La manifestazione
Pitigliano gioiello di tufo: un borgo carico di storia e poesia
Dal centro del paese si godono panorami straordinari. Fin dal medioevo ospitò una vivace comunità ebraica e il suggestivo ghetto merita una visita
Pitigliano appare d’improvviso al fondo di una curva a gomito, alla fine di una strada che taglia un’ampia, serena pianura verde cresciuta sul tufo. Alla sinistra della curva a gomito che digrada, si apre una piccola piazzola ombrosa, dove il viaggiatore può fermarsi, appoggiarsi ad un parapetto e contemplare il piccolo borgo. Piccolo borgo che si piega su se stesso, adorando il suo segreto centro storico. A guardar bene, inoltre, da questa piazzola, sembra quasi di poter stringere tra le dita il piccolo borgo di tufo di colore del tabacco e del miele. Così ritagliato sopra uno zoccolo di tufo, contro il cielo che scintilla come uno specchio, Pitigliano sembra un sogno, o un miracolo.
L’odore del tufo
Per arrivare all’abitato, bisogna ancora scendere attraverso altre lente curve a gomito. Poi risalire dall’altra parte, fino ad approdare al piccolo, importante cimitero ebraico. Ed entrare nell’antica città. Ed è qui, proprio dopo l’entrata alla cima della faticosa risalita, che comincia il vero incontro, il vero abbraccio con il paese. La prima cosa che saluta il viaggiatore è il profondo, intenso odore di tufo. Che è anche odore di muschio, di terra, odore di uva, di mosto. Odore di discese nelle profondità del mondo, tra i tesori ed i segreti delle vite della terra e delle civiltàumane. È proprio questo intenso odore di tufo che sembra portare il viaggiatore d’improvviso attraverso i molti secoli della vita di questo affascinante borgo. È infatti lo stesso odore che si avverte quando si scende in una tomba etrusca, per ammirarne gli arredi scolpiti nel tufo, o i vivacissimi affreschi che danno vita alle mura.
La piccola Gerusalemme
Oltre la salita per entrare nel paese, si arriva ad una grande piazza che si affaccia, sul lato destro, sull’imponente palazzo degli Orsini. Sul lato sinistro, invece, la piazza si apre su grandi finestroni costruiti sopra l’acquedotto del paese. Finestroni che mostrano la discesa e la risalita che si è appena compiuta per arrivare fin qui, e la campagna che abbraccia il paese. Come molti dei centri di quest’area, Pitigliano era già abitato e fiorente in età etrusca.
Durante il medioevo fu arricchita e completata secondo la struttura urbana che possiamo vedere ancora oggi, mentre la attraversiamo. È in quell’epoca che l’antico borgo ebbe ancora un’altra vita, che non avrebbe mai potuto immaginare. Pitigliano infatti diventò in pochi decenni un borgo abitato da una vivacissima comunità ebraica. È per questo che la città è ancora nota come “la piccola Gerusalemme”. Ed è per questo che Pitigliano ha nel suo centro storico un interessantissimo ghetto ebraico. Ghetto che è stato completamente restaurato negli ultimi decenni. E che è assolutamente necessario visitare.
I segreti del ghetto
Il ghetto, infatti, mostra al visitatore la vita quotidiana e le tradizioni antiche della comunità. Tradizioni legate soprattutto alla macellazione della carne, attraverso varie tecniche di purificazione che in ebraico erano note con la parola kosher. È possibile visitare inoltre il forno per la preparazione del pane azzimo, ed una piccola, raccolta, bellissima sinagoga. Sinagoga che ospita ancora molte coppie di religione ebraica che vengono a celebrare qui il loro matrimonio da molte parti del mondo.
Palazzi, fiori e fontane
Il palazzo Orsini, invece, che abbiamo da poco superato, ospita un museo sulla storia della città, ed ampie sale abitate dalla famiglia che ha dato il nome al palazzo. Sale fra cui le più importanti sono quelle dedicate alla biblioteca ed allo studio. Riscendendo nel borgo si può attraversare l’intero corpo dell’abitato, lungo vie colorate di fiori e piccole piazze abitate da fontane d’acqua che sembra di alta montagna. Si arriva così all’altro capo del paese, che si affaccia ancora sulle pianure ondulate intorno al borgo.
Zuccarelli e Manzi
Tra le varie personalità del paese, è interessante ricordare il pittore Francesco Zuccarelli, uno dei più noti maestri europei del ’700. Il borgo, inoltre, ospitò negli anni ’90 del Novecento il maestro Alberto Manzi, il grande educatore che fu tra i primi in Italia, e non solo, ad usare la televisione come strumento educativo di massa. In quegli anni, Manzi fu anche sindaco del paese. Un altro luogo interessante e particolare in cui fermarsi, un tuffo nell’oggi, è inoltre la bella libreria nel tufo che ha aperto da tempo nel centro del borgo Marcello Baraghini, l’inventore e fondatore di Stampa Alternativa, da molti anni residente in città.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
