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L’arte di Giuseppe Bezzuoli, il pittore dotto che racconta la Firenze cosmopolita

Gabriele Rizza
Eike Schmidt e una delle opere di Giuseppe Bezzuoli in mostra a Palazzo Pitti a Firenze
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Eike Schmidt e una delle opere di Giuseppe Bezzuoli in mostra a Palazzo Pitti a Firenze

La mostra, aperta fino al 5 giugno, raccoglie oltre 130 opere dell’artista e dei suoi contemporanei

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C’è come un atto di riconoscimento, se vogliamo di ricompensa, verso un artista messo da parte, nella mostra che si apre nella Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti, alzando il velo sulla figura di Giuseppe Bezzuoli (1784-1855), un percorso fitto di oltre 130 opere, tra dipinti, sculture e disegni, che rappresenta la prima retrospettiva dedicata al pittore fiorentino.

Certifica il direttore degli Uffizi Eike Schmidt: «Finalmente si rende giustizia a Bezzuoli, che si staglia come uno dei protagonisti assoluti nel fremente panorama artistico ed intellettuale dell’Europa di metà Ottocento: l’artista si rivela come vero pictor doctus, che conosceva e amava la letteratura, sua continua fonte d’ispirazione». L’itinerario messo a punto dai curatori Vanessa Gavioli, Elena Marconi ed Ettore Spalletti, si articola in nove sezioni, dagli esordi neoclassici alla maturità, con l’intento anche di restituire un quadro di insieme dell’epoca, all’ombra di quello spirito romantico da cui Bezzuoli fu costantemente animato e di cui fu un convinto e raffinato rappresentante. Infatti alle sue maggiori e più spettacolari prove, vedi “L’ingresso di Carlo VIII a Firenze”, “Il ripudio di Agar”, “Eva tentata dal serpente” (gli ultimi due recentemente acquisiti dagli Uffizi per la Galleria d’Arte Moderna) si affianca una sensazionale parata di ritratti della società di metà Ottocento, uno spaccato della nobiltà e dell’alta borghesia, italiana e internazionale. La mostra permette inoltre di confrontare la produzione artistica di Bezzuoli con quella di altri importanti maestri del calibro di Francesco Hayez e Massimo D’Azeglio, e offre ai visitatori l’occasione di ammirare le opere dei maggiori esponenti dell’arte e della cultura cosmopolita della Firenze del tempo, come il collega francese Ingres, o come i giovani americani Horatio Greenough, Hiram Powers, Thomas Cole che frequentavano le lezioni di Bezzuoli, che contava tra i suoi più celebri allievi anche Giovanni Fattori. Particolarmente interessante si rivela la sezione dedicata all’attività grafica di Bezzuoli, disegnatore di indiscusso talento e straordinario interprete di soggetti letterari, costituita principalmente dal fondo degli Uffizi, con integrazioni di diversa provenienza, che indaga il modus operandi dell’artista.

Catalogo Giunti. Aperta fino al 5 giugno.
 

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di Redazione web