Il Tirreno

Cinema: tra le nuove uscite in sala“Red Rocket” graffia, si fa qualche risata con il film “C’era una volta il crimine”

Fabio Canessa
Cinema:  tra le nuove uscite in sala“Red Rocket” graffia, si fa qualche risata con il film “C’era una volta il crimine”

Non convince il cartone “Flee” candidato a tre Oscar Si fa onore il francese Yvan Attal con il suo “L’accusa”

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Grazie ai cinefumetti dei supereroi Spiderman e a Batman, il botteghino respira, in camera di rianimazione: l’Uomo Ragno supera i 25 milioni di euro e l’Uomo Pipistrello ne totalizza 5 in una settimana. Manca all’appello il cinema italiano, per ora fanalino di coda con incassi risibili: riuscirà il terzo capitolo della saga postmoderna di “Non ci resta che il crimine” a convincere il pubblico popolare a pagare un biglietto per un film nostrano? A due settimane dalla cerimonia dei premi, arrivano alla spicciolata i più autorevoli candidati all’Oscar. Intanto stanno già impacchettando le uova di Pasqua: il terzo “Animali fantastici” e le nuove commedie di Leonardo Pieraccioni e di Lillo e Greg.

C’ERA UNA VOLTA

IL CRIMINE

Di Massimiliano Bruno con Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi. Italia.

Nel moscio panorama italiano, questa farsa scalcinata ha una sciagurata vitalità e una sciatta freschezza. L’ultimo viaggio nel tempo della trilogia scaraventa i nostri eroi nell’Italia dell’8 settembre 1943, a rubare la Gioconda e a combattere i nazisti, mentre Giallini può conoscere la sua giovane nonna e abbracciare la madre bambina. Massimiliano Bruno si scatena, come regista e attore, a omaggiare i suoi beniamini: lo Zemeckis di “Ritorno al futuro”, “La grande guerra” di Monicelli, “Non ci resta che piangere” e il Tarantino di “Bastardi senza gloria”. Ci sono imbarazzanti momenti trash (tutta la parte con il re e Mussolini) ma il tono scanzonato e l’affiatamento degli interpreti, pur nella bischeraggine generale, dimostrano un’allegria (di naufragi) che si comunica anche agli spettatori. Voto: 6,5

FLEE

Di Jonas Poher Rasmussen Danimarca.

Fuggire è il destino dell’afghano Amin, che ha scritto e sceneggiato questo film, più buono che bello, per raccontare la sua storia di diversità ed esilio: omosessuale in una società maschilista, orfano di padre rapito dai talebani e costretto a emigrare clandestinamente in Russia, Danimarca e Svezia, tra stenti, miseria e crudeltà. Storia così vera e dolorosa che, anziché girarla come fiction interpretata da attori reali, l’ha voluta trasfigurare in un cartone animato. Un’idea vincente, visto che ha ottenuto la candidatura a tre Oscar (miglior film, miglior documentario e miglior film d’animazione) però l’entusiasmo ci sembra eccessivo e dovuto più al bruciante contenuto che alla forma in cui è confezionato: un’animazione anonima, convenzionale e di scarsa inventiva che si mescola in modo poco convincente con filmati storici di repertorio. Voto: 6

L’ACCUSA

Di Yvan Attal con Ben Attal, Suzanne Jouannet, Charlotte Gainsbourg. Francia.

L’accusa è quella di stupro: la muove la diciassettenne Mila al ventiduenne Alexandre, figlio della compagna del padre di lei. Trepidano per lo scandalo i genitori di lui, un famoso giornalista e una femminista che lotta contro la violenza alle donne, e di lei, un insegnante e un’ebrea tradizionalista. Al processo Alexandre si dichiara innocente, spergiurando che Mila era consenziente, ma lei nega e vuole una condanna. Potrebbero avere ragione entrambi, perché la realtà è complicata, le relazioni umane sono all’insegna dell’equivoco e la giustizia non sembra avere strumenti adatti a scandagliare i meandri dell’anima. Il cinema francese si fa onore: Attal dirige il figlio Ben e la moglie Gainsbourg in un film troppo lungo e verboso, ma coraggioso e intelligente, capace di trattare un tema incandescente con sensibilità e delicatezza. Voto: 7

RED ROCKET

Di Sean Baker con Simon Rex, Bree Elrod, Suzanna Son. Usa.

La decadenza dell’Occidente e dell’identità maschile rispecchiata dal ritratto di un cialtrone inaffidabile e irresponsabile ma superdotato, che fu un Rocco Siffredi nella Los Angeles dei pornodivi e ora, caduto in disgrazia, è tornato in Texas dalla ex-moglie a spacciare droga. L’incontro con una lolita eroticamente molto spigliata gli farà sognare un ritorno agli antichi fasti. Il titolo si riferisce a un cane arrapato, ma il film, tutt’altro che volgare, è cinema d’autore cinico e agro sull’umanità degradata della provincia americana. L’originale miscela di commedia goliardica e crepuscolarismo esistenziale ne fanno un’opera insolita e graffiante, montata con ritmo e di solida regia.

Alla tragicomica galleria di freaks, schizzati con tocchi vivaci da interpreti molto convincenti, si aggiunge, dagli schermi della tv, Donald Trump. Voto: 7,5

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