Lutto
Mario Biondi torna in Toscana con due date: «Il palco è l’unico luogo senza stress»
Ora è in tour in Italia e a novembre lo attendono sei date in Europa
Dopo il concerto all’isola d’Elba Mario Biondi torna in Toscana con altre due date: l’8 agosto sarà a Viareggio (Il Principino) e a Marina di Pisa il 18 agosto (Piazza Baleari).
Voce inconfondibile e grandi successi mettono Mario Biondi tra i protagonisti della scena musicale italiana in un ambito stilistico che non sempre ha grande visibilità e popolarità. Il riscontro per il musicista parmense ma siciliano d’origine è duplice: se infatti il pubblico (anche all’estero) lo applaude, altrettanto fanno i suoi colleghi internazionali e così si è spesso trovato a collaborare con artisti di livello mondiale e la sua attività sembra non fermarsi mai. Ora è in tour in Italia e a novembre lo attendono sei date in Europa (con tre concerti al Ronnie Scott’s di Londra) .
Sta suonando tantissimo…
«Sì, in Italia mi vogliono bene in tanti e ciò mi stupisce e conforta. Ora sul fronte pandemico il peggio sembrerebbe essere alle spalle, anche se sento gente ammalata di covid vicino a me. Sembra però che sia più blando. Però, tra cadute di governo, guerre, emergenze climatiche e altro non è certo un periodo rassicurante. Però la musica può dare una mano, essere un rifugio, perché è un mondo e un ambiente a se stante dalla vita quotidiana, nel quale si possono sognare ambientazioni diverse».
Lei cosa trova nella musica?
«Quando scrivo, lavoro a progetti nuovi, quando suono con i ragazzi della band e troviamo soluzioni di arrangiamenti insieme mi gaso come un bambino, vado in fibrillazione. Sembro un drogato pur senza drogarmi».
Non ha però citato i live.
«Per me il palco è un po’ casa, un posto dove mi trovo a mio agio, il mio habitat da condividere con i musicisti. Non vorrei che mia moglie leggesse queste parole, ma è il posto dove non vivo ansie, non ho stress, aiutato anche dai bravi e affettuosi musicisti con cui suono».
Come cambiano le canzoni nei live?
«Alcune canzoni funzionano e hanno funzionato su disco in certa maniera e salvo qualche dettaglio restano uguale. Dal vivo fa molto l’energia prodotta dai musicisti e anche il momento. Durante i concerti ci sono molte discriminanti, basta poco per avere un diverso mood e atmosfera. Chi viene a sentirmi dal vivo cerca nell’ascolto le stesse emozioni e le esperienze che lo legano alle canzoni e hanno voglia di ritrovare quelle medesime sensazioni. Non puoi quindi fare stravolgimenti. Spesso il pubblico sa cosa vuole da me, e alla fine sono un’antenna sul palco che rappresenta un’emozione che il pubblico mi ha attribuito e che appartiene più a loro che a me».
Molte volte il suo stile è stato accostato ai grandi talenti internazionali. Chi vorrebbe essere?
«Voglio essere me stesso. Non è semplice esserlo, è difficile mantenere salda la propria personalità, occorre capire i propri limiti e potenzialità. Certo in alcuni momenti sento emulazione o elettività con Al Jarreau, mio mentore e riferimento artistico. Così quando canto muovo la mano sinistra in un certo modo e quando giro la testa e la vedo con quel movimento mi stupisco».
Nel tour presenta il nuovo disco “Romantic” ma i classici non possono mancare...
«Sì, in scaletta ci sono alcuni brani del nuovo progetto che amo e mi dà soddisfazioni. Sono canzoni che devono essere ancora “metabolizzate” e quindi non possono mancare tra le altre “This is what your are”, “Shine on”, “What have you done to me” o “Be lonely”, canzoni che il pubblico ha decretato come hit e che interpreto sempre volentieri perché ogni volta la reazione è per me grande gioia e felicità, un orgoglio “paterno”». l
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