Il Tirreno

IL GIOIELLO

San Casciano dei Bagni: il borgo incantato che strega i poeti e racchiude suggestioni e leggende

Stefano Adami
Una delle vasche termali di San Casciano dei Bagni
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Una delle vasche termali di San Casciano dei Bagni

Sembra emergere come uno sperone da boschi, radure e corsi d'acqua. Ispirò a Zweig un bellissimo concerto

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SAN CASCIANO DEI BAGNI. È strano a dirsi, ma la gran parte dei viaggiatori che, specie ad inizi del Novecento, arrivavano qui, attraversando poi vie ed angoli del paese, lo facevano perché inseguivano la particolare musicalità del nome di questo posto. Inseguivano dei suoni particolari, e trovavano un borgo che, nel tempo, era cresciuto intorno a se stesso. E che offriva la pace e la meraviglia di decine di bagni termali. Visto da lontano, il borgo sembrava emergere come uno sperone di roccia, o come una rupe sul mare, fra l’alternarsi di radure, terre aperte al cielo e boschi, fra sponde sfumate e placidi corsi d’acqua. E poi, intorno al paese, i bagni. Bagni che sono come specchi del borgo e specchi di chi vi arriva.

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GLI ANGELI E ZWEIG

Specchi antichi di millenni. Una voce che racconta di essere stata per prima cosa rapita dal nome e dalla musica di questo luogo, prima ancora di vederlo finalmente con i propri occhi, è quella di Stefan Zweig. Il grande scrittore austriaco di origini ebraiche aveva sentito alcuni amici parlare di San Casciano una sera ad un ricevimento a Vienna, la città in cui viveva. Racconta di aver dunque sentito subito uno «speciale moto del cuore», e di aver deciso su due piedi, al momento: devo andarci. Sì, perché quei suoi amici avevano iniziato la conversazione parlando di Rilke, delle Elegie Duinesi. Il grande poema in cui Rilke immagina di ascoltare degli angeli che gli parlano della vita, della morte e, su tutto, dell’amore e delle innamorate. San Casciano, gli avevano detto i suoi amici quella sera, sembra un suono pronunciato proprio dagli angeli del poema. Ancora di più, sembra, in realtà, il luogo stesso di cui gli Angeli di Rilke raccontano. Perché torri, soglie e fortilizi che Rilke canta in quel poema sembrano proprio i fortilizi che sono all’origine del borgo, o quelli, piccoli, che gli stanno incontro. E le soglie a San Casciano de’ Bagni, sono intarsiate nelle vie stesse del borgo.

IL REGNO DELLO SPIRITO

Gli inglesi, meditava Zweig, cercano nella Toscana dei loro sogni il paese delle emozioni, dell’eros, della sensualità. Come racconta Byron, come raccontano D.H. Lawrence o Foster. Per noi mitteleuropei è diverso, diceva lo scrittore a se stesso. Noi sappiamo che la Toscana è in realtà il regno dello spirito. Quello spirito vi cerchiamo. Così Stefan Zweig era arrivato, e aveva trovato un piccolo borgo che si dipana attorno ad una piccola piazza centrale. Piazza che sembra davvero la fonte da cui sgorgano parole eterne come quelle del poema di Rilke, che fluisono come le acque calde dei bagni. Amava, soprattutto, Stefan Zweig, sostare all’interno della Chiesa di Santa Maria della Colonna, che era stata ricostruita in età rinascimentale sopra le vestigia di un monastero preesistente. Ma che restava ancora, all’interno, d’impianto profondamente medievale. Tutto fluiva, e fluisce ancora, a San Casciano, in uno scorrere continuo.

SIMBOLO D'AMORE

Ed era vero, San Casciano poteva essere allora, come oggi, il luogo che raccoglie e contiene tutto l’amore umano. Zweig, a sua volta, aveva indicato il posto a molti amici, raccontando loro di non aver mai passato un’ora triste o infelice nelle piccole vie, o nelle pievi dell’antico paese toscano. Ed era poi proprio tra quelle mura, uscendo dalle piccole chiese del borgo che aveva avuto la visione di uno dei suoi racconti più profondi ed equlibrati. “L’amore di Erika Ewald”, un racconto musicale che Zweig aveva dedicato alla donna che amava all’epoca , e al paese stesso che glielo aveva ispirato. Nella sua cerchia di amicizie viennesi, grazie ai suoi racconti, San Casciano era diventato simbolo della serenità e della pace che si può raggiungere nel corso del cammino umano, simbolo dell’amore stesso. Il piccolo borgo, infatti, nell’equilibrio della sua piccola piazza centrale, e delle stradine che si stringono concentriche intorno ad essa, è un modello di un equilibrio quasi musicale. Sembra impossibile, seguendo il corso di queste stradine, che l’uomo possa ascoltare, oltre alle voci degli angeli, alle voci della vita e dell’amore, anche e, a volte, soprattutto, le voci della distruzione, della morte e dell’odio.

IL SOGNO INFRANTO

Agli inizi dello scorso secolo, che sembravano quelli di un’epoca finalmente felice, questo piccolo borgo somigliava a un cuore. Il cuore del presente, del futuro. Ma era, purtroppo, all’epoca, soltanto un sogno. Speriamo che non lo sia oggi. Nella vita di Zweig, dopo il trauma inatteso della Prima guerra mondiale, l’apocalisse impensata iniziò con la nomina di Hitler a cancelliere in Germania. Il caporale austriaco volle, tra le prime cose, annettere al nuovo Reich tedesco anche il territorio della vecchia Austria. Zweig capì che il mondo aveva preso ormai una strada definitiva. La strada di quello che lui aveva chiamato la fine del «mondo di ieri». Il mondo di ieri, San Casciano, il mondo apparentemente felice, sarebbe finito purtroppo nella più diabolica delle distruzioni. La storia del grande scrittore è nota: la fuga in Brasile, dove Zweig, ormai distrutto, terrorizzato, si suicida con la moglie. Il mondo gli sembrava finito per sempre. Speriamo che oggi non sia di nuovo così. E che San Casciano possa essere ancora il modello di un’altra felicità racchiusa in un punto, in una stilla d’acqua, sia per l’individuo, che per l’universale.

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