Gioco
Da Fattori a Ghiglia: il ritorno della Macchia
Due mostre in corso e una in arrivo a ottobre dedicate al movimento artistico toscano
Tutti pazzi per la macchia. Pur non ricorrendo un anniversario specifico, il 2022 vede l’esplosione di mostre dedicate ai Macchiaioli. Ha iniziato Firenze con una personale a Palazzo Medici Riccardi incentrata su Oscar Ghiglia, il pittore livornese seguace di Giovanni Fattori; ha proseguito Forte dei Marmi con un’esposizione dal titolo “L’universo di Fattori”, continuerà Palazzo Blu con la mostra annuale, che si inaugurerà ad ottobre e che sarà dedicata all’intero movimento.
A che cosa si deve questo fermento? Elisabetta Matteucci, una laurea in storia dell’arte contemporanea a Pisa, alla guida con il padre Giuliano del Centro e dell’Istituto Matteucci che ha sede a Viareggio (coinvolti nelle prime due esposizioni), si occupa da anni di artisti della seconda metà dell’Ottocento, diversi dei quali sono stati protagonisti delle mostre allestite al Centro, tra cui lo stesso Ghiglia, Fattori, Borrani, Signorini, De Nittis. «È un momento di grande revival per il movimento dei Macchiaioli – conferma la storica dell’arte – e non solo in Italia, anche all’estero. Il Regno Unito ad esempio ha messo in atto una serie di importanti iniziative sia editoriali che espositive, nonché di acquisizioni. È notizia fresca proprio l’arrivo alla National Gallery di Edimburgo di una tela di Telemaco Signorini».
Signorini, che con Fattori e Lega rappresenta la triade portante del movimento della Macchia, nel 1881 infatti soggiornò a Bath e ad Edimburgo come testimoniano alcune tele oggi a Palazzo Pitti ed altre, sempre di quel periodo, rimaste nel Regno Unito. «Una simile operazione – prosegue Matteucci – ci fa orgogliosi perché rende ragione di una corrente pittorica che è quanto di più progressista l’Italia abbia prodotto».
Un riscatto e una rivincita nei confronti dei gettonatissimi impressionisti d’Oltralpe? «Intanto è un duello fuorviante a partire dal fatto – spiega Elisabetta Matteucci – che i due movimenti pittorici non sono tra loro contemporanei: i primi Impressionisti che esposero alla galleria di Nadar risalgono al 1874, i Macchiaioli cominciano ad attestarsi a partire dal 1856. Venti anni rappresentano sempre un gap temporale importante, ma tanto più in quel momento storico che vede, da una parte la Francia, che è già una nazione ben definita, con una Parigi che è ritenuta la Ville Lumière, dall’altra un’Italia risorgimentale divisa in staterelli, fondata ancora sul latifondo, priva di una lingua comune per cui un italiano del nord non riesce a comunicare con uno del sud. In questo contesto i Macchiaioli operano, in termini di espressione artistica e di scelta dei soggetti da riprodurre, una vera rivoluzione scardinando il genere storico dalle forti finalità pedagogiche, fino ad allora in auge».
E come avviene la rivoluzione della macchia? Proprio eliminando la linea del disegno, la definizione del soggetto e inserendo il gioco chiaroscurale della pennellata. «Dapprima apportano queste modifiche – spiega Matteucci – nell’ambito degli stessi soggetti storici, rievocando episodi di vita comunale ma nella loro ottica repubblicana, poi passano alle figure en plein air. Fattori ha affrontato tutti i soggetti, ma li ha trasformati. Prendiamo i soldati: fino a quel momento erano raffigurati con enfasi, il pittore labronico li propone invece come semplici ragazzi che vanno incontro alla morte per un ideale che peraltro li deluderà. La sua sarà una scelta di dar voce ai vinti perché Fattori è convinto che in nessuna guerra possano esserci vincitori».
Che è di un’attualità sconcertante. Al suo “universo” il Centro Matteucci ha messo in piedi, su richiesta dell’amministrazione comunale di Forte dei Marmi, un’esposizione estiva al Forte Leopoldo, da “regalare” ai tanti turisti che si riversano in Versilia. In attesa poi che l’8 ottobre inauguri a Pisa a Palazzo Blu la retrospettiva curata da Francesca Dini.
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