Il Tirreno

IL PERSONAGGIO

Da Red Canzian a Gullotta, show firmati dal regista livornese Emanuele Gamba

Maria Teresa Giannoni
Da Red Canzian a Gullotta, show firmati dal regista livornese Emanuele Gamba

Soddisfazione per il direttore artistico del Teatro Goldoni di Livorno: «Professionisti con cui ho avuto subito sintonia» 

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LIVORNO. E' arrivato sabato 26 febbraio al Goldoni per la stagione di prosa Leo Gullotta in “Bartleby lo scrivano” dall’omonimo racconto di Herman Melville nella riscrittura per il teatro di Francesco Niccolini, con la regia di Emanuele Gamba.

Lo spettacolo con Gullotta e gli attori della compagnia Arca Azzurra, ha debuttato nell’estate del 2019 al Napoli teatro Festival. Dopo la partecipazione a quello che è uno dei festival italiani più prestigiosi, lo spettacolo ha dovuto fermarsi causa covid. È stato il Goldoni una delle prime tappe della ripresa. In scena un lavoro di levatura nazionale ma che ha in sé un po’ di Livorno con Niccolini, livornese di adozione e il regista Gamba direttore artistico del Goldoni.

Non lo era quando preparava lo spettacolo e anche ora mantiene un piede da protagonista nel mondo del teatro: recentemente ha curato la regia del musical “Casanova Opera Pop” con le musiche composte dall’ex bassista dei Pooh Red Canzian che ha debuttato al teatro Malibran di Venezia il 21 gennaio scorso e sta girando nei maggiori teatri del nord Italia (si parla anche dell’Arena di Verona a settembre e di una tournée all’estero). Due incontri importanti - quelli con Leo Gullotta e con Red Canzian - per il regista livornese che ha alle spalle una intensa esperienza anche nel campo della regia lirica essendo stato per tanto tempo collaboratore di Daniele Abbado.

«Mi piace lavorare – dice Gamba – con persone con cui sento di avere qualcosa in comune. E’ stato così con Gullotta che ha saputo prendere su di sé questa figura straordinaria descritta da Melville che ti fa struggere di dolore e di simpatia. Stessa cosa è successa con Canzian, anche con lui è scattata una grande sintonia: ci siamo incontrati a Milano, avremmo dovuto vederci per un’oretta e invece abbiamo finito per pranzare insieme e restare a parlare fino a dopo cena con lui e sua moglie Bea. E’ impressionante vedere questo monumento della canzone italiana che ha venduto milioni di dischi, essere ancora così entusiasta. Ha composto due ore di musica, suo figlio Phil ha curato gli arrangiamenti, ci sono dentro 35 brani inediti, attori, cantanti, dieci ballerini acrobati. Red ha avuto seri problemi di salute e ha dovuto essere ricoverato in ospedale ma ha avuto il permesso dei medici di uscire per una sera per andare a vedere il suo “Casanova” a Treviso».

Il fatto di aver portato al Goldoni il suo spettacxolo lo ha emozionato. «Ho sentito la responsabilità. Non sono uno che ama mettersi in mostra e ci ho pensato prima di inserirlo nel cartellone, ma lo spettacolo era già stato opzionato da Marco Leone che era direttore del Goldoni prima di me e mi sono detto: perché no? La doppia natura di quello che faccio arricchisce un ruolo e l’altro. Questo è un periodo complicato in cui il mondo dello spettacolo ha sofferto molto. L’amministrazione comunale ci sostiene e credo che il teatro abbia risposto bene. E’ un tale piacere vedere la sala del Goldoni piena, cosa che non accade in altri teatri della zona. Mi dico si può fare meglio, io non sono mai contento e mi impegno al massimo».


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