Sicurezza
Acqua, vapori, magia: ecco Bagno Vignoni, gioiello della val d’orcia
L'antico borgo dispensa storia, bellezza e gustose curiosità. È stato anche il set di "Nostalghia"
Gli itinerari che stiamo facendo alla ricerca di una Toscana apparentemente minore, una Toscana da ricordare, una Toscana d’angolo, sono indirizzati in particolar modo verso il meraviglioso, lo stupefacente, quello che ancora oggi colpisce il viaggiatore pronto a perdersi nell’inatteso, aperto a tutte le strade. Alla ricerca, infatti, di quella dimensione, quelle immagini che possono dare all’osservatore la pace, la visione di se stesso, l’osservazione del tutto e di ciò che spesso non notiamo, come in uno specchio. Quei luoghi che possono regalare la distanza dal travolgente, brutale rumore del mondo.
Il fascino dell’inatteso
Bagno Vignoni, all’ingresso nella Val d’Orcia, a questo punto, è un luogo che rientra a buon diritto in una tale serie di itinerari, perché offre ancora qualcosa di veramente inatteso, di stupefacente. Il primo motivo di stupore è una grande piazza rettangolare d’acqua sulfurea, d’acqua termale, che è il cuore del piccolo borgo medioevale costruito interamente in pietra. Che cosa avranno pensato, o desiderato, gli uomini, che la vollero? E il lavoro di quanti costruttori, quanto tempo avrà richiesto?
Camminando lungo i lati della piazza, tutti coperti da portici, l’osservatore può facilmente immaginare la storia millenaria della struttura. In vari punti, infatti, sono ancora presenti antiche iscrizioni che ne indicano la lontana creazione, le lontane visite, i lontani culti. Durante dei lavori di risistemazione della piazza, per esempio, fu rinvenuta una iscrizione di età romana in una pietra angolare di travertino. L’iscrizione ricordava che un certo Lucio Paternio Liborio Fortunato, per ringraziare gli dei della loro benignità, aveva fatto costruire nel luogo delle acque calde, curative, un piccolo tempio dedicato alle ninfe. E si augurava che il tempietto avrebbe stabilito un culto del luogo molto seguito, molto popolare.
Vapori come magia
La piazza è inoltre sempre avvolta come per magia nei densi fumi creati dall’acqua calda. I fumi, i vapori, si alzano verso il cielo come impalpabili colonne. Proprio per questa sua dimensione quasi magica, all’inizio degli anni ’80 del Novecento il grande regista russo Andrej Tarkovskji – quasi realizzando i lontani desideri del romano Liborio Fortunato – rese questo luogo universalmente noto, ambientandovi uno dei suoi film più belli e, per certi versi, mistici ed enigmatici: “Nostalghia”. Il film era anche, per altri versi, profondamente autobiografico, visto che proprio in quegli anni Tarkovskji aveva deciso di lasciare la Russia per trasferirsi proprio a Bagno Vignoni.
Antiche curiosità
Molti documenti medievali di area senese, inoltre, attestano le infinite visite nel luogo, e il frequente uso delle acque termali della piazza. Sono documenti per certi versi anche curiosi. Mostrano come le strutture termali fossero già all’epoca divise fra aree per gli uomini e aree per le donne, per evitare situazioni spiacevoli o difficilmente gestibili. Ancora nel medioevo, come era per gli antichi, per gli etruschi ed i romani, l’accesso e l’uso delle acque termali doveva essere una sorta di pratica religiosa, che non lasciava nessun altro spazio alle dimensione laica, materiale, dell’esistenza. E i documenti di cui parliamo ricordano addirittura i costi di infrastrutture e servizi. Un camera, per esempio, costava un denaro. Una coperta per asciugarsi e coprirsi due denari, un cuscino un denaro.
Ospiti di riguardo
Nei decenni, in quell’epoca dantesca, si erano avvicendati sulla piazza d’acqua molti ospiti di riguardo. Santa Catarina da Siena, per esempio, veniva spesso a questo strano borgo, per usare dell’acqua che esso contiene. Numerose lettere della Santa descrivono nel dettaglio, e con grande fascino e piacere narrativo, le ore di quasi visione da lei passate in quest’angolo unico di Toscana. Un altro importante visitatore cristiano è Enea Silvio Piccolomini, il Papa di Siena, Pio II, la cui potenza creatrice e d’immagine si è realizzata non molto distante, a Pienza. Ebbe forse Pio II l’immagine della sua piccola, meravigliosa città ideale proprio durante un bagno visionario nelle acque del borgo di Bagno Vignoni?
Allargare lo sguardo
Ma bisogna allargare lo sguardo a partire dal brillante, musicale scorrere delle acque taumaturgiche del luogo. Bisogna allargarlo all’intera Val d’Orcia, che è oggi un grande Parco ambientale di particolare rilevanza. Perché i paesaggi smaltati fatti di campi e di vigne, di crete e di boschi tipici delle terre che scorrono lungo il passaggio del fiume Orcia sono gli stessi paesaggi perfetti ed equilibrati che vediamo nelle pittura toscana e negli affreschi del ’300. Bisogna allargare lo sguardo fino a Bagno Vignoni Alto, con la sua fortezza medievale ancor oggi minacciosa, e la sua silenziosa, minuscola chiesa di San Biagio. Bisogna allargarlo ancora fino al Parco ambientale dei Mulini della Val d’Orcia. Che scorre davanti ai nostri occhi, portandoci anche l’eco delle ricerche della poesia europea del Rinascimento. E il ricordo dei parchi dei mostri, che qui sono i mulini.
Bisogna, infine, sentire che questo rettangolo d’acqua che trema alla vista, è il cuore palpitante della vita stessa, la comprensione dell’itinerario umano, come si vede nel film di Tarkovskji.
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