La protesta
Versilia e Lucchesia un viaggio gustoso alle origini della birra
Otto insegne hanno aderito al “Beer Tour”: ultimo giovedì per le degustazioni
Il futuro della birra artigianale va verso semplicità e leggerezza, raccontando la storia di un territorio. Diminuisce il piacere nel degustare ricette complicate e cariche di sapori, a favore di un sorso pulito. Parola di mastro birraio, disponibile ad accompagnare gli appassionati in visita ai birrifici lucchesi ancora per un altro giovedì.
Otto le insegne della provincia di Lucca che hanno aderito al Beer Tour, il viaggio alla scoperta dei birrifici artigianali che fa capo a Vetrina Toscana, il progetto di Regione ed Unioncamere ideato per promuove i produttori, i ristoranti, le botteghe e le bontà dei nostri territori. Ma Beer Tour è sul filo di lana. Avviato quest’estate in uno zig zag che ha abbracciato otto microbirrifici dalla Versilia a Porcari passando per Montecarlo di Lucca e la Media Valle del Serchio, sta infatti per concludersi. Restano ormai gli ultimi due giovedì per prenotare qualche ora in compagnia dei maghi delle cotte, degustando le loro ultime creazioni. Dopodiché si passerà alla fase delle cene a tema in abbinamento ad alcune delle etichette più rappresentative delle otto realtà brassicole che hanno deciso di aprire i loro regni al Beer Tour. Tra loro realtà piccole ma già ben caratterizzate come Nemus che nel borgo di Mutino di Chiatri, sulle colline che separano la Versilia da Lucca, crea ricette con i propri luppoli. E ancora i camaioresi Via Francigena e Mostro Birraio, La Collina a Loppeglia di Pescaglia, nato dalla costola dell’omonima trattoria nella Media Valle del Serchio.
Ci sono poi realtà di storia ben più radicata come il Birrifici del Forte che a dispetto del nome in realtà ha sede alle porte di Pietrasanta, e ancora Brùton che invece si trova a San Cassiano di Moriano, sulla strada che da Lucca sale verso la Garfagnana. Ma anche recentissime aperture come Radical Brewery di Porcari. Sulla via che da Porcari porta ad Altopascio si trova infine Toptà, più precisamente in località Gossi, a Montecarlo di Lucca. Insomma: a Beer Tour hanno aderito realtà di grande passione, ciascuna con peculiarità e storie di vita che vale la pena andare a scoprire. Toptà deve ad esempio il nome all’unica parola che diceva la piccola Ludovica, figlia di Nicola Pellicciotti che nel 2016 insieme all’amico Luca Baldaccini, homebrewer per diletto, avviò l’avventura che qualche anno più tardi portò entrambi a rinunciare al contratto a tempo indeterminato in cartiera. Una storia che accomuna un po’ tutti i birrifici artigianali, partiti dal garage di casa per poi aprirsi al mercato dei ristoranti e dei pub del territorio, ai quali Toptà destina pressoché l’intera produzione della Pepe, una bIanche al pepe rosa: l’eccezione che conferma la regola per semplicità e delicatezza. «La birra è convivialità, unione», aggiungono da Toptà, dove domenica terranno una giornata di festa con musica dal vivo e street food. Nemus (bosco in latino) è invece un piccolo birrificio agricolo nel borgo di Mutino di Chiatri contornato da otto ettari coltivati a luppolo ed orzo da Paolo Volpi. Architetto prestato alla terra due anni fa, dopo essersi aggiudicato la categoria delle “speciali” con Flora alla Beer Attraction di Rimini, inserisce nelle ricette anche erbe officinali raccolte nei boschi circostanti. «Le nostre birre sono dedicati agli abitanti del bosco, alle piante e all’acqua – spiega Paolo Volpi – quest’ultima di una fonte locale. Tutte legate al territorio, sia per ingredienti che per identità».
Tanto che oltre all’orzo e al luppolo che da sempre cresce spontaneo attorno al lago di Massaciuccoli, Volpi semina grano San Pastore e custodisce antiche varietà di alberi da frutto. E ancora di identità si parla con il Via Francigena, le cui sette etichette portano il nome di altrettanti paesi attraversati dalla via che da Canterbury giunge a Roma, passando per Camaiore, paese in cui Sandro Ceragioli quattro anni fa ha fondato questa realtà insieme a tre amici, tutti impiegati nel settore del turismo. Oggi producono circa 3 ettolitri il mese, troppo pochi per ricavarci uno stipendio. Idem per il Mostro Birraio, sempre a Camaiore, nato due anni fa da un’idea di Andrea Ghilardi e altri due soci. Da anni facevano cotte a scappatempo dal lavoro. Fra i cavalli di battaglia la Va di Moda (una ipa), la Motor (una golden ale) e Drago Rosso (una bitter inglese) per una produzione intorno ai 12mila litri. Birre a bassa fermentazione vendute direttamente a ristoranti e locali in zona, oppure attraverso le fiere. «Non rivenditori grossi perché entreremmo in difficoltà nella fornitura» commenta Andrea Ghilardi.
Per informazioni e prenotazioni a Beer Tour: eventi@confesercentitoscananord.it, cell 351.9244813 (solo via whatsapp).
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