferma maestro del cinema virtuale e digitale del Duemila: imbastisce alla meglio soggetto e sceneggiatura su un canovaccio avventuroso tradizionale, trascura progressione narrativa e approfondimenti psicologici per puntare tutto su un’abilità stratosferica nell’uso della più sofisticata tecnologia, intercettando così i gusti dei giovani, abituati alle immagini accattivanti e al flusso indistinto delle emozioni, ma disabituati ai plot articolati. Ecologia, natura e famiglia (allargata e multiculturale) sono i valori del kolossal più in sintonia coi nostri tempi. Voto: 7,5

THE FABELMANS

di Steven Spielberg con Michelle Williams, Paul Dano, Seth Rogen (Usa). Uno Spielberg autobiografico racconta la sua adolescenza e la vocazione per la regia. La confessione di questioni privatissime si intreccia con la riflessione sulla potenza del linguaggio cinematografico: attraverso l’innocente ripresa di un campeggio familiare, il giovane Steven scopre che la mamma è l’amante del migliore amico del padre, mentre girare un film a scuola si rivelerà l’arma migliore per liberarsi dal bullismo e dall’antisemitismo subiti. Opera di impeccabile fattura e di emozionante sincerità, fonde la tradizione classica del cinema americano sulla famiglia e l’apologo intelligente sui meccanismi psicologici dell’arte visiva. Scritto, diretto, fotografato, musicato e interpretato alla perfezione, raggiunge il vertice del gaudio cinefilo nella sequenza finale, con un formidabile David Lynch nel ruolo di John Ford. Voto: 9.

GATTO CON GLI STIVALI 2

di Joel Crawford (Usa). I gatti hanno nove vite, ma quello con gli stivali è già morto otto volte, per cui gliene rimane solo una. In una foresta è caduta una stella che esaudisce i desideri e potrebbe consentirgli di recuperare tutte le vite. La Dreamworks si presenta all’appuntamento natalizio con un sequel dello spin off di "Shrek", segno che le idee non abbondano neppure nella major d’animazione più creativa dopo la Disney. Si tratta comunque di un prodotto riuscito, ben curato, scritto e animato con alta professionalità, che divertirà grandi e piccini secondo un canovaccio avventuroso certamente non originale ma di sicura presa. La morale è degna di Seneca: di vita ne basta una, purché sia ben impiegata. Peccato che molti buffi personaggi di contorno siano poco sfruttati e che alcune idee felici abbiano una realizzazione inferiore alle potenzialità. Voto: 6,5.

FAIRYTALE

di Aleksandr Sokurov (Russia). L’idea è geniale: Hitler, Mussolini, Stalin e Churchill vagano (sdoppiati e triplicati) in un aldilà con le scenografie di Piranesi e Dorè borbottando frasi sconnesse delle loro vite, aspettando che si apra la porta di Dio che non li ha ancora giudicati. Del resto anche Napoleone si trova nei paraggi e perfino Gesù, in attesa che venga il suo turno. Dal grande portone kafkiano si intravede ogni tanto un dannato michelangiolesco. Tutto questo realizzato da una animazione sperimentale che utilizza i veri personaggi storici, scontornati digitalmente dai filmati d’archivio e fatti interagire tra loro in una dimensione ipnotica e fantasmatica che non ha uguali a nostra memoria. Mentre le masse dei morti e i cadaveri dei soldati uccisi in guerra lanciano maledizioni alle ombre di questi potenti, spesso colti in espressioni inedite e rivelatrici delle loro personalità disturbate. Più che un film, sembra un’installazione di video arte da Biennale di Venezia, ma il risultato è unico. Voto: 7,5

MASQUERADE

di Nicolas Bedos con Pierre Niney, Isabelle Adjani, François Cluzet (Francia). Passo falso di uno dei registi più bravi e intelligenti del cinema francese: quel Bedos, autore dell’ottimo "La belle epoque", abile nell’abbinare il tema della passione d’amore alle strategie che scambiano il vero col falso. Stavolta un’attrice al tramonto e un attempato riccone cadono ai piedi di un gigolò e di una scaltra seduttrice che vogliono spennarli per poi fuggire insieme a godersi i quattrini. Purtroppo niente funziona in questo ibrido tra commedia brillante, thriller e apologo morale con donne manipolatrici e uomini tonti: da qualsiasi verso lo si prenda, lo spettacolo non funziona e il film gira a vuoto tra gli sbadigli dello spettatore. Colpa di un soggetto pretenzioso, di una sceneggiatura confusa e di una durata eccessiva (due ore e mezza senza ritmo). Tra i pochi pregi, l’ambientazione sulla Costa Azzurra e la prova della rivelazione Marine Vecht. Voto: 4.

STRANGE WORLD

di Don Hall (Usa). Entrerà nella storia del cinema e del costume come il primo cartoon Disney che ha per protagonista un ragazzino gay e che promuove esplicitamente un credo ecologista e pacifista. Tematiche sacrosante, quelle dell’ambientalismo e dell’inclusione, ma in questo caso, meccaniche e gratuite, rischiano di appannare la strepitosa inventiva visionaria con la quale è stato concepito il mondo incantato del sottosuolo: un labirinto abitato da creature fantastiche strutturate da forme composite derivate dall’arte e dalla letteratura fanta-horror del Novecento. Ad affrontare la spericolata avventura ci sono tre generazioni: il nonno esploratore, il figlio agricoltore e il nipote gay ambientalista pacifista. Solo armonizzando i contrasti tra loro, la famiglia potrà essere vincente. La colonna sonora italiana ha una canzone non memorabile di Michele Bravi. Voto: 6,5.

MONICA

di Andrea Pallaoro con Trace Lysette, Patricia Clarkson, Emily Browning (Italia). Il regista Pallaoro, a cui non interessa raccontare una storia ma sondare l’anima della protagonista, pretende troppo dall’espressività di Trace Lysette e dalla pazienza degli spettatori. Difficile essere partecipe dei rovelli di Monica, transessuale tornata a casa dalla madre morente dopo aver lasciato da tempo la famiglia che non aveva accettato la sua scelta, se si affida la scarna sceneggiatura ai silenzi e alle inquadrature strette sul volto di personaggi non scritti. Come si dice in questi casi, non concedendo niente agli spettatori, che infatti rischiano di annoiarsi: era meglio concedere loro qualcosa, in modo da coinvolgerli. Niente da rimproverare agli attori che fanno del loro meglio per dare una psicologia a ruoli mancanti di ogni caratterizzazione narrativa. Un film ambizioso, destinato a incassi magrissimi. Voto: 4,5. 

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