Lutto
Un’opera di Leopoli al Festival di Puccini
Presentato il calendario della rassegna si va verso il centenario della morte del Maestro
TORRE DEL LAGO. Il Festival Pucciniano compie 68 anni con lo sguardo proteso in avanti. Perché sempre più stentoreo si profila all’orizzonte il centenario della morte del compositore che cade appunto fra due anni, nel 2024, con coda fino al 2026, a cento anni dalla prima esecuzione alla Scala di “Turandot”.
La scadenza è troppo importante, persino decisiva per il patrimonio non solo musicale del nostro Paese, che farsi trovare impreparati sarebbe un peccato imperdonabile. Così, al di là delle iniziative del comitato nazionale preposto alle celebrazioni, di cui fanno parte i comuni di Lucca, Viareggio e Pescaglia, il direttore artistico Giorgio Battistelli, nel presentare il cartellone 2022, lancia una sorta di meteorite, una “partitura” gigante che, decollando dalla Versilia, possa risuonare per tutta la regione, avvolgendo il territorio in una rete pucciniana a 360 gradi, un corto circuito di suoni, melodie, voci, echi, proiezioni, allestimenti, uno scacchiere di “recondite armonie”, coerentemente distribuite nel tempo e nello spazio. Un progetto sicuramente ambizioso ma di indubbio fascino, ancora tutto da mettere a punto, ma di cui si possono intuire le straordinarie potenzialità anche in termini di ricaduta economica, che incontra l’entusiastico” endorsement” del presidente Eugenio Giani e di Maria Laura Simonetti, presidente della Fondazione del festival. «Che la Toscana – auspica Battistelli – nel 2024 si trasformi in un unico palcoscenico, una grande vetrina itinerante e interscambiabile, dove tutto l’universo pucciniano possa trovare adeguata dimora, in vista di una epocale narrazione che faccia incontrare e vibrare le opere del Maestro a favore di un pubblico nomade e curioso». «Il Festival Puccini – ha detto a sua volta il presidente Giani – si conferma come un momento di apertura al contemporaneo e al futuro, in piena sintonia con la figura, il pensiero e l’ispirazione visionarie di Puccini, artista nostro contemporaneo quanto profondamente moderno. Un compositore che fra i primi ha intuito la nuova necessità del pubblico del Novecento in fatto di spettacolarità e al tempo stesso l’importanza della tradizione, che resta l’unico ponte possibile con l’innovazione».
Venendo al programma di questa 68esima edizione, che prende il via il 15 luglio con “Madama Butterfly”, dirige Alberto Veronesi, regia di Manu Lalli, nel ruolo del titolo Francesca Tiburzi, per concludersi il 17 settembre con il concerto di Daniele Gatti sul podio dell’Orchestra del Maggio, ha come filo conduttore la meglio gioventù, tributo al centenario pasoliniano e all’Anno dei Giovani, promosso dalla Comunità europea. Così accanto ad altri titoli classici come “Tosca”, sintonizzato sulla bacchetta di Enrico Calesso e la regia di Pier Luigi Pizzi (protagonista Svetlana Aksenova) , come la “Turandot” di Daniele Abbado e Michele Gamba che propone il finale del 2001 di Luciano Berio, o come “La rondine” nell’allestimento del Maggio firmato da Denis Krief e Robert Trevino, spiccano quattro nuove commissioni in prima esecuzione assoluta, affidate ad altrettanti giovani compositori (Marcello Filotei, Salvatore Frega, Andrea Manzoli, Roberta Vacca, dirige l’Ensemble del festival Fabio Maestri) , due opere contemporanee (“Jakob Lenz” di Wolfgang Rihm e “Satyricon” di Bruno Maderna, sul podio rispettivamente Marco Angius e Tonino Battista) , per finire con tre concerti sinfonici più una serie di spettacoli diffusi sul territorio. Un discorso a parte merita “La bohème” che arriva dall’Ucraina, dall’Opera di Leopoli, una festa per i suoi 150 anni di storia che vuole anche essere un omaggio al soprano Solomija Krusceniski (1872-1952) , cui il teatro è oggi titolato, straordinaria interprete wagneriana, pupilla di Toscanini, celebrata dallo stesso Puccini come “bellissima e affascinante Madama Butterfly”, nonché cittadina onoraria di Viareggio per aver sposato Cesare Ricconi, per due volte all’alba del Novecento sindaco del capoluogo versiliese. «Così che il festival non sia solo un’oasi di intrattenimento ma un cantiere scosso da una coerente tensione etica». conclude Battistelli. Informazioni allo 0584 359322.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
