Il Tirreno

La Toscana da scoprire

Il borgo chiamato presepe

di Stefano Adami
Il borgo chiamato presepe

Batignano e la tradizione del Natale, viaggio nelle installazioni “artistiche”

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Nel periodo di Natale e Capodanno e dei primi del nuovo anno un posto da visitare è certo l’antico borgo di Batignano, per i bei presepi che gli abitanti vi allestiscono. Gli allestimenti riprendono la tradizione tutta italiana dei presepi artistici, tradizione che ha visto, nel corso dei secoli, anche artisti di grande fama ed abilita’ misurarsi con la ricostruzione e la ricreazione della nascita di Gesù.

I presepi sono ricostruiti in tutti gli angoli del paese, e il cammino del viaggiatore da presepe a presepe e’ allietato anche da una serie di eventi che accompagnano il percorso. La storia ci racconta come il borgo di Batignano sia stato fondato in origine intorno ad un castello che controllava la via che univa Grosseto a Siena. Poco dopo la fondazione, il borgo divenne feudo degli Aldobrandeschi, per poi passare sotto il dominio di Siena e, infine, di quello dei Granduchi di Toscana.

Il viaggiatore oggi può seguire i resti dell’antica cinta muraria, con torri e porte che regolavano l’accesso all’abitato, e un bel loggiato a tre arcate che si trova proprio all’entrata del borgo. Il loggiato era stato certo costruito con materiali presi da altre costruzioni piu’ antiche, come testimoniano i capitelli delle colonne. All’osservazione, infatti, i capitelli, in tutte le loro forme, si mostrano subito di età romana. Il borgo è piccolo, ma accoglie con grande dolcezza i visitatori, e regala a chi lo osserva numerosi angoli affascinanti da cui guardare alle soffici colline che lo affiancano.

Una delle strutture più affascinanti da osservare dal borgo è il Convento di Santa Croce, un grande edificio antico che si sviluppa intorno ad una chiesa e ad un corpo maggiore che è quello del monastero vero e proprio. Molto interessante è poi la storia dell’edificio. Negli anni ’20 del 1600, infatti, era morto a Batignano padre Giovanni Nicolucci, un religioso che faceva parte della congregazione dei Frati scalzi di Sant’Agostino.

Originario delle Marche, dopo gli studi di teologia padre Giovanni aveva scelto la vita dell’eremita penitente, e si era spostato verso la Toscana meridionale per dedicarsi anche alla predicazione ed alle conversioni. Alla fine del ‘500, padre Giovanni si era stabilito sulle colline della Maremma, in particolare presso l’abitato di Tirli. Nel 1580 l’abitato era stato completamento distrutto, pare, da un manipolo di pirati turchi, e i pochi sopravvissuti stavano cercando di ricostruirlo. Padre Giovanni decise dunque di vivere con loro, per aiutarli e confortarli con la forza della fede. Verso il 1620, poi, ormai anziano (stava per compiere 70 anni) e malato, padre Giovanni si sposto’ a Batignano. Fu qui che, nell’estate del 1621, l’anziano padre trovò la morte, mentre era ancora assorto nella contemplazione della Madonna. La leggenda racconta che, anche per lungo tempo dopo la sua tumulazione, le spoglie di Giovanni restarono incorrotte, e non mostrarono alcun segno di macerazione, nemmeno all’olfatto. Un processo canonico si era aperto nel frattempo in Vaticano, per riconoscere la santità del venerabile padre. Alcune reliquie erano state infatti raccolte dal suo corpo, una certa quantità del suo sangue, e parti del suo intestino e del suo cuore. Secondo alcune voci il suo sangue ritornava liquido e fresco in certi periodi dell’anno, ed alcuni miracoli erano stati compiuti nel nome di Giovanni. Il padre cosi’, alla fine, fu beatificato. Nella prima metà del seicento, poi, la Granduchessa Maria Cristina di Lorena, grande devota di padre Giovanni, volle far costruire a Batignano un grande convento dedicato proprio al beato padre. Nasce così il Convento di Santa Croce, che si sviluppa intorno ad un grande chiostro le cui pareti sono arricchite da tempere che raccontano proprio la vita del Beato. Con l’arrivo di Napoleone in Italia, però, il Convento fu soppresso e divenne una vetreria, gestita da un responsabile francese. Durante la seconda guerra mondiale, un gruppo di sfollati vi trovò stabile riparo. Negli anni ’60 dello scorso secolo, il noto arredatore e costumista inglese Adam Pollock lo acquistò per allestire nei vari spazi della struttura, ogni estate, un famoso evento internazionale di Opera Lirica. Agli inizi degli anni Duemila, però, Pollock decise di tornare a Londra. Adesso il convento è l’atelier della nota scultrice inglese Emily Young. E tutte queste storie sono narrate al viaggiatore dai particolari, raffinati presepi di Batignano.


 

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