Sicurezza
Volterra anima etrusca: scrigno di storia, arte e bellezza
Dai reperti più antichi alle meraviglie dell’alabastro un viaggio nei secoli costellato di tesori. E il visitatore curioso può anche farsi guidare dalle pagine di D’Annunzio
Il viaggiatore trepidante che giunge alla piccola, preziosa città di Volterra, la trova adagiata in silenzio sulle delicate colline dell’entroterra pisano. Immagina, sa già che questo piccolo abitato giunge a noi dai più antichi mondi toscani. Il centro storico della cittadina, infatti, è tutto costruito sul cuore dell’antica città etrusca. E alcuni angoli di quella città sono totalmente visibili ancor oggi.
Le vestigia di Velathri
Angoli come la bella porta dell’Arco, che ci permette ancora di valutare la perizia e l’eleganza costruttiva degli etruschi. Come i grandi blocchi della porta Diana, e la gigantesca cinta muraria che conserva al suo interno le fondamenta di ben due templi edificati dall’antico popolo del mare. La città era infatti una delle più importanti della potente confederazione delle dodici città etrusche, e direttamente dalla lingua etrusca ci proviene il suo nome, che è un adattamento dell’etrusco Velathri.
Storia, torri e palazzi
Con il crollo della potenza etrusca, l’abitato divenne poi una importante città romana, come dimostrano numerose vestigia latine che si trovano nel suo centro storico. In quell’epoca antica l’economia cittadina era basata sullo sfruttamento delle vicine miniere di rame e d’argento. Con l’età medievale, Volterra divenne una importante diocesi cattolica, e fu governata prima dai Longobardi, poi dai Franchi. L’abitato cadde infine nelle mani della potente famiglia dei Pannocchieschi che ebbe il potere cittadino in nome dell’imperatore Federico Barbarossa. L’inizio del XIII secolo vide la costruzione delle imponenti torri di Volterra, e soprattutto del Palazzo dei Priori, che sarebbe stato sede del nuovo potere comunale. Durante il Trecento ci furono anche violente lotte fra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini.
L’epoca medicea
Nel Quattrocento, infine, la città entrò definitivamente nell’orbita del potere fiorentino. I Medici di Firenze governarono la città attraverso la prestigiosa famiglia locale degli Inghirami, che fu per lungo tempo loro fiduciaria. Per dare un segno chiaro del loro potere, i Medici fecero abbattere durante il Rinascimento la maggior parte delle torri della città , e finanziarono la costruzione della famosa fortezza del Mastio di Volterra.
La crisi e l’alabastro
Nel Seicento Volterra conobbe una lunga fase di crisi, in parte dovuta a due epidemie di peste e ad un terribile siccità. Fu in quest’epoca però che si dette e fu particolarmente fiorente in città la scoperta e la lavorazione dell’alabastro, una pietra traslucida la cui misteriosa bellezza sembra quasi un miracolo di luce. L’Ottocento fu dunque il secolo dell’alabastro, inaugurando una lavorazione artigianale che è ancora vivissima.
Arte e archeologia
Il visitatore curioso, che si perde nello stratificato centro storico di Volterra, può cominciare il suo percorso dal Duomo romanico, la cui edificazione fu iniziata nel 1200, e poi ripresa a fasi alterne. Il campanile, per esempio, è un tipico prodotto del ’400 fiorentino. Di fronte al duomo, si può visitare poi il Battistero di San Giovanni, edificato anch’esso nella seconda metà del ’200. La città è inoltre particolarmente ricca di conventi, monasteri, chiese e pievi, che meritano ognuno di essere ammirato. Una sosta è dovuta anche all’antico teatro romano, molto ben conservato, e che ha nelle sue vicinanze una pregevole struttura termale, di epoca romana anch’essa. La Piazza dei Priori è inoltre uno dei luoghi centrali da cui far partire la propria visita, così importante per la storia della città.
Ci sono poi alcuni musei fondamentali da visitare, come il Museo Etrusco Guarnacci, la Pinacoteca civica, con alcuni stupefacenti dipinti di Rosso Fiorentino, ed infine l’affascinante Ecomuseo dell’Alabastro, che rende testimonianza dell’importanza di questa pietra per la vita e la cultura della città.
D’Annunzio come guida
Vorremmo qui consigliare al visitatore di usare una guida molto particolare alla città: un romanzo. Si tratta di “Forse che sì, forse che no”, romanzo dall’intreccio denso e profondo che Gabriele d’Annunzio ambientò in gran parte proprio nella città di Volterra nel 1910. Come capita spesso alla grande letteratura e alla poesia, il libro cattura molto bene il respiro e la vita profonda della città. Camminando per Volterra, attraverso le pagine dannunziane, sembra quasi di conoscere la città da sempre e proprio di sentir battere nel nostro petto il suo cuore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
