Il Tirreno

Al Museo degli Innocenti

Escher, pittore-enigma

di Gabriele Rizza
Escher, pittore-enigma

In mostra a Firenze duecento opere, alcune sono dedicate al viaggio in Italia

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Enigmatico, disorientante, affascinante. Il mondo di Escher non è un mondo a parte. Fa parte del "secolo breve" a pieno titolo. Con le sue prospettive inquietanti, i suoi destini incrociati, le sue traiettorie bizzarre, avvolte da spirali piranesiane e metamorfosi ottiche. Disturbanti alla vista e crepitanti alla psiche.

Il mondo di Escher, artista simbolo di un Novecento indocile, senza identità e dalle molte identità, approda a Firenze, fra le labirintiche volte del Museo degli Innocenti, spazio che ben si addice ad accogliere le serpentine e gli snodi, le illusioni e i ritagli, gli oggetti e i precipizi, i riflessi e le combinazioni, le carte geografiche e gli osservatori astronomici, le cartoline di viaggio e i tappeti volanti, il cuore dell'artista olandese, guru delle macchinazioni pittoriche e dei paradossi visivi.

«Il mio è un gioco ma è un gioco serio» diceva Escher parlando del suo lavoro, certosino e bizantino. Suo malgrado accolto nell'empireo stracult dei geni ammirati e citati, Escher nelle sue incisioni e litografie che fanno il giro del mondo per la gioia dei collezionisti, crea un suo universo mediatico, unico e immaginifico, una stratificazione di segni e disegni, linee e volumi, dove confluiscono arte, matematica, scienza, fisica, design, magia, rigore analitico e capacità contemplativa.

Il percorso fiorentino, ricco di circa duecento pezzi, è davvero illuminante in questo senso, affiancando ai lavori più rappresentativi e emblematici, vere e proprie icone dell'immaginario e del reticolato visual del Novecento (quali “Mano con sfera riflettente”, "Metamorfosi” e la serie degli “Emblemata”) un repertorio più intimo, quello in particolare che lo lega all'Italia, che visitò nel 1921.

Viaggio di formazione e di ispirazione, replicato nel 1923 quando si stabilisce a Roma e artisticamente tradotto in alcune stupefacenti "panoramiche” in sintonia con la natura rigogliosa e i paesaggi antichi della penisola. La mostra, curata da Federico Giudiceandrea (catalogo Maurits) resta aperta fino al 26 marzo.


 

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