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L’uomo che dormì per una notte con “La Gioconda”

Barbara Antoni
L’uomo che dormì per una notte con “La Gioconda”

Era il soprintendente della Pinacoteca di Brera Ettore Modigliani, cugino di Amedeo. Un docente lucchese ha ricostruito la vicenda e la vita di quell’intellettuale illuminato

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LUCCA. È legata a filo doppio con Lucca – attraverso la figura dello studioso Carlo Ludovico Ragghianti – la storia dell’uomo che dormì con la Gioconda. La vera Gioconda, il quadro di Leonardo da Vinci, che venne sottratto il 21 agosto 1911 dal Salon Carré in cui era esposta al Louvre e poi recuperata, a dicembre del 1913, grazie alla segnalazione dell’antiquario fiorentino a cui il quadro venne offerto per mezzo milione da colui che l’aveva rubato, un imbianchino varesotto di nome Vincenzo Peruggia.

L’uomo che dormì con la Gioconda si chiamava Ettore Modigliani, era il soprintendente illuminato a capo della Pinacoteca di Brera, cugino dell’artista Amedeo Modigliani.

Era ebreo e la sua origine, al tempo delle leggi razziali, lo espose a vendette e persecuzioni.

Dopo essere stata recuperata, nel mezzo di un clamore che attraversò il mondo intero, la Gioconda prese la via del ritorno alla sua “casa”, il Louvre.

Ma sul cammino per la Francia, fu esposta brevemente in alcuni contesti eccellenti, come gli Uffizi a Firenze, Palazzo Farnese e la Galleria Borghese a Roma, la Pinacoteca di Brera a Milano, appunto, muovendo ovunque folle oceaniche di visitatori.

Fu Modigliani, ovviamente, a curare il trasporto e l’esposizione di Monna Lisa nel museo milanese e anche qui si replicò il successo di visitatori: furono, come egli stesso annotò, sessantacinquemila nelle giornate del 29 e 30 dicembre 1913. Terminata l’esposizione, in attesa di salire sul treno per Parigi, la Gioconda sostò a casa di Modigliani: un escamotage da lui ideato per eludere le folle di curiosi e giornalisti. Ma forse anche per ritagliarsi un momento solo suo, due ore uniche e irripetibili.

«Ora, mia cara – le dissi mentalmente – ci sei. Tu ieri e stanotte sei stata di tutti. Adesso, per due ore, devi essere mia, solo mia. Quando mai una simile opportunità? È il meno che puoi fare dopo tante pene che mi hai dato. ..».

Con queste parole Modigliani descriveva l’emozione di sedere al cospetto della Gioconda nell’intimità della sua casa: solo lui e lei, nel silenzio: «Due ore di piacere artistico, quale credo di non aver mai provato nella mia vita», recitano le sue memorie.

Se questa fu una delle parentesi più belle, nella vita di Modigliani ci furono anche momenti assai bui, come il trasferimento coattivo all’Aquila, una dequalificazione in piena regola ad opera del regime fascista, solo perché era ebreo. Tornò alla pinacoteca di Brera nel 1946.

Morì poco dopo, nel giugno del 1947.

È con Ragghianti che la storia di Modigliani diventa “lucchese”. A ricostruirla è stato Emanuele Pellegrini, docente di storia dell’arte di Scuola Imt Alti Studi di Lucca.

«Nel 1955 Carlo Ludovico Ragghianti – spiega il docente – fu il primo a pubblicare le memorie di Ettore Modigliani, per rendergli omaggio, per il funzionario integerrimo che era stato, purtroppo vittima dell’idiozia del provvedimento razziale. Ragghianti ebbe modo di approfondire la conoscenza della storia di Modigliani e del suo operato negli anni in cui fu sottosegretario al ministero dei Beni culturali. Le memorie di Modigliani rappresentano un documento prezioso, dal momento che lui da fine Ottocento alla Seconda guerra mondiale si occupò della restituzione di opere d’arte».

Nel 2018, nell’ottantesimo anniversario dall’emanazione delle leggi razziali, la Regione Toscana promosse molte iniziative, nell’ambito delle quali si inserì il convegno di Scuola Imt Alti Studi di Lucca dedicato a Modigliani.

Fu curato dal professor Pellegrini, che in seguito ha realizzato un libro dal titolo “Ettore Modigliani, soprintendente. Dal primo Novecento alle leggi razziali” in cui sono contenute tutte le relazioni degli studiosi che intervennero in quell’occasione.

«L’iniziativa di un convegno, il primo integralmente dedicato alla figura di Ettore Modigliani a Lucca, città Natale di Ragghianti, che la scelse per costituire la fondazione che conserva la sua biblioteca, le sue carte e le sue fotografie, trova una sua ragione e una sua coerenza – spiega il professor Pellegrini nel suo libro, edito da Skira, come il volume che raccoglie le “Memorie” di Ettore Modigliani -. La pubblicazione degli interventi che si sono tenuti in quella giornata si pongono in perfetta continuità con il testo delle Memorie: a distanza di cinquant’anni sono tornati a riannodarsi i fili tra Milano e Lucca», conclude.

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