Arezzo è pittura e poesia, una lunga storia tutta da scoprire
Dalle vestigia etrusche a quelle romane e poi lo splendore degli affreschi di Piero della Francesca. Una città da visitare seguendo le tracce di Petrarca e Vasari
Arezzo attende il viaggiatore che sta per entrare nel cuore antico della città, con un abbraccio, un abbraccio profondo e silenzioso. L’antica città, inoltre, lo si nota subito dal cambio di passo che l’attraversa, è una città che sale, che sale dolcemente. È anche una città che, con i suoi misteri, le sue verità nascoste, rappresenta in un certo modo la preparazione per la profonda spiritualità dell’Umbria, che si apre poco oltre.
La Chimera etrusca
Questo territorio a nord della Valdichiana è abitato fin dalla preistoria, ma è certo in età etrusca che raggiunse il suo splendore. Splendore rappresentato, per esempio, dalla famosa, stupenda Chimera di Arezzo, animale mitico che sembra avere il corpo e la particolare testa di un leone ruggente, un’altra testa di animale che nasce dal suo dorso, e la coda a forma di serpente. A cosa serviva? Forse era un aiuto ed un completamento dei Libri Aruspicini, dell’arte etrusca della divinazione, nota in tutto il Mediterraneo?
Mecenate, Cenne, Petrarca
Con il periodo romano, Arezzo diventò poi un importante snodo militare, necessario per il controllo ed il presidio degli Appennini. Testimonianza di questo rilievo dell’Arezzo romana sono resti di grandi edifici pubblici come il teatro e le terme. Originario di questa città fu, per esempio, Mecenate, di famiglia probabilmente etrusca, grande amico di Augusto, patrono della cultura, che fu sostenitore dell’opera virgiliana di scrittura dell’Eneide.
In epoca medievale, Arezzo fu libero comune, come dimostra il bel palazzo dei Priori. All’epoca, la città partecipò ai maggiori dibattiti culturali di quegli anni, attraverso suoi grandi concittadini come i poeti Guittone d’Arezzo, Cenne della Chitarra, e lo scienziato Ristoro d’Arezzo. A fine Trecento la città perde la sua autonomia, divenendo possedimento di Firenze. Ma è anche l’epoca in cui l’opera di un grande aretino come Francesco Petrarca diviene un modello di scrittura e di poesia per tutta Europa.
Gli affreschi di Piero
È l’età in cui un maestro eccellente come Piero della Francesca realizza il meraviglioso ciclo pittorico della Leggenda della Vera Croce nella basilica cittadina di San Francesco. Poter osservare all’interno un po’ scuro della basilica le invenzioni uniche di forme e di luce con cui Piero racconta la lunga, incredibile storia del legno con cui fu fatta la croce di Cristo, è davvero un’esperienza unica, da ricordare.
Altro edificio da visitare nella città è di certo la duecentesca chiesa di San Domenico, soprattutto per l’importante crocifisso ligneo di Cimabue che si trova all’interno. Allo stesso modo, si osservi la bella chiesa della Santissima Annunziata, che conserva opere di Giorgio Vasari.
Il buen retiro di Vasari
Il Vasari, grande storico e teorico dell’arte, oltre che artista egli stesso, ebbe sempre nel cuore la città di Arezzo, e vi costruì un suo buen retiro, che vale assolutamente la pena di visitare. Numerose sono ancora le chiese, le pievi e i monasteri importanti della città. Città che racconta al visitatore la propria lunga storia in una conversazione continua. Un racconto che si può ripensare mentre si osserva uno degli affreschi più importanti del ciclo di Piero. Intendiamo l’immagine relativa al sogno di Costantino, con la grande esplosione di luce della visione notturna che annuncia all’imperatore romano la sua decisiva vittoria nel nome, appunto, della Vera Croce. Oppure racconti che si possono riascoltare mentre si attraversano le deliziose stanze che Vasari aveva progettato per una sorta di sua casa-giocattolo, e attraversando poi il suo piacevolissimo giardino dei semplici.
La Giostra del Saracino
Uno dei periodi migliori per visitare Arezzo è certo la seconda metà di giugno. In questi giorni, infatti, si svolge la Giostra del Saracino, una rievocazione medievale in costume che si tiene nella Piazza Grande della città , e coinvolge tutti i suoi vari quartieri. La Giostra si ripete poi nel mese di settembre. Passeggiando tra le piazze e le vie della città, si può inoltre incontrare qualche indicazione delle scene di film famosi che sono stati girati nel suo centro storico. Tra i più noti, vediamo “Il paziente inglese”, e “La vita è bella” di Roberto Benigni. Sono, queste indicazioni, i pochi segnali che ci riportano d’improvviso ai nostri giorni, mentre il cammino per Arezzo ci conduce in mondi e dimensioni lontane, dimensioni amate, in cui il percorso umano si incrociava con la pittura e lo poesia.
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