Il Tirreno

benvenuto vasco

La festa, poi la guerra e il pubblico “entra” nel maxischermo

Andrea Marini
La festa, poi la guerra e il pubblico “entra” nel maxischermo

4 MINUTI DI LETTURA





«Benvenuti, bentornati, ben ritrovati: vivi, sani e lucidi.... Finalmenteee!»È con queste parole che Vasco quest’anno dà il suo benvenuto alle migliaia di fan che da tre anni aspettavano di rivivere il rito del suo concerto. Un concerto che è mancato a loro, ma che è mancato soprattutto a lui, che senza il palco si sente come un leone in gabbia. Ed è attorno al concetto del "ritrovarsi" dopo 1265 giorni anni di forzata lontananza che Vasco quest’anno ha deciso di costruire lo spettacolo al quale assisteremo stasera a Firenze. Per questo ritorno ha preparato uno spettacolo che è una sorta di "concerto-riassunto" per recuperare il tempo che il Covid gli ha fatto perdere, e festeggiare, ma anche imprecare perché la guerra alle porte dell’Europa sta rovinando il gusto della ripartenza e lo fa capire molto bene, con una scaletta che nel cuore dello spettacolo colpisce duro sul tema. Il palco e la produzione, confezionati per questo ritorno sono qualcosa di imponente e spettacolare al tempo stesso, di fatto la band si esibisce nel cuore di un maxi schermo ad altissima definizione che sembra quasi far entrare il pubblico tra le immagini, con video creati ad hoc, per sottolineare i passaggi dei brani, da Pepsy Romanoff, a completare il racconto del concerto. Ma che Vasco troveremo sul palco? A Trento nella data uno di questo concerto era un Vasco sicuramente emozionato, quasi commosso nel risentire l’"onda d’urto" che solo una platea di 120mila persone fa arrivare a chi si esibisce sul palco. Alla quinta canzone in scaletta "Senza parole" la voce sembrava quasi spezzarsi commossa mentre arrivava l’eco dell "eeeeeeeeeeehhhhh" del pubblico. Ma ci sono altri due momenti in chi Vasco sembra emozionarsi nel proporre i suoi brani, che proprio causa Covid non ha potuto eseguire, fino ad oggi, sul palco: "Se ti potessi dire" e "Una canzone d’amore buttata via". Ma l’emozione del debutto trentino è stata superata già con la seconda e terza data, dove dopo il rodaggio iniziale lo show si è via via affinato facendo presagire un ulteriore salto di livello qualitativo proprio per la data di questa sera a Firenze. Ho ritrovato quindi un Vasco emozionato, felice e anche ciarliero all’interno di un concerto costruito per far vivere allo spettatore un saliscendi emotivo che lancia messaggi semplici e molto chiari. Un concerto che - come testimonia il video che già spopola su youtube - si apre con il "manifesto" "XI comandamento" con cui Vasco dice a tutti che è tornato e che è "incazzato" al tempo stesso, di fronte all’evidenza di una grande ignoranza che ci circonda, che ci fa sentire impotenti, verrebbe quasi da arrendersi, come dice ironicamente, in realtà invita a ignorare rimanendo "vivi e lucidi" nell’affrontare questo mondo che ci regala un problema dietro l’altro. Ci si muove su un doppio binario: felici di essere ritornati, ed è giusto festeggiarlo e cantarlo, ma arrabbiati per la serie di problemi: covid, guerra, e l’imbarbarimento umano, del quale i social sono lo specchio più evidente.

Ma da principio è giusto festeggiare. E all’inizio si balla e si canta a squarciagola tra "L’uomo più semplice", "Ti prendo e ti porto via", la chicca "Amore ... aiuto" e le altre hit. Una serie che mette subito in gran spolvero la novità della band: quella sezione fiati che dà un clima funky alla set list della rinascita, per far liberare emozioni represse in questi anni. Il pubblico ovviamente si scatena, e lui ripaga con uno spettacolo coinvolgente e una band in grande forma, in cui le due chitarre di Stef Burns e Vince Pastano si guadagnano alla grande la scena con assoli tiratissimi e Beatrice Antolini ha sempre più spazio. Clima da festa quindi, che è l’imprinting iniziale dello show. La seconda parte è quella più amara, della serie: non si fa tempo a gioire che subito abbiamo un’altra "grana", la guerra. Alla quale Vasco risponde a suon di rock duro con le canzoni che sembrano scritte oggi "C’è chi dice no" e "Gli spari sopra", su tutte. Il suo messaggio rock in proposito è chiaro, gridato più avanti all’interno di "Sballi ravvicinati del terzo tipo": «Fuck the war, fanculo la guerra, fanculo la guerra», E qui Vasco nel suo ideale dialogo con il pubblico ci invita a resistere, perché se ancora "Siamo qui" ci vuole abilità e per continuare occorre tenere duro nonostante i nostri guai. Detto questo, si può tornare a veleggiare verso il finale pirotecnico di " Albachiara" che regalerà un susseguirsi di emozioni e divertimento. Vasco è tornato e alla grande, come se lui l’elisir di lunga vita l’avesse trovato su quel palco. Ad ogni concerto ringiovanisce e si ricarica, del resto come dice lui: il pubblico gli da quel pieno di "benzina emozionale" del quale ha bisogno come il pane.

Ben ritrovato Vasco. Finalmente!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web