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È tempo di un cinema “civile”: la Mostra di Venezia emoziona tutti

Alessandra Magliaro
Il film Argentina, 1985 ripercorre la vicenda del Pm Julio Strassera
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Il film Argentina, 1985 ripercorre la vicenda del Pm Julio Strassera

La dittatura in Argentina e il film di Pallaoro ritratto intimo di una transessuale. Leone d’oro alla carriera a Paul Schrader

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VENEZIA. Undici minuti di applausi e tanta emozione in sala per la prima di Monica di Andrea Pallaoro, secondo dei cinque registi italiani in concorso a Venezia 79. Commossa la protagonista Trace Lysette, per la prima volta nel ruolo principale di un film, quasi un traguardo per l'attrice transessuale che vorrebbe in futuro, ha detto, essere considerata «senza etichette».

Lysette ha portato al Lido, per il suo vissuto e il racconto della sua esperienza (una transizione sessuale completata, documenti ancora al maschile), il tema dell'identità di genere, disseminato in tanti film, incluso quello di oggi, L'immensità di Emanuele Crialese con una adolescente, Adriana, che rifiuta il suo nome e ostinatamente esalta il mascolino che è in lei. Monica è il racconto di un tempo da recuperare e di un ricongiungimento dopo tanti traumi: Monica dalla California ritorna dopo tanto tempo a casa nell'Ohio, al capezzale della madre morente che l'aveva rifiutata, e nell'abbraccio c'è la liberazione e il perdono. «E' una trans, ma questo se all'inizio è stata una molla della storia, poi – ha detto Pallaoro – durante il film è passato quasi in secondo piano e la storia diventa quella di una figlia che trova la madre e la famiglia dopo tanta assenza, la memoria che la mamma malata ha perso diventa il centro di tutto e l'accettazione dell'altro ossia il fondo delle relazioni umane».

Se Monica è un ritratto intimo, Argentina, 1985, il film di Santiago Mitre che ha avuto una strepitosa accoglienza al Lido, è un epico tributo al Pm Julio Strassera e al suo gruppo di giovanissimi inesperti avvocati che riuscirono a far dare l'ergastolo a Videla e agli altri colonnelli della dittatura argentina nel processo a Buenos Aires del 1985 che di fatto inaugurò la democrazia in Argentina. Ricardo Marin, che interpreta Strassera, è da applausi, una ipotetica Coppa Volpi (come del resto la Lysette di Monica) e il film, tra commozione e persino risate, lascia il segno di un cinema civile "necessario", incalzante come Spotlight, doveroso per la memoria delle 30mila vittime delle torture, come i fazzoletti bianchi delle madri di Plaza de Mayo portati dagli attori sul red carpet. «Non c'è famiglia in Argentina – ha detto il protagonista Darin – che non abbia vissuto qualche sparizione, tutti i santi giorni succedeva qualcosa, era il terrorismo di Stato e tutti sapevano, per quanto nessuno pensava che potesse essere stato davvero così feroce».

Ieri sera la cerimonia per il Leone d'oro alla carriera a Paul Schrader, lo sceneggiatore di Taxi Driver, il regista di American Gigolò, Il collezionista di carte e del nuovo bel thriller Master Gardener con Joel Edgerton fuori concorso. «Il Leone d'oro me lo sono meritato – ha detto ironico il cineasta – anche solo per il fatto che, oltre a scrivere e dirigere i film, li ho spesso anche prodotti».

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