Il Tirreno

Il super elettricista che fece vedere la tv anticipandone di un anno il debutto

marco pagli
Il super elettricista che fece vedere la tv anticipandone di un anno il debutto

Umberto Peri (di Sovigliana di Vinci) ha compiuto da pochi giorni 91 anni. Dal suo negozio di Empoli (era il 1953) riuscì ad agganciare il segnale e a permettere la visione del film “Catene” che la Rai trasmetteva per prova 

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La storia dell’uomo che per primo mostrò la televisione agli empolesi è lunga 91 anni e sta tutta dentro una mente che più brillante non si potrebbe. È la storia entusiasmante di un sogno, nato in mezzo a una guerra e portato a compimento pochi anni dopo. Umberto Peri, residente nella frazione di Sovigliana, nel comune di Vinci, voleva fare l’elettricista già da quando aveva l’età della scuola media. Ma la sua passione sfrenata lo porterà a precorrere i tempi e le rivoluzioni e a regalare ai suoi concittadini l’impagabile brivido di un’anteprima storica.

«Quando avevo dieci anni giocavo con le pile e le lampadine – racconta Umberto Peri, classe 1931, per oltre cinquant’anni titolare del negozio “Radio Peri” prima a Empoli e poi a Sovigliana –. Ero affascinato dalle radio e in pochi mesi imparai a costruire delle galene (i primi ricevitori radio che non avevano bisogno di batterie e che ricevevano il segnale grazie a un’antenna esterna, ndr) che poi rivendevo. Poi riuscii a realizzare strumenti sempre più completi utilizzando i pezzi portati dai soldati tedeschi e americani. Facevo tutto da solo, leggendo le riviste che trovavo e osservando come erano costruite le radio di casa».

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L’idea di diventare elettricista e aprire una bottega tutta sua dove realizzare e vendere prodotti elettronici nasce così. Poi alle soglie dei 13 anni Umberto decide che non vuole più studiare: sta frequentando la seconda media quando Empoli subisce il peggior bombardamento della sua storia. Sono le vacanze di Natale del 1943 e le scuole non riapriranno. La sua famiglia, però, pensa che il mestiere di elettricista sia pericoloso e lo manda a lavorare come ceramista dall’amico di famiglia Marcello Bitossi. «Ho lavorato prima nella fabbrica ceramica di Montelupo – prosegue – e poi alla Davec, un altro stabilimento ceramico a Empoli. La paga era buona e mi trattavano bene, mi chiesero addirittura se volevo diventare socio. Ma io volevo fare altro. Dovetti aspettare i 18 anni: la guerra era finita e io ero maggiorenne. Così, con i soldi che avevo messo da parte in quegli anni, presi la licenza per riparatore di radio e aprii il mio primo negozio in via Ridolfi a Empoli».

È il 1949 e Umberto può finalmente iniziare ad accarezzare il suo sogno. Non ha ancora la licenza da rivenditore perché il Comune può concederne solo un numero limitato e i negozi di questo tipo sono già molti in città. «Io, però, continuavo a costruire radio e a venderle attento a non farmi scoprire dagli impiegati del Dazio (l’attuale Agenzia delle Dogane, che un tempo aveva anche il monopolio sulla vendita delle radio, ndr). Fu solo dopo un po’ che mi venne concessa la licenza per rivenditore. Nel frattempo, grazie a un’amicizia in comune, riuscii anche ad ottenere un attestato di frequenza in una scuola di elettrotecnica di Firenze: non l’avevo frequentata, ma il professor Romboli mi fece l’esame e io lo passai senza problemi».

Con il passare degli anni, tuttavia, un altro apparecchio inizia ad affacciarsi sulla scena. Ancora pochissimi lo conoscono, ma l’immaginario delle persone già comincia a plasmarsi intorno all’idea del televisore. Una radio che non produce solo suoni, ma che grazie a uno schermo mostra anche le immagini. Sembra qualcosa di inaudito e avveniristico, ma non per Umberto Peri che fin da adolescente trascorre il suo tempo leggendo tutte le riviste del settore e facendo pratica. «I primi apparecchi con lo schermo esistevano in Italia dal 1939 – spiega – ma non erano mai stati sviluppati. Solo dopo la guerra negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei si iniziò a investire su questa tecnologia, che si sarebbe diffusa a partire dagli anni ’50. Nel 1953 in Italia ancora si facevano solo trasmissioni di prova e i ripetitori erano solo a Roma e a Milano. Io conoscevo un rivenditore di elettronica di Montecatini che aveva un apparecchio, un Simca: abitava nella parte alta del paese e da lì riusciva a prendere il segnale in arrivo dalla Corsica. In Francia, infatti, le trasmissioni erano già in funzione regolarmente».

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Umberto allora chiede se può avere il televisore in prestito e nel frattempo si mette a cercare un modo per agganciare il segnale anche dal suo negozio di via Ridolfi, dal momento che gli impianti sul Monte Serra ancora non ci sono e arriveranno solo nel gennaio del 1954. Scopre che sulle Apuane c’è un ripetitore che coglie le frequenze da un altro ripetitore sui monti laziali, collegato con la Rai di Roma. A quel punto gli serve un’antenna. Alcuni amici lo indirizzano a Livorno, al mercatino americano. Qui c’è un venditore, in contatto con gli americani di Camp Darby che già utilizzano la televisione. Umberto compra l’antenna e il filo per collegarla da lui e torna a Empoli trepidante. «Feci tutte le prove del caso – prosegue – e una sera di settembre affissi alla porta del negozio un cartello che annunciava la possibilità di vedere la televisione a partire dalle 20. La Rai proiettava in prova il film “Catene”, con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. La gente arrivò in massa, tanto che la calca davanti al negozio bloccò la circolazione e i vigili urbani dovettero intervenire per far interrompere la trasmissione con grande delusione delle persone».

Il miracolo, tuttavia, era successo e sarebbe bastato attendere pochi mesi prima che potesse ripetersi nelle case («inizialmente solo di quelle dei benestanti»), nei circoli e nelle parrocchie. Dall’inizio del 1954, infatti, la Rai inizia a trasmettere regolarmente e la televisione diventa uno strumento conosciuto da tutti. Anche se la diffusione di massa arriva solo negli anni Sessanta. Ma nel frattempo Umberto Peri e il suo negozio sono ormai diventati un punto di riferimento imprescindibile per tutti i clienti provenienti dal comprensorio.

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