Il Tirreno

La Toscana da scoprire

Quella spada nella roccia: a Montesiepi si respira il mistero di Artù

di Stefano Adami
Quella spada nella roccia: a Montesiepi si respira il mistero di Artù

ll manufatto che rimanda al ciclo della Tavola rotonda è una delle grandi attrazioni della zona delle Colline Metallifere

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Il cuore è particolarmente inquieto in questi nostri giorni, per questo i nostri itinerari in una Toscana da scoprire vanno alla ricerca di spazi e storie che possano donare quiete al viaggiatore e riavvicinarlo alla radice più vera dell’umano. E dunque questa volta sostiamo presso la fascinosa Spada nella roccia, attendendo che ciò che incontriamo ci interroghi e che risponda ai nostri interrogativi.

L’eremo, la spada, la roccia

Nell’eremo di Montesiepi, vicino all’Abbazia di San Galgano, si trova infatti uno spazio particolarmente interessante. Si tratta della Rotonda di Montesiepi, che è parte dell’omonimo complesso religioso. In quella rotonda si trova una grande roccia, in cui è infissa quasi fino all’elsa una spada. La spada sembra entrare dentro la roccia come nel corpo di un terribile animale di leggenda, di un drago o di chissà quale altro essere mitologico. L’impugnatura della spada finisce con una forma rotonda, a medaglione. Mentre l’elsa è rovesciata, e punta proprio ancora verso la roccia. Da dove viene questa spada? E come è finita incastrata nel cuore della strana pietra? Chi è stato l’artefice di questa unione tra la spada e la roccia?

Un mistero del XIII secolo

All’inizio, proprio pensando alla famosa leggenda della spada nella roccia legata alla storia di Re Artù, chi si pose queste domande circa l’origine e la natura della spada della Rotonda di Montesiepi ipotizzò che lo strano oggetto fosse un falso realizzato in qualche modo in età moderna. Ma poi ricerche con metodi scientifici, relative in particolar modo alla lama e alle altre parti della spada, abbiano potuto stabilire che il manufatto sia databile intorno al XIII secolo. Le ricerche hanno indicato anche che nel tempo la lama è stata spezzata, forse nel tentativo di estrarla dalla roccia, e che è stata poi risistemata nella sua posizione. Non ci sono invece indicazioni su chi, come e perché abbia infisso la lama nella roccia, se non appunto quelle della leggenda arturiana. Secondo la quale, appunto, la spada era stata magicamente piantata nella roccia in attesa del ragazzo che sarebbe stato in grado di estrarla, grazie al suo cuore puro e al suo coraggio. La spada era stata quindi infissa nella roccia in attesa del giovane Artù, per rivelarlo ai suoi contemporanei, perché sorgesse finalmente un cavaliere capace di costruire un regno giusto e di difendere il suo popolo. È con quella spada, e proprio da essa, che nasce l’intero ciclo della leggenda di Re Artù.

La leggenda di Artù

Per questo osservare la spada è oggi così particolarmente significativo. Perché il ciclo arturiano nel medioevo ha significato innanzitutto la ricerca del cavaliere puro che fosse in grado di condurre la sua vita, e poi il suo popolo, verso il sentiero del vero e del giusto. Perché la leggenda del cavaliere che, armato della sua spada e del suo animo, affronta ogni pericolo, rimanda alla ricerca dell’uomo che uccide la parte animale che è dentro di sé, tutto ciò che è oscuro e negativo.

Aggirandoci nella Rotonda di Montesiepi viene quasi naturale chiedersi a cosa pensano le persone che osservano la spada e che le girano intorno. Chissà per esempio se una persona particolarmente legata ai cicli narrativi medioevali sui cavalieri e al ciclo arturiano, come Italo Calvino, sia mai venuto qui, alla Rotonda, a vedere questa spada? Lo scrittore non lo racconta mai, eppure possiamo immaginare che sia potuto passare da queste parti a guardare la spada, e la roccia, alla ricerca di quel ciclo di storie che lo legavano profondamente all’Orlando Furioso.

E per tetto il cielo

Dopo aver osservato la spada, il viaggiatore può poi visitare la vicina, affascinante, Abbazia di San Galgano. Si tratta di un bell’edificio religioso costruito a partire dal 1185. In quell’anno, infatti, il vescovo di Volterra volle far edificare in questa zona un vero e proprio monastero dedicato a San Galgano, santo che era morto da poco, giunto alla santità dopo una giovinezza dissipata. L’edificio è veramente meraviglioso e ricco di angoli lungo i quali sostare. Una delle cose più rimarchevoli dell’abbazia è che non ha tetto, il suo tetto è il cielo. Secondo la leggenda, infatti, nel 1500 l’abate responsabile dell’abbazia era così pieno di debiti che, per ripagarli, dovette vendere il tetto di piombo dell’intero edificio.


 

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