Gioco
Amiata terra di spiritualità, antichi borghi, natura e storie
Il massiccio domina la Maremma e la Val d’Orcia offrendo incantevoli paesaggi ricchi di boschi e di acque. E ancora aleggia la misteriosa vicenda del profeta Lazzaretti
Settembre non è solo il mese del ripensamento, è anche, e sopra ogni cosa, il mese del ritorno. E allora quale posto migliore a cui ritornare, se non il Monte Amiata? Il grande rilievo montuoso si erge tra le province di Siena e Grosseto, tra la val d’Orcia e la Maremma, e giunge a toccare anche i 1700 metri. Come molti altri gruppi montuosi del centro Italia, l’Amiata è di origine vulcanica. Dalle sue sommità si possono osservare bene le tessiture di colore di due territori molto diversi, la valle dell’Orcia, con i suoi spazi che sembrano disegnati da un grande architetto antico, e la Maremma, che sembra invece ancora cresciuta da sola, su se stessa.
Acque e divinità
Nel mondo antico le cime erano luoghi che permettevano il contatto con il divino, e che al divino dedicavano spazi in cui abitare. Testimone di questa antica credenza è proprio il nome del gruppo montuoso, che, secondo alcuni, sarebbe da ricondurre alla divinità etrusca Tinia, principale divinità del loro pantheon. Come accade per molti massicci di origine vulcanica, l’Amiata è anche ricco di laghi e di specchi d’acqua che sembrano essere vie di comunicazione con altri mondi, secondo quanto credevano ancora gli antichi. Il monte è ricchissimo anche di sorgenti, e di fiumi che proprio tra queste pendici hanno le loro origini, come il Fiora, il Vivo, l’Albegna e il Paglia. Fiumi che solcano terre diverse e che danno vita a molti mondi.
Natura da vivere
L’Amiata, oltretutto, ospita numerose aree protette, rilevanti per le loro diversità naturali, faunistiche e di conformazione geografica. Riserve che vale la pena visitare, come, in primis, l’area del Monte Labbro, quella della Santissima Trinità, e del Monte Penna. Gli studi indicano che tutta l’area dell’Amiata è stata abitata fin dall’età preistorica. Un documento di questa presenza umana è infatti il cosiddetto graffito dell’arciere, ritrovato in una grotta del comune di Abbadia San Salvatore. Ma tutti gli abitati che sorgono lungo le pendici del Monte come corone sono interessanti per il visitatore.
Antichi borghi e giardini
Molti di questi centri, infatti, presentano ancora, più o meno, lo stesso colpo d’occhio che presentavano nel Trecento, con il castello principale a difesa del borgo, e con abbazie di età romanica o longobarda che garantivano il potere e la vita spirituale dell’abitato. Nel medioevo gli abitati dell’Amiata avevano una certa rilevanza politica (e infatti lo stesso Dante ne cita alcuni nel suo grande poema). Da visitare è anche la Villa Sforzesca di Castell’Azzara, con i suoi spazi e i suoi angoli apparentemente così diversi dall’intero ambiente e dal contesto dell’Amiata. Un altro luogo dell’Amiata che regala una particolare realtà, è il giardino creativo che il grande artista Daniel Spoerri volle creare qui negli anni ’90 negli ampi spazi verdi di Seggiano.
Il profeta Lazzaretti
Ma una delle storie più misteriose e ancora oggi meno note del Monte Amiata, che sembrano racchiudere la verità segreta di questi luoghi, è la storia di Davide Lazzaretti, ancora oggi noto come il Profeta dell’Amiata. Nato ad Arcidosso nel 1834, Lazzaretti era figlio di contadini poverissimi. Fin da piccolo era convinto che il suo stesso cognome alludesse al Lazzaro richiamato in vita da Cristo nei vangeli, e che quindi dovesse anch’egli richiamare i popoli della sua epoca a una nuova vita. Nel 1856, Lazzaretti si sposa e diventa ben presto padre di 5 figli. Ma è il 1868 l’anno di svolta nella sua vita: comincia ad avere visioni molto più chiare e precise. Gli viene detto che deve fondare una nuova comunità cristiana e che deve presentarla al Papa stesso. Nel 1869, Lazzaretti si presenta dunque a Pio IX a Roma, ma la sua missione non ha particolare successo. Ritornato sull’Amiata, si ritira nell’eremo di Sant’Angelo, fondato nel 1400. Fonda una comunità che chiama Giurisdavidica, e arriva a predicare persino in Francia, nel 1873. Si proclama Re dei Re, Unto dal Signore, e dichiara che deve condurre l’umanità verso l’età dello Spirito Santo. Nel 1878, Lazzaretti viene scomunicato. In quello stesso anno, guida una processione che va dal suo eremo ad Arcidosso e che deve appunto inaugurare la Terza Età. Ma un carabiniere di un drappello che deve fermare la processione, un tal Pellegrini, lo uccide. Il ricordo di Lazzaretti è ancora fortissimo tra le comunità amiatine. Inseguire la sua ombra visitando l’Amiata è certo, ancora oggi, il modo migliore per vivere i mondi diversi di questo Monte davvero incredibile.
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