Il dolore
«Canto come sono»: arriva Marracash
Due album al top, il ritorno live e la Targa Tenco. Momento magico per il rapper a Lucca
Doveva partire nella primavera 2020 “In Persona Tour”, la serie di concerti con cui Marracash presentava live “Persona”, quello che nel frattempo è diventato il suo penultimo disco. Finalmente nell’estate 2022 il rapper milanese riesce a partire live aggiungendo anche un nuovo disco da presentare. A novembre 2021 è uscito “Noi, loro, gli altri” che vince la Targa Tenco come miglior album dell’anno. E stasera questo nuovo album e gli altri successi di Marracash saranno al centro del concerto in programma in piazza Napoleone a Lucca nel cartellone del Summer Festival.
« “Noi, loro, gli altri” è un disco inusuale per un mercato come quello italiano e il successo che sta avendo è davvero oltre ogni aspettativa – dice il rapper – È un album non facile, con poche tracce, pezzi senza ritornello con strutture strane. È incredibile che stia andando così bene. “Persona” invece – prosegue Marra – è figlio di una mia pandemia personale nata da varie vicissitudini. Un momento di crisi che mi ha portato a fare quel disco. “Noi, loro, gli altri”, invece, è un seguito. È successo che la gente ha vissuto quello che io ho vissuto prima. Questa reclusione in casa che spinge a fare i conti con il proprio io. Questi due anni ti hanno messo spalle al muro: hai dovuto affrontare delle cose che prima non avresti affrontato. Io parlavo di terapia, sanità mentale, che poi sono diventati i problemi di tutti».
Molto materiale nuovo da presentare e finalmente l’occasione di tornare live al contatto con il pubblico. «È difficile mettere ordine in quello che provo prima d’iniziare il tour – dice Fabio Rizzo, questo il suo vero nome – sicuramente c’è tanta voglia di tornare sul palco, d’incontrare la gente, di sentire l’impatto vero delle canzoni sulle persone e anche di essere sorpreso. Il bello è che non sai mai davvero quello che succederà, come ti sentirai e cosa scatterà dentro di te. Al tempo stesso ci sono tante ansie e paranoie: sarò ancora capace? Sarà ancora bello? Verrà bene? Ma poi penso che alla fine è soprattutto una festa, un’occasione di celebrare qualcosa, questo momento, questi due dischi e, soprattutto, di divertirsi».
Sul palco con lui ci saranno: Jacopo Volpe (direttore artistico e batteria), Alessandro Marz (producer-sequenze), Eugenio Cattini (chitarra), Roberto Dragonetti (basso), Claudio Guarcello (tastiere). In merito alla ricca scaletta Marracash dice: «Io sono il filo conduttore tra i pezzi. Così come convivono nell’album, lo fanno anche dal palco. Ci sono diversi segmenti con una partenza più dura e vari episodi che cambiano il suono. Ho anche una parte più pop solo con il deejay».
E a proposito del suo rapporto con il pubblico dice: «Non è cambiato e da sempre si basa sulle canzoni. Il pubblico mi conosce, do tanto di me stesso, do tanto di Fabio, ma tutto passa sempre attraverso le canzoni. Se uno mi segue e mi ha seguito, ha ascoltato bene i miei testi, se è un mio fan, sono certo di poter dire che mi conosce. C’è una corrispondenza molto forte tra quello che canto e quello che sono. Il mio rapporto con il pubblico si basa soprattutto su questo».
Lui che è uno dei rappresentati di punta dell’hip hop italiano su questo stile ragiona così: «L’hip hop, non solo in Italia, sta affrontando una rivoluzione. Non trovo che sia più dirompente mettersi una collana d’oro al collo, come negli anni ’90 o vedere un afroamericano che dal ghetto diventava qualcuno. Questo tipo di narrazione è stata sfruttata. Secondo me il passo successivo era portare qualcosa di nuovo. Faccio fatica anche io ad ascoltare dei dischi hip hop che sono uguali da tempo – conclude Marracash – In Italia tanti ragazzi oggi dicono “gang” e parole simili: non li condanno perché per loro l’hip hop è un’estetica. Così come lo è il rock. Ormai se tu fai il rap devi dire “gang” anche se non hai niente a che vedere con quel mondo. Si tratta di parole che esteticamente sono nel manuale del rap».l
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