Sicurezza
Viaggio nell’arte di Ghiglia, pittore distante dalle mode e pronto a cogliere il nuovo
Firenze, un autore riscoperto negli anni ’60 fra i primi ad interpretare la lezione del “Ritorno all’ordine” di Sarfatt
L’arte italiana del Novecento si specchia in un singolare gioco di rimandi formali e percezioni coloristiche di respiro europeo (ma non solo) nel lavoro del livornese Oscar Ghiglia (1876-1945). Un artista che con lo sguardo fermo sugli insegnamenti di Giovanni Fattori e il pennello pronto ad accogliere le novità d’Oltralpe, prima fra tutte la pittura di Cézanne, matura una qualità pittorica di squisito tratto e raffinato equilibrio compositivo, di cui la mostra che si apre oggi a Firenze, nelle sale di Palazzo Medici Riccardi, dà conto grazie a una superba carrellata di quadri, espressione tanto energica quanto palpitante di quel “Ritorno all’ordine”, il movimento maturato a Milano negli anni Venti intorno a Margherita Sarfatti, in opposizione alle sperimentazioni avanguardistiche di inizio secolo, che Ghiglia seppe interpretare in chiave assolutamente personale e sorprendentemente avvincente.
Distante dalle mode del mercato come dai grandi appuntamenti espositivi, l’opera di Ghiglia conosce una riscoperta a partire dagli anni Sessanta, una emersione che prosegue nei decenni successivi per spiccare il volo con le due mostre a lui dedicate nel 1996 a Livorno e a Prato e con quella più recente di Viareggio nel 2018. Ora, a chiudere l’itinerario che mette definitivamente al centro del nostro Novecento figurativo la figura di Ghiglia, concorre la passerella fiorentina, a cura di Leonardo Ghiglia, Lucia Mannini e Stefano Zampieri.
Dense di tessiture cromatiche e di poetiche suggestioni, i ritratti e le nature morte di Ghiglia comunicano una pacificata, remota lontananza, un astratto silenzio pur nel pulsare di un flusso vitale che si tinge ora di genuina malinconia, ora di sognante realismo. Le oltre cinquanta opere, provenienti da collezioni private e da musei pubblici, declinano una narrazione che intreccia temi e cronologie. La prima sala, che si apre con l’Autoritratto del 1920, è dedicata agli anni della prima maturità. Nella seconda l’accento è posto sulla profonda classicità che permea l’opera di Ghiglia. Le ultime due sale aprono al “realismo magico” intorno a cui si raccolgono tanti artisti negli anni Venti e che permea in tono del tutto originale l’opera di Ghiglia.
Catalogo Sillabe. Fino al 13 settembre.
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