Gioco
Giorgio Panariello torna in scena a Grosseto: «La “Favola mia” passa anche da qui»
Dall’immaginaria discoteca “Chiticaca” di Orbetello alle serate in Capannina, la Maremma è fonte di ispirazione ma anche uno dei posti dove l’attore ha mosso i primi passi
GROSSETO. Quella di Giorgio Panariello è una bella favola, iniziata dai primi anni Ottanta. Questo ragazzo nato a Firenze ma cresciuto a Cinquale, nel comune di Montignoso, fin da giovane aveva mostrato di avere una vis artistica, iniziando facendo il disc-jockey e le imitazioni.
Panariello, con il suo tour intitolato proprio “La Favola mia”, si fermerà per due serate, giovedì 17 e venerdì 18 febbraio, al teatro Moderno di Grosseto, un palcoscenico – la Maremma – che conosce bene e nel quale prova sempre emozioni.
«Arrivo in Maremma con un anno di ritardo sul previsto», dice Panariello al Tirreno. «In realtà la missione è cambiata rispetto a quando fu programmato il tour, prima della sospensione per la pandemia. L’idea iniziale era di uno spettacolo celebrativo della mia carriera, a venti anni dal grande successo di “Torno sabato”. In quei mesi ho riflettuto, dopo che il clima è cambiato e ho preparato uno spettacolo con meno lustrini. Doveva essere un “one man show”, alla fine rimane un uomo solo sul palco con un lavoro più teatrale; ci sarà insomma più Giorgio e meno Panariello».
Sul palcoscenico tutti i personaggi che lo hanno accompagnato in una lunga carriera e che lo hanno fatto conoscere. «Ho sempre avuto il pallino di diventare famoso – racconta – A scuola mentre gli altri seguivano con attenzione le lezioni io scrivevo il mio nome sul quaderno. Arrivato a casa mi chiudevo in casa e, guardandomi allo specchio, mi intervistavo».
Il sogno di Giorgio si è realizzato, ha messo nero su bianco la vita quotidiana: «Merigo l’ho incontrato in un bar, Mario era veramente il bagnino dove andavo al mare da ragazzo, Lello Splendor me l’hanno portato a casa, mentre Italia l’ho conosciuta dalla parrucchiera. Tutte le mie parodie hanno fondamento di verità, sono persone realmente esiste, con le loro stranezze e la loro vita vissuta».
E tra i personaggi, mentre metteva dischi alla consolle di un locale orbetellano («Onestamente non ricordo il nome»), l’inciampo in quello che è diventato il dj del Chiticaca di Orbetello. «Quella sera – racconta –, invece, di guardare le belle ragazze che facevano le animatrici, ha attirato la mia attenzione un ragazzo che ballava in maniera frenetica sul cubo, faceva un po’ il mattarello: indossava un pantaloncino attillatissimo, che gli metteva in mostra… il marsupio. Troppo originale per non rimetterlo nella mia carreggiata di personaggi».
Dalla consolle alle imitazioni, la più geniale è sicuramente quella di Renato Zero, tanto bella che attirò l’attenzione degli agenti che lo chiamarono per alcune serate.
«La prima svolta della mia carriera – dice Giorgio Panariello – fu ovviamente Vernice Fresca e poi Aria Fresca, il primo lavoro insieme a Leonardo Pieraccioni e a Carlo Conti. Una produzione del manager pistoiese Capecchi, che andava in onda su Canale 10, e che ci ha fatto fare il salto di qualità».
«I primi tempi non furono facili «anche se – prosegue – la televisione ci aveva dato una bella visibilità. A Grosseto vennero a vederci in pochi (Pieraccioni raccontò anni dopo di essersi scambiato il numero di telefono con i 35 spettatori) e per giunta ci fecero tre multe per divieto di sosta per cui quella volta ci rimettemmo addirittura i soldi di tasca nostra».
In Toscana, comunque, Panariello diventò un’istituzione. È stato ospite d’eccezione di Antonio Degortes alla Capannina di Castiglione della Pescaia, e il primo film da regista, “Bagnomaria”, 1999, fu apprezzato dal pubblico e dalla critica.
«La svolta vera – mette in evidenza – arrivò nel 2000 con “Torno sabato”, lo show condotto su Rai Uno legato alla Lotteria Italia. È stata la trasmissione che mi ha consacrato e che sono stato pronto a sfruttare».
Panariello è tornato in tournée dopo il successo di quella effettuata con gli amici Pieraccioni e Conti. «Nacque per scherzo – dice – all’Arena di Verona. Doveva essere una reunion per celebrare i vent’anni da Aria Fresca e, invece, cominciarono ad arrivare richieste da tutta Italia e quel venale di Pieraccioni non era mai sazio e siamo andati avanti per cento tappe».
Giorgio Panariello è un habitué di Grosseto, dove l’aspetta un pubblico affezionato. «Grosseto è una città che conosco bene, frequento la Maremma spesso e voglio bene anch’io alla gente di qua. Sono venuto una volta anche per il teatro con il “Borghese gentiluomo” di Molière. Ho un aneddoto carino per quella serata. Il giorno prima mi chiamò Pippo Baudo, per farmi i complimenti e mi chiese dove mi sarei esibito la sera successiva. Mi disse che sarebbe venuto a vedermi, ma in realtà non ci credevo. Alle 19, mentre stavo ammazzando il tempo con un poker insieme a Carlo Pistarino e ad altri componenti dello staff, vidi arrivare veramente Pippo Baudo e ne fui felice. Nei prossimi giorni tornerò a Grosseto e sono convinto che ci saranno tanti amici ad aspettarmi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
