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«La politica è noiosa l’umorismo ci salva». L’intervista a Lillo, i mille volti della creatività

di Luca Cinotti
«La politica è noiosa l’umorismo ci salva». L’intervista a Lillo, i mille volti della creatività

Ospite d’eccezione a Comics & Games. Il popolare comico oggi e domani è a Lucca

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È impossibile non pensare alla scena simbolo del Dottor Stranamore, con il maggiore T.J. “King” Kong a cavallo della bomba, quando qualcuno ti dice questa frase: «Se non ci fosse spazio per l’umorismo sarebbe finita».

«Già siamo messi male in questo mondo di pazzi furiosi che gestiscono il potere portando la Terra a rotoli e non solo per l’ambiente. L’umorismo è l’unica cosa che non ci fa deprimere, soprattutto se non sei una persona di potere». Quando poi queste parole le dice un maestro dell’umorismo come Lillo (al secolo Pasquale Petrolo), che oggi e domani sarà a Lucca Comics, viene voglia di scavare un po’ di più.

Ok l’umorismo. Ma non è un po’ un modo per “ritrarsi” dai problemi?

«No. L’umorismo è terapeutico e soprattutto non vuol dire “non pensare”. Io stesso provo angosce per il Covid, per la guerra in Ucraina e per altri motivi ancora. Ma non metto la testa sotto la sabbia: con l’umorismo puoi far capire e affrontare quelle tematiche che non sapresti come affrontare».

A quello dovrebbe pensarci la politica. Quella stessa politica che insieme a Greg, in un’intervista del 2018, definivate comica. Quattro anni e un’elezione dopo conferma questa etichetta?

«Trovo la politica italiana degli ultimi anni (tanti anni, non solo dal 2018) estremamente noiosa. Sentiamo sempre le solite retoriche e non vediamo fatti. Per questo non mi ispira niente di creativo e per questo non faremo mai sketch sulla politica. Poi, però, con Greg di politica ce ne siamo occupati indirettamente, raccontando come siamo noi, vittime della malapolitica, che porta a problemi e nevrosi vari. Perché la politica in realtà sta dappertutto e certo non si ferma ai politici».

Al di là della politica la creatività a lei certo non manca. A Lucca presenterà il suo nuovo progetto con Amazon Prime Video ma firmerà anche le copie di “Mezze calzette” e di “Posaman”. Come fa a tenere insieme così tanti mezzi espressivi?

«Amo tutte le arti espressive che tendono a raccontare storie: cinema, teatro, letteratura. Oggi il mio mestiere è quello di attore e sceneggiatore. Tengo molto a “LOL Christmas”: realizzarlo è stata un’esperienza fantastica con tanti colleghi della prima e della seconda stagione di LOL. Stessa cosa per “Sono Lillo” (in uscita nel 2023, ndr): il titolo magari è autoreferenziale, ma non lo è la serie che è corale, grazie a tanti attori e a tanti giovani che hanno creato insieme a me un vero e proprio mondo».

Poi c’è l’amore per il fumetto, che parte da lontano e arriva al volume su Posaman.

«Il fumetto mi è sempre interessato perché sono appassionato di arti grafiche. Sono anche un ex disegnatore, per un breve periodo quello è stato il mio mestiere. Per me il fumetto è una questione generazionale, che si lega al nostro bisogno fisico di acquisire storie. Consiglio ai ragazzi di leggerli i fumetti, soprattutto se sono appassionati di disegno e di leggerli su carta: è una fruizione diversa, ti puoi soffermare su un’immagine con un po’ più di perizia di quando smanetti sul computer. È un po’ come leggere un libro: è un atto unico. Venendo a Posaman, è un misto di supereroi e di umorismo. Ho fuso le due cose cercando di realizzare un libro da ragazzi, creando un universo di supereroi in chiave comica. Non è una presa in giro, sia chiaro: ho cercato di vedere quel mondo in chiave umoristica».

Dalla sua dichiarazione d’amore per il fumetto, immagino che non concordi con Matteo Salvini, che parlava di Topolino in maniera sprezzante.

«Devo tutta la mia creatività di oggi a tutti quei Topolini & C. che ho letto da bambino. Mi ricordo che leggendo Topolino ho imparato ad amare le storie, ma anche come si costruisce una storia, perché in Italia abbiamo i migliori autori Disney del mondo. E anche oggi sono fiero di riprendere in mano Topolino: certo, non c’è quell’eccitazione di quando ero bambino e aspettavo il nuovo albo, ma si tratta di lavori che possono avere una lettura anche più matura. Non ho mai avuto l’impressione che fosse roba da bambini: è letteratura per ragazzi, grande letteratura».

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