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Le ville medicee in Toscana: gioielli da visitare per conoscere la nostra storia
Da Careggi a Poggio Imperiale, da Cerreto Guidi a Poggio a Caiano: le meraviglie dei grandi architetti
Le progettarono gli architetti più bravi, vi soggiornarono le menti più illustri, le decorarono gli artisti più importanti. E furono un modello, dando vita a una nuova estetica e arte dell’abitare: luoghi chiave per l’emergere degli ideali e dei gusti del Rinascimento italiano che poi si diffusero in tutta Europa. Non c’è solo la grande bellezza nelle dodici ville medicee toscane, insieme con due giardini, che dal 2013 fanno parte del patrimonio mondiale dell’umanità. Luoghi – per l’Unesco – dal particolare valore rappresentativo e rilevanza culturale, artistica e paesaggistica, oltreché di elevata qualità, autenticità e integrità. Sono le ville di Careggi, Castello, Petraia, Poggio Imperiale e il giardino di Boboli, tutti a Firenze. Poi Cafaggiolo a Barberino di Mugello e Trebbio a San Piero a Sieve; e ancora le ville di Fiesole, Cerreto Guidi, Poggio a Caiano, Carmignano, Quarrata, il palazzo di Seravezza e il giardino di Pratolino a Vaglia. Musei alcune, altre di proprietà privata ma visitabili e altre ancora visibili solo dall’esterno (informazioni su www.villegiardinimedicei. it).
ARTE E INNOVAZIONE
Fu Cosimo il Vecchio tra il 1443 e il 1451 a voler trasformare un vecchio castellare di Cafaggiolo in un imponente palazzo fortificato, facendo sistemare anche i boschi e la campagna circostanti. Basi di quella che diventò una residenza di villeggiatura e studio per il nipote Lorenzo il Magnifico che vi ospitò, tra gli altri, i filosofi Pico della Mirandola e Marsilio Ficino e, per lunghi periodi, il poeta Angelo Poliziano, dedito alla formazione di Giovanni, suo figlio e futuro papa Leone X. Questa illustrissima compagnia soggiornò anche nella villa di Fiesole, che il Magnifico ereditò dallo zio Giovanni, suo precursore per tutto quello che riguardava le arti e la cultura come lo stesso Cosimo il vecchio, che fu protettore di letterati e artisti, fece costruire chiese, palazzi e ville, aprì e diede impulso a biblioteche. Tra il 1451 e il 1457 Giovanni volle realizzare la dimora, progettata da Leon Battista Alberti e considerata la villa rinascimentale per eccellenza. Lo stesso esponente dei Medici ne seguì attivamente le fasi di costruzione, sposando l’idea della residenza di campagna slegata dal tradizionale concetto di fortezza-castello e legata invece al paesaggio attraverso l’utilizzo di logge e terrazzamenti. Così la villa di Fiesole fu “musa” per numerose altre residenze, non solo fiorentine, che vi troveranno ispirazione e spunti di innovazione. Altra dimora preferita del Magnifico fu quella di Careggi. Edificata ai tempi di Cosimo il Vecchio – che lì fondò l’Accademia Neoplatonica poi ripresa dal nipote – su un palazzo preesistente, nei secoli successivi subì vari allargamenti. Ma lo studiolo di Lorenzo è rimasto intatto, con la volta a botte e i soffitti affrescati.
OSPITI ILLUSTRI
La villa di Poggio a Caiano venne costruita a più riprese tra la fine del ’400 e il secondo decennio del ’500. L’edificio non ha visto solo il passaggio dei Medici: dopo i Lorena, nell’Ottocento fu la residenza di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone e, durante il periodo di Firenze capitale del Regno d’Italia (1865-1871), di Vittorio Emanuele II di Savoia. Al piano nobile la maestosa sala di Leone X conserva uno dei più rilevanti cicli di affreschi toscani del Cinquecento. Ospiti illustri, come Amerigo Vespucci e Sandro Botticelli, frequentarono la villa del Trebbio, ex castello a sua volta eretto su un baluardo di epoca etrusco-romana che fu rimaneggiato dall’architetto fiorentino Michelozzo, il preferito di Cosimo il Vecchio. Il Trebbio andò in eredità al mitico condottiero Giovanni dalle Bande Nere, del ramo cadetto dei Medici perché discendente di Lorenzo, fratello minore di Cosimo il Vecchio. Dal matrimonio con Maria Salviati, nipote del Magnifico, nacque Cosimo: si riunirono così i rami medicei principali, fondando la linea granducale che governò per altri due secoli. Nel 1537 Cosimo divenne infatti Duca di Firenze, 32 anni dopo primo Granduca di Toscana.
L’EPOCA DEL DUCA
A Cerreto Guidi, in posizione dominante, il duca Cosimo volle una maestosa residenza di caccia, oltreché punto di controllo strategico sul territorio. La villa fu eretta tra il 1544 e il 1566 con le quattro imponenti rampe di scale ideate da Bernardo Buontalenti. Alla dimora è legata una tragica vicenda, avvolta per molto tempo dalla leggenda, di cui è protagonista Isabella, figlia prediletta del duca, morta a Cerreto nella notte fra il 15 e il 16 luglio 1576. Si narrava che non fosse proprio una santa e il marito, geloso, l’avesse fatta strangolare da sicari. Ma studi recenti l’hanno riabilitata, attribuendo inoltre le cause della morte a un’occlusione renale.
A Cosimo si devono i giardini della villa di Castello, oggi sede dell’Accademia della Crusca. Proprietà dei Medici dal 1477, fu il duca a voler trasformare il parco in uno splendido giardino all’italiana, secondo solo a Boboli che è un’eccellenza mondiale.
Ai tempi di Cosimo risale poi l’acquisizione della Petraia, ristrutturata dal suo successore, il figlio Ferdinando, e in epoche successive. E fu Ferdinando, alla fine del ’500, a far costruire la villa di Carmignano, dove chiamò Galileo Galilei ad insegnare matematica al figlio: è chiamata “Villa dei cento camini” per i numerosi fumaioli che sporgono sulla sommità e la rendono unica. Risalgono allo stesso periodo l’acquisto della villa di Quarrata, maniero risalente al ’300 ristrutturato prima da Buontalenti e poi nel ’700, e l’edificazione dei giardini di Pratolino, dove c’è il famoso colosso del Giambologna. Invece Poggio Imperiale – anch’esso trasformato nei secoli – era già divenuto proprietà medicea alla metà del ’500, sotto Cosimo, che aveva ordinato anche la costruzione della villa-palazzo di Seravezza.
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