Gioco
Camaldoli, la forza della spiritualità e della grande arte
L’antico monastero accoglie il visitatore nella bellezza delle Foreste casentinesi
Il luogo della Toscana del cuore è, per il viaggiatore che attraversa le terre e gli abitati che qui descriviamo, anche e soprattutto un luogo dello spirito. E lo spirito si sente con forza certo all’arrivo al monastero di Camaldoli, che si può raggiungere dal comune di Poppi. E che si trova immerso negli stupendi, screziati boschi del Parco nazionale delle Foreste casentinesi, del Monte Falterona e di Campigna.
Un complesso millenario
I lavori di edificazione del monastero iniziarono poco oltre l’anno mille, sulle rive di una delle ramificazioni del fiume Archiano, citato anche da Dante, nel suo Purgatorio. Lo stratificato complesso religioso accoglie il viaggiatore offrendogli silenzio e riposo. E soprattutto donandogli una sospirata, necessaria conversazione con gli aspetti più profondi e meno frequentati dell’umano. Attraversando i vari edifici del complesso, il viaggiatore si rende conto che il suo cuore centrale è quello di un chiostro raccolto, attorno al quale tutto sembra sbocciare e vivere. Salendo al piano superiore, sopra il chiostro, si trovano una serie di ampi corridoi con la volta a botte. Ai lati di essi, si trovano poi le celle raccolte dei monaci.
Lo splendido refettorio
Un’altra parte centrale del complesso è anche il refettorio, che fu completato agli inizi del 1600. L’interno di questo ampio locale racconta i momenti di maggiore condivisione quotidiana dei monaci, che qui consumavano i pasti comuni. Per i monaci, infatti, erano stati costruiti nella sala stalli in noce e semplici, solidi tavoli. La parete di fondo, invece, ospita ancor oggi una grande tela dipinta dal maestro Cristoforo Roncalli, detto il Pomarance, nel 1611. Il grande lavoro è, come naturalmente per tradizione, collegato all’uso della sala, e raffigura un bel Cristo servito dagli angeli.
Voltandosi a riguardare con attenzione la porta d’ingresso, il visitatore può notare che accanto ad essa si trova un interessante pulpito in pietra serena. Esso, infatti, era utilizzato, come stabiliva la regola, dal monaco che, durante i pasti, si occupava della lettura dei testi sacri e della preghiera che accompagnava la refezione comune.
Le altre pareti, inoltre, ospitano ancora altre tavole dipinte che risalgono al XVII e XVIII secolo. Nello scorrerle, passando accanto ad esse di lato, il viaggiatore può riconoscere le più notevoli. Che sono, solo per citarne alcune, le belle ed intense "Deposizione dalla croce" e la "Resurrezione di Cristo", firmate dal pittore fiorentino Giovanni Camillo Sagrestani. Ai lati del pulpito, invece, si possono vedere anche due importanti opere di Lorenzo Lippi, che hanno per soggetto "Giacobbe che abbevera la pecora di Rachele" ed un "Trionfo di Davide". Osservando il soffitto, si possono vedere i notevoli cassettoni in legno che lo ornano e che sono, si sa, opera degli stessi monaci del convento, che lo completarono ad inizi 1600. Tale soffitto, inoltre, è anche decorato da una serie di teste alate in cartapesta, completate nel XVIII secolo e poi sostituite con delle copie nel 1970, durante dei lavori di restauro.
L’arte del Vasari
Un altro dei cuori del monastero è anche la chiesa dedicata a San Donato d’Arezzo e a Sant’Ilariano. Essa fu ricostruita nel tredicesimo secolo, su fondamenta di almeno altre tre chiese di epoche precedenti. All’interno, le pareti sono state decorate da affreschi del maestro Spinello Aretino. Ma le opere di maggiore importanza custodite dalla chiesa sono i sette lavori pittorici di Giorgio Vasari, che recano i segni dello stile inconfondibile del grande maestro. Basta infatti sostare presso l’altare maggiore, dove è collocata una delle opere più importanti del Vasari, una "Deposizione dalla croce" del 1540. Osservandola, si può seguire la tensione delle membra e dei corpi avviluppati e tesi nel recuperare il corpo del Cristo dopo lo strazio della crocefissione. Altre belle pale del Vasari sono dedicate ai due santi a cui è consacrata la chiesa. Un’altra opera vasariana importante da vedere è la "Natività di Cristo", che mostra tutta la forza di quella che Vasari riteneva l’evento più importante di tutta la storia umana, l’incarnazione di Cristo.Nell’uscire dalla chiesa, il viaggiatore può poi sostare nella farmacia, che è un segno della devota attività secolare di ricerca naturale dei monaci. Inoltre, il viaggiatore può ricomprendere con il suo sguardo l’intero complesso, per sentirne ancora il suo importante, necessario lavoro di scavo interiore e di testimonianza spirituale.
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