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L’evento

Sim Sala Bim, c’è Silvan sul palco nello show della scuola dei maghi

di Gabriele Rizza
Sim Sala Bim, c’è Silvan sul palco nello show della scuola dei maghi

Il 28 a Firenze. «Faccio cultura giocata e la vecchiaia per me non esiste»

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Per Silvan, in sessanta anni di carriera, è la prima volta a Firenze. L’appuntamento è per il 28 dicembre alle 21 al Tuscany Hall, ospite d’onore della manifestazione Magic Florence, ideata da Mattia Boschi nel nome di Ranieri Bustelli, l’inventore della “Casa Magica”, che prima e dopo la guerra è stata una vera scuola per maghi, illusionisti e prestigiatori (fra cui lo stesso Silvan) che qui venivano da tutta Europa per incontrarsi e scambiarsi idee, progetti, segreti professionali. Silvan, al secolo Aldo Savoldello, 85 anni, può essere considerato uno dei più importanti prestigiatori del Novecento, e a Firenze si esibirà insieme a molti altri maghi. Biglietti in prevendita da 23 a 34 euro.

Silvan, come sarà questa serata a Firenze?

«A contatto diretto col pubblico. Chiamato ogni volta a partecipare e a dare il suo contributo. Sarà una esibizione intima e minimalista, niente armadi, casse, macchine, effetti speciali. Sarà una magia privata. Ma non mancano spettacolari illusioni, manipolazioni ed esaltanti esperienze di mentalismo».

Come nasce Silvan?

«La chiave di tutto è il gioco. Il gioco dell’illusione e della finzione. Anche per il mio nome. Fu Silvana Pampanini a regalarmelo in diretta televisiva ospite di Enzo Tortora: vedrai ti porterà fortuna mi disse. E Silvan fu».

La sua è una vita che sembra il sogno di un sogno. Diventare mago fu una vocazione o un fatto occasionale?

«Avevo 7 anni quando vidi per la prima volta un prestigiatore esibirsi. Fu allora che presi la decisione: da grande avrei fatto il mago. Ho sempre privilegiato la teatralità rispetto alla credibilità. In teatro la finzione diviene realtà agli occhi di un pubblico sognante. Dispongo di un arsenale di 150 grandi illusioni e migliaia di altre esperienze di ogni disciplina o genere di manipolazione. Posseggo una biblioteca di oltre tremila volumi sull’argomento, senza contare una collezione di carte da gioco sterminata. Per questo per me la vecchiaia non esiste».

Ma qual è il segreto nelle sue esibizioni? Il vero segreto?

«Saper creare l’atmosfera giusta in cui il gioco deve avvenire. Non svelare mai il trucco. Non ripetere mai un numero davanti allo stesso pubblico. Ho sempre sostenuto i valori della cultura come antidoto contro gli inganni della superstizione. Se mettiamo insieme queste parole, si crea qualcosa che potremmo chiamare gioco culturale, o cultura giocata: un orizzonte di senso che forse ci aiuterebbe a contrastare questi tempi mesti e incattiviti».

Si dice che sia “magico” tutto ciò che ha la capacità di sorprenderci, di portarci oltre la soglia. Dove vede oggi tracce del “meraviglioso”?

«La magia come la intendono molti non esiste, È un termine utilizzato a sproposito. La magia vera è un’altra. È la vita che è dentro di noi. Magia sono i nostri figli, il computer, la televisione, il cellulare, tutto ciò a cui non sappiamo trovare una risposta razionale».

L’arte di Silvan si è trasformata con il passare del tempo?

«La percezione della magia intesa come arte teatrale non è cambiata. La magia è un’arte antica. È piuttosto lo stupore dello spettatore che si rinnova. Le esperienze magiche hanno subito dei cambiamenti ma l’illusione si regge anche su reminiscenze del passato. Ho presentato centinaia di esperienze magiche, senza mai cambiare il mio modo di essere. Ma anche se volessi non potrei perché non è molto distante da quello che sono realmente nella vita».
 

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