Il Tirreno

Il luogo del cuore

Torniamo bambini nel fiabesco Parco di Pinocchio

di Stefano Adami
Una panoramica del Parco di Pinocchio a Collodi
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Una panoramica del Parco di Pinocchio a Collodi

Un viaggio sognante fra tante opere realizzate da grandi artisti e architetti nel borgo di Collodi

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Uno degli approdi ideali dei percorsi in questi luoghi del cuore e dello spirito che andiamo realizzando in Toscana, è certo il fiabesco, sognante Parco d’arte dedicato a Pinocchio, che si trova, naturalmente, a Collodi, frazione del comune di Pescia.

Tutto cominciò nel 1953

Il Parco nacque nel 1953, e sta quindi per compiere i suoi 70 anni di vita. In quell’anno, per celebrare il settantesimo della pubblicazione del libro di Carlo Lorenzini, l’allora sindaco Rolando Anzilotti ebbe un’idea affascinante. Quella di promuovere un concorso nazionale, aperto ad artisti ed architetti, per la realizzazione di monumenti ispirati alla fiaba creata dallo scrittore toscano. Il concorso ebbe un grandissimo seguito. Arrivarono infatti a Collodi ben 165 progetti, tra i quali la commissione esaminatrice, composta da artisti come Giacomo Manzù, proclamò vincitori due progetti. Il primo vedeva un gruppo di figure firmato da Emilio Greco e dedicato a Pinocchio e la Fatina, ed il secondo una piazzetta dei mosaici ispirata al percorso che porta Pinocchio a diventare bimbo in carne ed ossa, firmata dagli architetti Baldi e De Luigi, insieme allo scultore Venturino Venturi.

Grandi artisti e architetti

Pochi anni dopo la premiazione, nel 1956, fu messo in opera il Parco vero e proprio, che vede un boschetto di lecci fare da cornice ad una piazza delimitata da muretti anch’essi firmati da Venturi. I muretti presentavano tutti mosaici di scene della fiaba. Questo è dunque il primo seme del Parco. Negli anni successivi, all’interno di questa prima cornice furono inserite anche altre notevoli opere d’arte.

Nel 1963, infatti, fu costruita nel Parco l’omerica Osteria del Gambero Rosso, luogo indimenticabile della fiaba, dove Pinocchio si confronta con il Gatto e la Volpe, e dove fa i suoi primi sogni di grandezza e di sconsiderata libertà. L’Osteria è opera dell’architetto Giovanni Michelucci. Sempre in quegli anni vennero poi inserite nel Parco ventuno sculture in bronzo che raccontano altrettante scene di Pinocchio, opere dell’artista Pietro Consagra. Tra queste, notevoli sono per esempio le statue dedicate al Carabiniere, al Gatto e la Volpe e al Serpente. Fu messa anche in opera la bella statua della Balena, dentro la quale si svolge un’altra scena tra le più belle ed importanti della fiaba.

Viaggio nel sogno fiabesco

In seguito fu aggiunto anche il Laboratorio del Fare e del Dire, spazio dedicato ad attività culturali per grandi e piccoli, ispirate a Collodi e alle sue opere. C’è anche la Casa della Fata Turchina, ed un piccolo teatro, ispirato naturalmente al teatro di Mangiafuoco della fiaba, e che è attivo però anche come teatro vero e proprio. Insomma, in poche parole, il Parco di Pinocchio permette di realizzare un vero e proprio viaggio di sogno all’interno delle pagine del capolavoro di Collodi. Si può attraversare, vivere di persona ogni immagine, ogni scena del Pinocchio, in un percorso veramente indimenticabile. Proprio in qualità di realizzazione concreta di questo sogno fiabesco, il Parco di Pinocchio è anche sede della Fondazione Nazionale dedicata a Carlo Collodi, e di tutte le sue attività culturali.

Il borgo del piccolo Carlo

All’uscita del Parco, poi, dopo essersi di nuovo stropicciati gli occhi, toccando di nuovo terra, è anche possibile visitare il piccolo borgo di Collodi. Si tratta di un borgo medievale che risale al 1200, nel quale lo scrittore toscano nacque e passò la propria infanzia. Il ragazzo vi era così profondamente legato che quando iniziò l’attività di scrittore decise di abbandonare il proprio cognome, Lorenzini, per prendere quello del suo luogo d’origine.

Nel borgo, si possono visitare un’antica rocca medievale, e l’affascinante Villa Garzoni, che era la villa padronale di una importante famiglia del borgo. In quella villa, la madre di Carlo Lorenzini era impiegata. Osservando oggi la bella costruzione, non è certo difficile immaginare il piccolo Carlo giocare e sognare tra le grandi sale dell’edificio e i vari angoli del bellissimo giardino all’italiana. Ma il borgo offre anche misteriose stradine lungo le quali perdersi, ed importanti luoghi religiosi e funerari come la Chiesa di San Bartolomeo e la Cappella Scaglietti Arcangeli. E il cammino lungo i percorsi del borgo è alla fine necessario, dato che regala al visitatore il suo ritorno al mondo degli uomini, dopo il sognante percorso nei vari mondi celesti del burattino.

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