Il Tirreno

Cinema

Leone d’Oro a Laura Poitras

di Francesco Gallo
Nella foto  la regista Laura Poitras, vincitrice della 79ª edizione della Mostra del cinema di Venezia
◗
Nella foto la regista Laura Poitras, vincitrice della 79ª edizione della Mostra del cinema di Venezia

Premiato il documentario sulla fotografa Nan Goldin, ma vince anche l’Italia. Secondo posto per “Bones and all” di Guadagnino e Premio Mastroianni a Russell 

3 MINUTI DI LETTURA





VENEZIA. Vincono l’Italia, le donne, il cinema del reale e il dramma grottesco, peccato solo per Jafar Panahi.

Questo, in estrema sintesi, il Palmares di questa 79ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si è conclusa ieri, dove ottiene il Leone d’oro l’unico documentario che era in concorso, “All the beauty and the bloodshed” della regista Laura Poitras, storia della fotografa Nan Goldin e della sua lotta militante contro la famiglia Sackler della Purdue Pharma.

Ma vince anche l’Italia che parla inglese, vale a dire quella di Luca Guadagnino con il suo “Bones and all”, un coming age cannibalico-identitario, interpretato da Timothée Chalamet. La pellicola si porta a casa ben due premi: il Leone d’Argento Premio per la migliore regia e il Premio Marcello Mastroianni che è andato all’attrice Taylor Russell.

Infine il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria, secondo per importanza, è andato a “Saint Omer” ancora firmato da una regista donna, Alice Diop che ha vinto anche Il Leone del futuro – premio Venezia opera prima “Luigi De Laurentiis”.

Una storia quest’ultima tutta al femminile con il racconto di un fatto vero che ha sconvolto la Francia nel 2016 quando una senegalese fu accusata di aver ucciso la figlia di quindici mesi, abbandonandola su una spiaggia del nord della Francia.

E “Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi, denuncia senza troppi sconti al regime iraniano, considerato da tutti il film da battere in questa edizione della Mostra del Cinema?

Si porta a casa il Premio Speciale della giuria, un premio certamente importante, ma non abbastanza per dare un segnale forte all’Iran che tiene prigioniero Jafar Panahi per motivi artistici.

Forse questa un’occasione persa da parte della giuria capitanata da Julianne Moore: far vincere il “cinema del reale” della Poitras e dimenticare la realtà di un regista in carcere.

A parte Guadagnino è doppietta più che meritata per “Gli spiriti dell’isola” di Martin McDonagh (il regista di “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”) grottesca e allegorica commedia noir con lo straordinario duetto tra Colin Farrell e Brendan Gleeson, ex amici, ma ora in lotta tra loro per motivi futili ma che non mancheranno di portare all’estrema violenza (non a caso sullo sfondo la Guerra civile del 1923).

Per il film, che a volte sembra un western, è stato anche premiato con la Coppa Volpi Colin Farrel che veste i panni di Pádraic, poco più di uno scemo, una specialità dei film di McDonagh, ma pieno dell’ostinazione che ne deriva.

Infine la Coppa Volpi, per la migliore interpretazione femminile è andata, più che meritatamente, a Cate Blanchett per il film “Tár” di Todd Fields.

Nel film l’attrice australiana interpreta Lydia, una grande direttrice d’orchestra omosessuale di Berlino che a un certo punto si ritrova nel mirino di uno scandalo. La donna viene infatti accusata di aver favorito l’ingresso in orchestra di una violoncellista a cui si aggiungono, una serie di video compromettenti messi in rete da un ragazzo e, infine, una pioggia di denunce di altre presunte molestie.

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa