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Tosca: la mia musica per abbattere muri

Luca Trambusti
Tosca: la mia musica per abbattere muri

La cantante romana chiude il Lucca Jazz Donna: «Mi sento come un ponte tra diverse culture»

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Dopo otto concerti in due mesi Lucca Jazz Donna, la rassegna tutta al femminile, arriva al gran finale con l’esibizione di Tosca lunedì alle 21 nella chiesa di San Francesco. Il concerto dell’artista romana, a ingresso gratuito e su prenotazione, è andato sold out in una decina di giorni. Tosca porterà a Lucca una delle tante date del "Morabeza d’estate", tour che prende le mosse da "Morabeza", l’ultimo lavoro con cui la cantante romana nel 2020 ha guadagnato due Targhe Tenco. In un contesto intimo, raffinato, contaminato, contemporaneo, il concerto, curato da Massimo Venturiello, proporrà canzoni originali, rivisitazioni di classici della musica dal mondo e brani della tradizione che permettono a Tosca di giocare con la sua voce in cinque lingue diverse. È uno spettacolo rodato ma, come spiega Tosca, ogni volta diverso. «È uno spettacolo sulla musica che nel tempo ho scoperto nel mondo, quindi con tanta contaminazione. È un anno che gira e si arricchisce di volta in volta e in ogni città di cose diverse. Si parte con 4/5 pezzi dal disco "Morabeza" e poi si aggiungono tante canzoni che rappresentano il viaggio e la sua contaminazione».

C’è dunque un concetto di "spettacolo nel tempo" più che di semplice concerto?

«Sì. Alla base c’è un ragionamento più vicino alla musica classica o al jazz e non "al consumo" del pop. Concetto che porta a un’evoluzione e crescita dello stesso progetto. È un concerto legato al jazz e alla world music, uno spettacolo particolare, senza formula fissa, con un’anima teatrale pur senza esserlo. Non ci sono sovrastrutture "spettacolari" ma si va all’essenza anche se ci sono parti scenografate. Con il tempo poi ho aggiunto momenti di grande condivisione e allegria. Ero, come si dice a Roma, intorcinata, introspettiva ma con la maturità ho scoperto la leggerezza e la giocosità. Ora ci sono momenti forti e ritmici e spesso una parte del pubblico si trova, ovunque, a ballare. Per me una cosa nuova ma piacevole».

Alla base di "Morabeza d’estate" c’è una grande contaminazione culturale e stilistica. Da dove nasce?

«Dalla mia curiosità. Mi piace, sin da ragazzina, conoscere altre culture e farle conoscere. Ho sempre cercato cose d’importazione, interessanti e poco note per poi farle ascoltare alle mie amiche. Ho deciso di portare nel mio mestiere questa cifra, proponendo con la contaminazione pezzi miei con quelli altrui. C’è così la musica yiddish o klezmer (di origine ebraica), rebetika (greca) e altre cose particolari e anche ardite. Sono appassionata dalla scoperta di ciò che non si conosce portando tutto al pubblico senza saccenteria. Ciò evidentemente piace al pubblico. Il pubblico mi segue affascinato dalla mia proposta e si crea una bella esperienza di scambio di informazioni».

Come avviene la scelta dei brani da eseguire?

«Innanzitutto devono piacermi, quindi cose che mi colpiscono e che si intrecciano con altre con cui ci sia un senso comune e non un ammasso. Sono attratta dalla bellezza della melodia e poi vado a cercare altro tra cui il movimento armonico».

Tra le tante culture che esplora quale l’affascina di più?

«Dipende dai periodi, ma amo particolarmente quella brasiliana per la lingua e le sonorità. Ora mi colpiscono anche la nuova scuola francese e la musica portoghese».

Lei ha suonato in tutto il mondo. Nota differenza tra il pubblico italiano e quello estero?

«No, non c’è differenza. Piuttosto c’è diffidenza verso il fatto di essere italiana. Si aspettano una musica legata al pop anni ’90 e considerano che siamo rimasti lì. In realtà poi ogni volta celebriamo anche la loro musica che si contamina con quella italiana. Io mi sento a casa a Roma, Milano, Algeri, Dubai, ovunque. Mi sento senza confini. Ho sempre cercato di distruggere muri attraverso la musica e penso, nel mio piccolo, di esserci riuscita. Mi sento un ponte tra diverse culture».

Come valuta la sua carriera sino a questo momento?

«Rispondo con il titolo di una mia canzone: "Ho amato tutto"».

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