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Adriana Hamilton, la Persefone soul ora canta per le donne

Adriana Hamilton, la Persefone soul ora canta per le donne

Da Livorno fino a Dubai la cantante si dedica all'universo femminile e presto uscirà il nuovo singolo First class: «Nessun uomo può mai soggiogarci»

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LIVORNO. La voce e il corpo, l’estetica e lo spirito in chi vive la musica come un viaggio dentro e fuori sé stessa. A Livorno e sui palchi internazionali, da Dubai a New York. Cantautrice, performer, violinista, Adriana Hamilton è un’artista poliedrica. Una “Persefone” (dal titolo dell’Ep che ha lanciato a luglio scorso) dalla voce soul, madre scozzese e padre livornese, che ha trovato in questi tempi di “stop and go” per i concerti il modo di dare spazio alla sua vena creativa, tornando in studio per registrare nuovi brani e riaprendo il cassetto per rispolverare certe cose lasciate in sospeso. Tanto per cominciare, il 5 marzo uscirà il suo nuovo singolo: che brano sarà? «Sarà qualcosa di diverso rispetto a quanto ho fatto finora, sia a livello di sonorità che nel modo di cantare e mischiare inglese e italiano. Il pezzo si intitola “First class” e parla simbolicamente del viaggiare in prima classe come uno stile di vita che esorti la figura femminile a non farsi soggiogare dall’uomo nel lavoro e nella società. La donna può volare alto e non farsi ridimensionare da nessuno. Il 5 marzo uscirà anche il video, che sto girando a Viareggio».

Per quanto riguarda l’attività live: è già tornata sul palco? «Sì, ho ricominciato due settimane fa con un concerto all’Rds Stadium di Rimini ed è stato bello, ma anche strano perché il pubblico non era presente fisicamente, bensì collegato online e io lo vedevo su un maxi schermo. Era un po’ come essere in tv. Da una parte molto interessante, ma mi è mancato lo scambio con il pubblico: per me la musica è connessione, un viaggio insieme a chi assiste allo spettacolo».

La pandemia ha costretto a trovare soluzione alternative e il digitale viene in aiuto: sarà anche questa la nuova normalità? Dice la sua Hamilton. «Non so se questi tipi di show andranno avanti, un po’ mi spaventa il pensiero, ma sembra di essere davanti a uno step verso un altro mondo. Fa parte dell’evoluzione, ma se devo essere sincera non mi piace perché la dimensione che esce fuori è molto fredda. Nei miei show, invece, io cerco la parte umana, tribale dello stare insieme e del celebrare la vita. Ad esempio, lo scorso weekend ho suonato a Milano, finalmente con il pubblico in presenza. Durante il soundcheck un bambino mi ha fatto un ritratto e poi me lo ha portato. È stato emozionante».

Com’è cambiato il suo rapporto con la musica in due anni di pandemia? «Questo stop and go ripetuto è destabilizzante, toglie tutte le sicurezze e ne ho risentito sia dal punto di vista economico che spirituale. Ho visto annullarmi un sacco di date in questi due anni e così, giocoforza, ho imparato a vivere giorno per giorno, senza dare niente per scontato o farmi troppe aspettative. Piuttosto, questo periodo in cui sono stata meno in giro mi ha aiutato a tenere attiva la mia vena creativa ed è una cosa che voglio alimentare. D’ora in poi voglio buttare fuori più musica possibile e dare sfogo ai miei progetti personali, ma non solo».

Nei suoi show usa la voce, gli strumenti, ma anche il corpo: come combina tutto questo? «Mi viene naturale, la base di tutto è l’energia. Durante i concerti mi piace sentirmi libera di muovermi e sbizzarrirmi, per questo mi alleno molto: faccio arti marziali, gli anelli e la pole dance. Ci vuole molta forza e capacità di avere controllo del proprio corpo. Per lo sport sono un po’ un “militare”, ma nella vita non sono troppo rigida; da buona scozzese, mi piace celebrare la vita e bere quando è il momento di farlo».

Già, all’anagrafe è Adriana Salvadori, mentre in arte usa il cognome della madre, appunto scozzese. «Sì, - conclude lei stessa – e pure di mio nonno George Hamilton, l’uomo della mia vita. Ha 101 anni e ha un’energia incredibile. Ha fatto la seconda guerra mondiale a cavallo, mentre per i suoi 100 anni ha ricevuto gli auguri della Regina. Non lo vedo da 2 anni per colpa della pandemia, ma spero di andare a trovarlo in primavera».

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