Il dolore
Torniamo al cinema. E i registi riscoprono la storia dei geni italiani tra fiction e realtà
Dal successo di “Dante” di Pupi Avati vicino ai due milioni di incasso a “L’Ombra di Caravaggio” di Placido e a “La Stranezza” su Pirandello
Dopo il successo di “Dante” di Pupi Avati, già vicina ai due milioni di euro di incasso, il cinema italiano sembra dedicarsi alle biografie dei suoi grandi artisti. Al Medioevo dantesco seguono il Seicento del Caravaggio interpretato da Riccardo Scamarcio e gli inizi Novecento del Pirandello di Toni Servillo. Così da noi possono finalmente lavorare al meglio gli scenografi e i costumisti, dei quali possiamo vantare una tradizione illustre. Speriamo che si moltiplichino anche gli spettatori in sala, visto che sta arrivando il brutto tempo e i film stranieri in uscita non sembrano memorabili.
L’Ombra di Caravaggio di Michele Placido con Riccardo Scamarcio, Louis Garrel, Isabelle Huppert (Italia). Anziché scrostare da Caravaggio il cliché del pittore maledetto per raccontarne l’arte e il pensiero, Michele Placido lo ribadisce con una biografia tutta violenza e sesso. Molto romanzata perché s’inventa un inquisitore che segue le sue tracce e ne provoca la morte, ma anche didascalica e semplicistica, come dimostrano gli incontri con Giordano Bruno e San Filippo Neri. L’impaginazione visiva è impeccabile, grazie alla splendida fotografia che sembra riprodurre luci e ombre caravaggesche, alle suggestive scenografie e ai costumi smaglianti, quanto è evocativa la colonna sonora. Però non crediamo neppure per un secondo che il mediocre Caravaggio di Scamarcio sia un artista e anche il cattivo Garrel risulta inespressivo: meglio i ruoli di contorno. Voto: 5,5
La Stranezza di Roberto Andò con Toni Servillo, Ficarra e Picone (Italia). Una bella sorpresa del nostro cinema. Roberto Andò trova un modo intelligente e divertente per spiegarci la rivoluzione del linguaggio teatrale operata da Luigi Pirandello. Immagina che il geniale drammaturgo abbia concepito i “Sei personaggi in cerca d’autore” dopo aver assistito in Sicilia a uno spettacolo di dilettanti finito con una gazzarra tra gli attori e il pubblico, realizzando un impasto tra fiction e realtà, tra verità e recita, che getterà le fondamenta dei capolavori del futuro vincitore del Nobel. Un’opera insolita, propedeutica alla comprensione di Pirandello, adattissima per le scuole. Scritto e diretto con cultura e leggerezza, il film azzecca tutti gli interpreti: Toni Servillo è un Pirandello perfetto, ottimi Renato Carpentieri (nel ruolo di Verga) e Luigi Lo Cascio, ma i migliori sono Ficarra e Picone, spassosi becchini con velleità artistiche. Voto: 7,5
Triangle Of Sadness di Ruben Östlund con Charlbi Dean, Harris Dickinson, Woody Harrelson (Svezia). La Palma d’Oro a Cannes premia un apologo grottesco che sembra un reperto degli anni ’70, tra Marco Ferreri e Lina Wertmuller, con echi di Bunuel e Makavejev. Una crociera di ricconi guidata da un capitano marxista e ubriacone naufraga e i superstiti finiscono su un’isola, comandati dalla donna delle pulizie, unica a sapersela cavare alle prese con la natura selvaggia. Il gusto acre della satira prevede la parodia del mondo della moda, una coppia di anziani mercanti di armi a cui esplode in mano una loro mina, un russo reazionario magnate dei fertilizzanti e ondate di vomito rovesciate da questi ricchi borghesi, privi di ogni fascino discreto. Il plot incuriosisce e qua e là diverte, però la durata di due ore e mezza risulta eccessiva per una serie di trovate datate e stantie, già gustate fresche nel cinema d’autore di mezzo secolo fa. Voto: 6,5.
Amsterdam di David O. Russell con Christian Bale, Margot Robbie, John David Washington (Usa). Grande spreco di soldi, mezzi e talento per un film artificioso e inconcludente, incapace di coinvolgere. La confezione lussuosa promette meraviglie: non si sa se elogiare di più la magnifica fotografia, la sontuosa ricostruzione scenografica degli anni ’30 o l’abilità del regista nel muovere la macchina da presa. Così come impeccabile risulta l’interpretazione di un cast di stelle, da Christian Bale a Robert De Niro, da Margot Robbie a Rami Malek. È proprio la sceneggiatura che non funziona: . Ambizioso ma senza mordente, il film non convince da qualunque parte lo si prenda, ma si dà molte arie snob. Voto: 5.
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