Il Tirreno

cinema: l’anniversario 

Nosferatu, angosciante come il male assoluto. Cent’anni di un capolavoro condannato al rogo

Francesca Lenzi
Nosferatu, angosciante come il male assoluto. Cent’anni di un capolavoro condannato al rogo

Il film di Murnau, ispirato al Dracula di Bram Stoker, perse la causa con gli eredi dello scrittore. Ma una copia è rimasta

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«Io sono Dracula» afferma scandendo fin troppo bene le parole, Bela Lugosi, mentre con una mano tiene davanti a sé il mantello color pece e nell’altra una candela, sfoderando un sorriso beffardo sotto gli occhi aguzzi e luccicanti. È il Dracula del 1931 di Tod Browning che, l’anno successivo, realizzerà il suo capolavoro, Freaks, ambientato nel grottesco mondo circense.

Per il grande pubblico l’immaginario del vampiro si rifà alla figura affascinante e minacciosa di Bela Lugosi, che sarà poi sostituita dalla brutale virilità di Christopher Lee, passando per il conturbante romanticismo di Gary Oldman, fino ad arrivare all’iconico e muscolare eroismo di Luke Evans. Solo per citare le rappresentazioni maggiormente iconografiche del conte Dracula.

Tuttavia, addirittura nove anni prima che Bela Lugosi gigioneggiasse davanti alla macchina da presa, un altro vampiro aveva impresso il proprio sigillo nella memoria cinematografica. Nosferatu di Friedrich Murnau usciva in sala proprio 100 anni fa, nel marzo del 1922, terrorizzando gli spettatori tedeschi.

Protagonista della pellicola muta è il conte Orlok. Un nome del tutto diverso dal vampiro del romanzo di Bram Stoker. Peccato che, nomi a parte, la trama e lo sviluppo del plot narrativo fossero pressoché identici, tanto da spingere la vedova e gli eredi Stoker a intraprendere una causa legale contro la casa produttrice, la Prana Film. Questa, dopo aver perso il giudizio ed essere stata condannata a pagare il contenzioso sui diritti d’autore, dichiarò bancarotta chiudendo di fatto la propria avventura con appena una pellicola prodotta. Per l’appunto il Nosferatu di Murnau, costretto a distruggere ogni copia del film. Come spesso accade in questi frangenti, tuttavia, una copia – guarda caso – si salva e, di anno in anno, di peripezia in peripezia, allunga la sua ombra nel mito.

Nosferatu esce a due anni da Il gabinetto del dottor Caligari, simbolo dell’espressionismo tedesco dove la figura umana emerge dalle bidimensionali quinte sceniche che rendono onirico e paradossale l’intero set cinematografico. A differenza della pellicola di Robert Wiene, Nosferatu abbandona però l’ossessivo allestimento scenografico a favore di una maggiore combinazione fra uomo e natura. Una miscela che simboleggia felicemente il conflitto irrisolto fra la razionalità umana e l’alter ego selvaggio.

Il conte Orlok non ha niente da spartire con l’accattivante Dracula di Lugosi. È, al contrario, inevitabilmente silenzioso, oltremodo spigoloso, con gli arti esageratamente protesi e con una manciata di artigli al posto delle mani. Si muove meccanicamente nella sua sagoma piena di angoli e ben poche rassicurazioni. È la vittoria del male assoluto e, anche visivamente, orribile a dispetto della sensualità. È l’orrida sembianza del non morto che non si cura di interagire con l’ambiente circostante. È l’uomo nero per eccellenza. Il Babadook infantile, l’uomo storto della filastrocca. In grado di attirare remake e omaggi.

Nel 1979 Werner Herzog girerà Nosferatu, il principe della notte con Klaus Kinski, versione patinata e decadente di un anti-eroe condannato alla solitudine. Mentre nel 2000 Elias Merhige celebrerà il mito del non morto inventando un ipotetico dietro le quinte del film del 1922, con John Malkovich nei panni di Murnau e Willem Dafoe nel ruolo di Max Schreck. Il tutto prendendo le basi da una delle leggende nate attorno a Nosferatu. Una di queste narra, infatti, la natura realmente vampiresca di Schreck; un’altra che dietro la maschera di Dracula si nascondesse lo stesso Murnau. Altre ancora prendono a piene mani dal simbolismo, dagli impeti post Prima guerra mondiale a una prefigurazione dell’antisemitismo fino all’emblema stesso dell’occulto.

Girato fra la Slovacchia e la Germania, Nosferatu nasce ovviamente muto per subire una versione sonorizzata e non autorizzata negli anni Trenta, mentre tra il 1987 e il 2006 è stato oggetto di tre restauri. Il primo con una nuova colonna sonora composta da James Bernard, per finire con un commento sonoro di Hans Erdmann.

Quel che è certo è la distanza siderale di Nosferatu da ogni altro modello vampiresco della storia. Sconvolgente per l’epoca e angosciante tutt’ora, soprattutto quando il mostro si vede soltanto riflesso nel riverbero disumanizzante della creatura che striscia lungo le scale per andare a prendersi la sua preda.

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di Redazione web