Il Tirreno

l’anniversario di un film di culto 

La Lancia Aurelia de “Il sorpasso” rifà la strada di Gassman e Trintignant

Elisabetta Arrighi
Una scena de “Il sorpasso” con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant a bordo della Lancia Aurelia
◗
Una scena de “Il sorpasso” con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant a bordo della Lancia Aurelia

Da Roma fino a Castiglioncello, l’idea di Massimo Ghirlanda per i 60 anni del capolavoro di Risi

5 MINUTI DI LETTURA





È stata una lunga storia d’amore quella fra Castiglioncello, gli artisti, la pittura, la letteratura, il teatro, gli attori e il
cinema. È durata più o meno settant’anni, dagli inizi del Novecento fino agli albori dei Settanta. Ma prima, nell’Ottocento, i pittori macchiaioli – grazie al mecenate Diego Martelli – avevano già sparso il primo, piccolo seme della creatività e dell’arte.

Ma si sa, tutte le storie d’amore, anche le più grandi e passionali, prima o poi finiscono. E così è stato per Castiglioncello, anche se alla passione si è poi sostituito il ricordo venato da un pizzico di nostalgia. Ma il ricordo è ancora molto vivo e contribuisce a tenere accesa la fiamma dei set cinematografici, dei grandi registi, attori e sceneggiatori.

Un compito affidato al Centro studi commedia all’italiana di cui è presidente Massimo Ghirlanda e, in maniera iconica, anche al film “Il sorpasso” che sulla via Aurelia da Roma a Calafuria, dove la storia si conclude in tragedia, traccia un percorso che l’ha ormai posizionato in una delle caselle più importanti dell’archivio del grande cinema. E così, quasi in un soffio, sono passati sessant’anni da quando Dino Risi girò “Il sorpasso” con la lunga parentesi di Castiglioncello, protagonista con il suo mare, il porticciolo, i Bagni Ausonia, la Pineta, la stazione ferroviaria...

1962-2022: la prima è un’estate ormai lontana che nei ricordi aveva la spensieratezza del boom economico italiano, la seconda sta in-vece per arrivare con il suo carico di difficoltà e di tragedia, dal Covid alla guerra in Ucraina. Ma “Il sorpasso” è unico, per cui sarà un compleanno da festeggiare alla grande. «Sicuramente. L’anniversario è di quelli che meritano una celebrazione specifica – risponde Massimo Ghirlanda – Inoltre il 2022 è un anno speciale anche per un altro motivo: se Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman fossero ancora qui fra noi, avrebbero soffiato sulle loro cento candeline. Per cui l’idea è quella di dedicare le Notti del Cormorano proprio ai due grandi attori, con un’appendice riservata a ‘Il sorpasso’ di cui fra l’altro Gassman fu eccezionale protagonista. Ci stiamo ragionando, anche con il Comune di Rosignano».

Mentre parliamo ricordo la famosa Lancia Aurelia decapottabile con cui Gassman e Jean-Louis Trintignant, i due interpreti principali de ‘Il sorpasso’ percorrono la via Aurelia. Perché non seguire per una volta proprio l’itinerario del film?

«Effettivamente abbiamo pensato anche a un tour da Roma fino a Calignaia, con sosta a Castiglioncello che, fra l’altro, non era all’inizio una delle location previste. Al suo posto c’era Castiglione della Pescaia. Ma probabilmente con Alfio Contini direttore della fotografia ed Enrico Fiorentini designer e arredatore, entrambi castiglioncellesi, la scelta del promontorio fu quasi una conseguenza naturale. Tornando al tour, posso dire che la Lancia Aurelia, di cui oggi è proprietario il marchigiano Adalberto Beribé, è disponibile per un itinerario del genere. Se riusciremo a farlo, è da prevedere un evento durante la sosta a Castiglioncello. E concludendo il tour a Calafuria sarebbe interessante, coinvolgendo anche il Comune di Livorno, poter posizionare una targa nel posto in cui si conclude il film con il tragico incidente».

Cosa ha rappresentato e rappresenta “Il sorpasso” per il nostro cinema?

«Tantissimo a livello di qualità. È un film straordinario come scrittura. È senza dubbio il paradigma della commedia all’italiana, che è stata inventata da Mario Monicelli con ‘I soliti ignoti’, ovvero la commedia con il morto. ‘Il sorpasso’ descrive in maniera perfetta gli anni del boom economico dell’Italia, tra la fine dei Cinquanta e i Sessanta. Descrive atmosfere, situazioni, caratteri e molto altro in maniera tale da superare ogni tipo di lezione di storia».

Lei è uno studioso di cinema, ma è anche docente nelle scuole superiori. Come racconta questa pietra miliare del cinema italiano ai suoi studenti?

«Lo racconto come una lezione di cinema. Di solito parto dalla proiezione del film e poi costruisco il contesto. A metà interrompo e chiedo agli studenti cosa hanno visto. E poi proseguo con la seconda parte. Nel caso della pellicola di Dino Risi, si è di fronte a un primo e secondo tempo completamente diversi per quanto riguarda i personaggi. Nella prima Vittorio Gassman sembra essere il diavolo, ma poi si umanizza e alla fine si trasforma in un povero diavolo. Jean-Louis Trintignant, invece, sembra seguire il percorso inverso: da timido diventa, alla fine, come il Bruno della prima parte del film. Una sceneggiatura scritta benissimo che racconta una storia di formazione o meglio ancora di seduzione».

“Il sorpasso” cosa ha rappresentato e rappresenta per Castiglioncello?

«Tanto, anzi tantissimo. Non è il primo film che è stato girato lì, ma è il primo in cui si cita il nome Castiglioncello».

Nel 2012, anno in cui si celebrava il 50° del film, lei ha curato il volume ‘Il sorpasso. La sceneggiatura di Scola e Maccari’ (edizioni Erasmo) per la collana i Quaderni di storia del cinema del Centro studi commedia all’italiana. Qual i sono state le scoperte fatte ricercando i materiali di archivio?

«Grazie a Oreste De Fornari e Gloria De Antoni ebbi la possibilità di mettermi in contatto con Ettore Scola. Lo chiamai, mi invitò a casa sua ai Parioli e mi mise davanti la sceneggiatura originale rilegata come fosse una tesi di laurea. Una sceneggiatura che a un certo punto si interrompeva. Successivamente nell’Archivio Centrale dello Stato a Roma trovai le parti mancanti e anche tutti i contratti, oltre ai nomi di possibili attori come Umberto Orsini, che mai aveva saputo della cosa, mi disse successivamente, per la parte di Roberto Mariani che poi fu di Vittorio Gassman; Rossella Falck per quella della moglie di Bruno; e Carlo Ninchi nei panni di Bibì. E c’erano anche un piano di lavoro e tutti i contratti, dai quali si evince che Gassman aveva un compenso quattro volte più alto di quello di Trintignant. Il volume è stato poi ristampato nel 2019 con le novità emerse successivamente alla prima uscita. E comunque fra la sceneggiatura e la pellicola finale c’è un bel divario, nel senso che la regia di Dino Risi fece il resto. Come il clacson che suona e alla fine diventa il claim del film».

Niente libri per il 60° anniversario?

«Sì, c’è un libro in preparazione con molte interviste. Ci stanno lavorando Jerry Guida, che è presidente dell’Associazione Marcello Mastroianni, e Fabio Melelli. Dovrebbe uscire a breve».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa