Il Tirreno

Il cantautore

Brunori: il palco è gioia

Luca Trambusti
Dario Brunori durante un concerto
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Dario Brunori durante un concerto

Il cantautore sarà domenica a Lucca: «Sento già l’ansia da prestazione»

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Dopo le date di fine primavera nei palasport, il tour di Dario Brunori ha ripreso il via per la parte estiva che lo porterà domenica prossima (24 luglio) ad esibirsi a Lucca in piazza Napoleone nell’ambito del Lucca Summer Festival. «Tendenzialmente anche dopo dieci date nei palazzetti – spiega il cantautore – è sempre un unico tour. Cambiano solo alcune cose in scaletta con 5 o 6 brani differenti ma la struttura del concerto resta la stessa. C’è una differenza nella band: i fiati sono ridotti a due, tromba e trombone, non sono più una larga sezione come in primavera».

Nel suo svolgimento il concerto vede alcune fasi ben distinte. «C’è una parte più rock, una folk e una intima. Non c’è un momento che preferisco, uno meglio dell’altro. Mi pare che la costruzione per momenti funzioni, incluso il solo con piano prima dei bis che è un punto molto intenso e crea un silenzio che è irreale dopo tanto rumore». Nel passaggio da indoor a outodoor il concerto non perde il suo spirito, resta immutata l’idea di fondo dello show. «Il mio è un approccio “fanciullesco”, provo la stessa gioia che provavo da bambino nel giocare. Non sono certo un cantautore serioso. In questa serie di date, tra palazzetti e festival – dice Brunori – c’è sempre la gioia di cantare come se il contesto fosse quello della festa di piazza. Pensavo ai palasport come a un “non luogo” dove fosse difficile trovare queste condizioni ma mi sono ricreduto. Per l’estivo invece le condizioni dipendono molto dal contesto, non c’è un sentire unico. Nella location di Roma c’era un profilo di pubblico e di emozioni differente rispetto a quello di Perugia che era un festival. La differenza la fa anche il pubblico».

Per quanto riguarda la data di Lucca Brunori sfoggia tutta la sua ironia: «Finalmente – dice ridendo – mi è stato riconosciuto il mio valore e sono stato inserito in un cartellone di respiro internazionale. Scherzi a parte mi sembra tutto surreale e faccio fatica a crederci. Con un cartellone così – prosegue – sale la voglia della squadra di calcio di provincia di dare il massimo insieme a una sana ansia da prestazione».

Dai tempi dell’Università a Siena (laurea in Economia e Commercio) alla partecipazione al Lucca Summer Festival sono passati parecchi anni che Brunori valuta così: «Questo tour è una gioia, una celebrazione, perché la gente affezionata che canta mi fa dire: Ok! Abbiamo lavorato bene. Siamo partiti dalla festa dell’Unità e siamo arrivati qui. Ed è successo tutto nel modo più giusto, sia come visione sia come percorso, tutti i passi fatti con le spalle larghe. Non cerco il successo o uno stadio da riempire. Mi piace però l’idea di avere altro da fare e che ci devo lavorare. Mantenere la freschezza nella creatività è legato alla tua vita, la tua curiosità la traduci a livello artistico. I dischi non si alimentano solo a priori, a tavolino o con il pensiero ma dipendono dalla vita».

Alla base c’è la volontà di fare questo lavoro che affonda le sue radici negli anni. «Ero appassionato dei primi Litifiba e di tutta la scena fiorentina – spiega Brunori – per questo volevo iscrivermi all’Università di Firenze, anche per poter suonare, che era quello che volevo. Poi i miei, tramite amici, mi consigliarono, perché un po’ spaventati dalle mie idee, di iscrivermi a Siena. Lì ricordo le prima cover band, con pezzi di PJ Harvey, Radiohead, dove suonavo la chitarra. Mi sentivo come Al Bano che suona con i Sigur Ross – ricorda ridendo – Poi sono arrivate tante esperienze e soprattutto tante persone che hanno segnato la mia vita. L’incontro a Firenze con Matteo Zanobini, il mio manager, con cui fondammo i Blume una band elettronica, l’incontro con Simona, la mia compagna. Poi c’è stata la parentesi di “Gino Il Pollo” di cui scrivevo le musiche, sino alle mie prime vere canzoni. In Toscana sono cresciuto e ci sono molto legato».

Quasi come alla sua terra, dove ancora oggi vive, lasciandola solo per impegni lavorativi (come racconta nel suo brano “Lametia Milano”. Tuttavia il posto dove sta meglio è il palco. «È il luogo dove riesco a essere libero, mi dà una grande gioia, sono pienamente me stesso, anche se paradossalmente si pensa che il palco sia finzione».


 

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